Marisa Salabelle.
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L'ULTIMO DEI SANTI.
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2019. Tarka Edizioni, MULAZZO - MASSA CARRARA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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"Non fu la morte di Romolo Santi, e nemmeno l'incidente capitato ad Alvaro. Ma quando si sparse la notizia che anche Ermanno, il pi giovane dei tre fratelli Santi, era morto, allora s che la gente, a Tetti e nelle frazioni vicine, aveva cominciato a mormorare." Chi ha ucciso i tre fratelli Santi, abitanti del minuscolo borgo di Tetti sull'Appennino tosco-emiliano? Ragioni economiche, storie d'amore ormai lontane nel tempo, oscuri segreti di famiglia si intrecciano nel caso su cui indagano i carabinieri di Porretta e Saverio Giorgianni, giornalista, alle prese a sua volta con una vicenda familiare piuttosto intricata. Tra confidenze, pettegolezzi e un mucchio di vecchie foto giunger alla soluzione: sullo sfondo, un Appennino sospeso tra passato e presente, coi suoi pochi bizzarri abitanti, i villeggianti estivi, e la comunit degli Elfi poco distante.
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Perch la collana appenninica?
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L'Appennino  la colonna vertebrale d'Italia: oltre 1300 chilometri di montagne e vallate, da nord a sud.  anche un'incredibile fucina di culture, tradizioni, storie secolari e millenarie: le radici di un Paese che nel Novecento  sceso verso le coste, verso le pianure e nelle citt. Eppure anche (forse ancora di pi) negli anni della crisi e dello spopolamento  un laboratorio di futuro, con possibilit di sviluppo, di turismo, di animazione sociale e culturale. Con una superficie pari a quasi un terzo di quella italiana e una popolazione (tendenzialmente in calo) pari a un sesto di quella nazionale, l'Appennino ospita milioni di opere, tra palazzi, chiese, monumenti, centri storici, affreschi, tele, tavole, stucchi, statue, vetrate e via elencando; ma anche nell'agroalimentare le DOP e IGP appenniniche sono pi della met di tutte quelle italiane (149 su 294). L'Appennino  questo e molto altro, anche se nell'immaginario la montagna italiana sono ancora le Alpi. Lo stesso vale per l'editoria, malgrado la notevole fioritura di iniziative che stanno provando a rilanciare i luoghi appenninici e le voci che li raccontano: questa collana vuole mettere al centro proprio l'Appennino (o forse, meglio, al plurale: gli Appennini) con la speranza di creare anche una presenza e un punto di riferimento per tutti coloro che, con le loro attivit, animano queste montagne.
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L'AUTRICE.
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Marisa Salabelle  nata a Cagliari il 22 aprile 1955 e vive a Pistoia dal 1965. E laureata in Storia all'Universit di Firenze e ha frequentato il triennio di Studi teologici presso il Seminario vescovile di Firenze. Dal 1978 al 2016 ha insegnato nella scuola italiana.  una delle animatrici della libreria indipendente Les Bouquinistes di Pistoia. Nel 2015 ha pubblicato il suo romanzo d'esordio, L'estate che ammazzarono Efisia Caddozzu (Piemme), con cui ha ottenuto significativi riconoscimenti.
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L'ultimo dei Santi.
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Gioved 29 luglio 1999.
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Non fu la morte di Romolo Santi, ai primi di gennaio del 1999, a preoccupare i tettaioli. Gli abitanti di quel borgo dimenticato da Dio che risponde al nome di Tetti, un paesino minuscolo su un versante poco popolato dell'Appennino tosco-emiliano, erano abituati a fare ogni anno la conta dei vecchi che non superavano l'inverno, e quell'inverno non aveva fatto eccezione. A febbraio era morto Terenzio Bartoli, tanto per dire, e a marzo la vecchia Sidonia, di novantotto anni, per non parlare di Angela, la sorella scema di Svaldo, che per tanto vecchia non era, a dir la verit. Vero che Romolo non era morto n di vecchiaia n di malattia: una sera era uscito per portar fuori la spazzatura, aveva fatto uno scivolone brutto sul ghiaccio e aveva battuto la testa. Il buio, il ghiaccio, le sue gambe un po' malferme, chi poteva sapere. L'avevano trovato il giorno dopo, freddo come il marmo.
E nemmeno l'incidente capitato ad Alvaro, il fratello di Romolo, che la mattina del 10 luglio era cascato da un'impalcatura, li aveva sorpresi pi di tanto. Che questi vecchi di Tetti ce l'avevano di vizio, di mettersi in situazioni non adatte alla loro et, si sentivano ancora dei giovanotti, salivano sugli alberi, montavano sui tetti e poi... L'unica che ci era rimasta veramente male era stata la sua vicina, Nora,
che se l'era visto piovere dal cielo proprio davanti all'uscio di casa, si era presa uno spavento, povera donna.
Ma quando, il 29 luglio, si era sparsa la notizia che anche Ermanno, il pi giovane dei tre fratelli Santi, era morto, allora s che la gente, a Tetti e nelle frazioni vicine, aveva cominciato a mormorare.
Erano le undici del mattino di un gioved apparentemente tranquillo. In piazza i paesani si scaldavano al sole mentre le donne iniziavano gi a preparare da mangiare. Quando, all'improvviso, arriv sparato il furgoncino di Mohamed, il marocchino, che tutta l'estate faceva il giro dei paesi della montagna col suo assortimento di jeans e magliette a poco prezzo, pantaloni finto militare, biancheria, tovaglie. Il furgone inchiod stridendo e Mohamed salt fuori spiritato. Alle donne che gi si accalcavano per vedere la sua mercanzia url:
"Incidente, incidente, bisogna subito chiamare la Misericordia."
"Incidente? Cosa?"
"Che  successo?"
"Trovato macchina lungo la strada... schiantata contro un albero! Signor Ermanno, dentro! Lui morto! Bisogna chiamare l'ambulanza!"
"Ermanno, dici? Ma come!"
"Via! O se un ci posso credere! L'ho visto quando, un'ora fa... Andava a Pistoia in tutta fretta, era nero come un cappello: l'avevano chiamato dalla banca per il conto del su' fratello, non so quante volte ci aveva fatto su e gi, almeno cos ha detto!"
"Gliel'avevo detto, io che quella macchina non era a posto. Faceva un rumore strano..."
"E cos, anche l'ultimo dei Santi se n' andato. Mi chiedo se non ci sia qualcosa dietro queste morti!"
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Domenica 21 marzo 1999.
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A febbraio mor nonno Terenzio e la casa in montagna tocc a Vale. Andarono a vederla con Saverio una domenica di marzo, non appena la strada fu sgombra dalla neve. Era proprio in culo al mondo, oltre Badi, oltre Tetti, dove finiva la strada, almeno quella asfaltata, perch da Tetti partivano varie sterrate che conducevano nelle pi piccole frazioni. Frazioni, erano poi solo gruppi di case, alcune rimesse a nuovo dai figli e nipoti dei vecchi proprietari, che venivano a passarci le vacanze, altre vuote e mal messe, come quella di nonno Terenzio. Dove sorgeva la casa di nonno Terenzio si chiamava Case Bartoli, e infatti il nonno di cognome faceva Bartoli; Valentina, invece, si chiamava Biondi, che la sua mamma, Ornella Bartoli, aveva sposato un Biondi di citt, Riccardo, che erano gi nove anni che era morto di un tumore. A Case Bartoli non c'era niente di niente, tre o quattro case una vicina all'altra, separate da viottoli e piazzole, altre due tre case un po' pi lontane, un'altra ancora pi in l, ma di questa non era chiaro se appartenesse a Case Bartoli o a Case Mattei. Ma il castagneto era bello e ai bambini sarebbe piaciuto giocare all'aperto, gi Saverio se li vedeva arrancare in triciclo su per quelle stradine e poi lanciarsi in discesa, urlando di felicit. Certo, la casa era da sistemare, disabitata da anni, che nonno Terenzio viveva in citt: fino a due anni prima, da maggio a settembre se ne andava su con sua figlia, che poi era la mamma di Vale, ma dopo la nascita del secondo figlio, Vale aveva avuto sempre pi bisogno dell'aiuto della madre, e del resto il nonno cominciava a non starci pi con la testa, cos l'avevano messo dalle suore. Per due estati nessuno era salito a Case Bartoli, i bambini erano troppo piccoli, il posto era troppo isolato, Valentina avrebbe dovuto starsene lass tutta sola, perch Saverio lavorava e la mamma doveva andare a far visita al nonno almeno due volte la settimana; Saverio poteva prendersi solo tre settimane di ferie e in quel periodo Valentina preferiva andare al mare.
"A far cosa, al mare, con due bambini piccini", a Saverio il mare non piaceva, quello era un punto sul quale avevano sempre litigato.
"Appunto, che ai bambini gli fa bene il mare,  risaputo."
"Tommi  troppo piccolo,  cos delicato, si ustioner, si prender un'insolazione."
"Ma no, per chi mi hai preso? Credi che non sappia badare a un bambino? Giada non si  mai ustionata, eppure l'abbiamo portata al mare che aveva sei mesi. Basta starci un po' attenti, usare un buon latte solare, bagnargli la testa..."
"Giada somiglia a te, ha la pelle pi scura, Tommaso  tanto chiaro..."
Saverio aveva sospirato: la discussione sulle vacanze estive era sempre stata spinosa, fin da quando erano fidanzati.
"Per una vacanza che mi prendo, dopo che tutto l'inverno mi faccio il culo coi bambini, voglio andare dove pare a me", aveva detto Vale e aveva chiuso la conversazione.
E poi, finch nonno Terenzio era vivo, la casa era sua, e non c'era nemmeno da pensare di andarci prima di averla un po' rimessa a nuovo. Ma dopo la sua morte, la mamma aveva detto a Vale:
"La casa  tua, il nonno l'ha lasciata a te, ha lasciato anche un po' di soldini, vediamo se unendo le forze ce la facciamo a risistemarla."
Saverio aveva chiesto la consulenza di Mario, un geometra suo amico, che viveva a Porretta:
"Vengo volentieri a dare un'occhiata" aveva detto, "figurati, ho anch'io una casa a Tetti, conosco bene il paese."
Cos erano andati, quella domenica, con la mamma di Vale, Giada e Tommi: avevano mangiato alla trattoria La valle della Limentra, gi a Badi, che a Tetti non c'era nulla di nulla, neanche la bottega, e tanto meno a Case Bartoli. E dopo pranzo avevano preso la strada per Tetti, cinque chilometri di curve in salita, "qui  dove and di sotto il povero Fello, con la Seicento, nel '63", disse la mamma di Vale all'altezza di un certo tornante.
Era una giornata ancora invernale, lass, ma a quell'ora del pomeriggio il sole scaldava abbastanza. Erano sulla sommit di un rialzo, qua e l si intravedevano i tetti delle case sparse in mezzo al bosco. Scesero attraversando il castagneto spoglio e furono subito davanti al piccolo agglomerato. La casa del nonno Terenzio aveva la facciata in pietra e le pareti laterali a intonaco grezzo: il pianterreno era un grande stanzone, in fondo al quale una rampa di scale portava di sopra. Al primo piano c'era una camera grande, una pi piccola e il bagno; al secondo piano un unico locale mansardato. La cucina era esterna, ci si entrava da una porticina a fianco del portone d'ingresso. Valentina arricci il naso: sentiva odore di muffa.
"Oh, questo non  niente" disse Mario, "una mano di bianco, un paio di giorni con le finestre aperte e l'odore sparir. La struttura della casa  solida, quel che c' da fare realmente  il bagno."
Nel bagno in effetti c'era un lavandino piccolissimo e tutto sbreccato, i rubinetti gocciolavano, la tazza del cesso
era impresentabile e non c'era vasca n doccia; le tubature si dovevano essere spaccate per il gelo, tanto che la parete sulla quale erano sistemati i sanitari aveva una striscia gonfia e screpolata in corrispondenza di un tubo che doveva correre all'interno del muro. Mario tastava e picchiava, scrostava pezzi d'intonaco, grattava la ruggine con l'unghia.
"Qui c' da buttare all'aria tutto" conferm, e anche la cucina, naturalmente, era da rifare. Avrebbe pensato a tutto lui: avrebbe buttato gi un progettino, avrebbe contattato la squadra, conosceva degli albanesi con cui aveva gi diversi affari in ponte, gente affidabile, gran lavoratori. Prima dell'estate i lavori sarebbero stati completati.
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Gioved 29 luglio.
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Arrivarono nel giro di mezz'ora l'ambulanza e una macchina della polizia stradale, constatarono il decesso, portarono via il cadavere e fecero venire il carro attrezzi per rimuovere l'auto. Sull'asfalto non c'erano segni di frenata, n di scontro con altre auto, sembrava che Ermanno avesse semplicemente tirato dritto anzich curvare, fino a schiantarsi contro il castagno secolare, come se fosse stato distratto, o ubriaco, o avesse avuto un colpo di sonno, bench queste ipotesi sembrassero alquanto peregrine: colpo di sonno, alle dieci di mattina? Ubriaco?  vero che Ermanno non disdegnava un bicchier di vino durante i pasti, e neanche un grappino dopo cena, anzi, diciamo pure che a Ermanno piaceva sbevucchiare, ma di qui a essere ubriaco gi di prima mattina... In ogni caso, l'avrebbero detto gli accertamenti. Era chiaro che la polizia aveva dei dubbi sulle cause dell'incidente, e avrebbe indagato.
Saverio era in ufficio, alla Nazione, gi a Pistoia, e si stava decisamente annoiando, data la scarsit di notizie in quel caldo pomeriggio di mezza estate. A informarlo del fatto fu Valentina, che gli telefon come al solito verso le due: Tetti era in subbuglio, era morto in modo poco chiaro 1 ultimo dei Santi, e la sua morte gettava un'ombra anche sugli incidenti che avevano coinvolto Romolo e Alvaro. Che ci fosse qualcuno che voleva sbarazzarsi dei tre anziani
fratelli? Certo, pens Saverio, per essere una coincidenza, era un po' strana, tutti e tre in quanto? Sei, sette mesi, e sempre in circostanze non del tutto chiare, e sempre senza testimoni... Dopo aver concluso la telefonata con i soliti saluti ai bambini e i soliti bacetti a Vale, e la promessa di arrivare presto venerd sera, il Save chiese al caporedattore se avesse notizia del fatto, telefon alla redazione della Montagna, alla Misericordia, alla Polizia Stradale e alla sede dei Carabinieri a Porretta: le notizie erano pi o meno le stesse, un incidente apparentemente banale, un'auto andata a cozzare contro un albero, le cause ancora da stabilire, la scoperta da parte di un ambulante che percorreva la strada tutta curve col suo furgoncino... La vittima, un anziano sulla settantina, si stava recando verosimilmente in citt, dove aveva degli affari da sbrigare, questo, almeno, a detta dei compaesani. Nessuno, per il momento, aveva notato il collegamento tra la morte di Ermanno e quelle dei suoi due fratelli. Saverio guard l'orologio. Erano le quattro, era gioved 29 luglio. Torn dal caporedattore e gli chiese il permesso di lasciare l'ufficio, tanto non c'era niente di importante, la cronaca locale languiva, lo sport era in pausa estiva, invece lui aveva la possibilit di attingere a notizie di prima mano riguardo all'incidente avvenuto nei pressi di Tetti:
" l che ho la famiglia per le vacanze, capo, conoscevo la vittima, e neanche venti giorni fa  morto suo fratello, e un altro fratello era morto l'inverno scorso, tutti per incidente,  strano, capo, posso informarmi, vedere se c' qualcosa dietro, posso avere informazioni di prima mano..."
"Cos', ti s' risvegliato l'istinto del segugio?" ironizz il capo, riferendosi a un caso di omicidio che Saverio aveva seguito qualche anno prima.
"Che c'entra,  solo che la cosa mi incuriosisce, e magari stando sul posto posso venire a sapere qualcosa... e
almeno mia moglie  contenta se vado su stasera invece che domani."
"Ah,  cos, dunque. Tu mi sembri un gran furbino, Save... Okay, va' pure, e se scopri qualcosa di interessante fammi uno squillo."
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Domenica 4 luglio.
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Ultimati i lavori, domenica 4 luglio si trasferirono a Case Bartoli, Valentina aveva appena finito con gli esami di Stato, Saverio avrebbe fatto su e gi fino al momento di prendersi le ferie, la mamma naturalmente sarebbe rimasta con lei per darle una mano coi bambini. Giada aveva quattro anni, ormai, Tommi due e mezzo, erano tacca tacca, lei gi donnina, giudiziosa, e il piccoletto vivace ma buono, una pasta di bambino, tutto sarebbe filato liscio, la mamma avrebbe preparato la colazione nella cucina appena rinnovata, lei avrebbe alzato i bambini, li avrebbe vestiti e li avrebbe portati fuori a giocare: si sarebbe accomodata sulla poltroncina di vimini, avrebbe sfogliato un libro... un idillio.
Questo almeno era quello che si ripeteva per fugare l'ansia che l'assaliva al solo pensiero di andarsi a confinare in quel buco di culo del mondo, bello, eh, s, bello, ma un posto assolutamente privo di qualsiasi conforto, senza una bottega d'alimentari, un bar, una pasticceria, senza un giornalaio, un passeggio centrale, due vetrine da guardare, per lei che era cittadina fino al midollo, un esilio dal consorzio civile. Niente: per i bambini, per i bambini si fa tutto. L'estate in citt  tanto afosa, fino alle sette di sera non puoi mettere il naso fuori, le amiche sono tutte via che ci hanno la casa al mare o in campagna, i giardini pubblici sono impraticabili, deserti polverosi e assolati. Almeno qui c' l'aria
fina, come ripetevano le vicine, anziane che facevano avanti e indietro dall'uscio di casa all'orto dove raccoglievano zucchine e cespi di insalata, al filo per stendere su cui fissavano il bucato a met mattina e lo ritiravano la sera, al ripostiglio dove stoccavano le conserve per il prossimo inverno. D'inverno,  chiaro, non ci stavano nemmeno loro, scendevano a valle, avevano appartamenti in citt dove passavano i mesi pi freddi, ma appena arrivava un po' di bel tempo, subito venivano su, i mariti erano in pensione, i figli erano sistemati, le case erano da riaprire: quando Valentina era arrivata coi bimbi, le case erano tutte aperte e l'attivit era al culmine. Lavori di falegnameria, raccolta delle susine, preparazione delle marmellate. Sua madre conosceva tutti, ci veniva da sempre a Case Bartoli, lei invece aveva smesso di trascorrerci le vacanze da quando aveva compiuto sedici anni, al massimo ci aveva fatto una scappata una volta l'anno, finch c'era il nonno.
Cos, la mattina, dopo aver dato la colazione ai bimbi, lasciava sua madre a sparecchiare e rigovernare le tazze, sua madre era una di quelle donne che vogliono far tutto loro, e a Vale non gli sembrava vero di lasciarla fare, e si sedeva sulla poltroncina di vimini col suo libro, leggeva pi che altro gialli, e quando sua madre aveva finito veniva a sedersi sull'altra poltroncina (c'erano anche un divanetto e un tavolino) e attaccava bottone con le indigene.
Saverio era contento di aver sistemato la famiglia, almeno ora la sera era solo e nessuno gli rompeva le palle, bella la famiglia, eh, una gran bella cosa, ma certe volte un uomo ha bisogno di stare un po' per conto suo. Alla Nazione, dove era entrato come praticante subito dopo aver finito il liceo scientifico, oltre dieci anni prima, il Save era diventato titolare della pagina sportiva, la sua passione erano le squadre femminili, pallavolo o basket, tutte quelle ragazze
coi capelli legati a coda e le gambe lunghe nei pantaloncini di lycra. Una passione che l'aveva messo in un guaio serio, quando Martina, una cestista del Pontelungo Basket Club con gambe particolarmente lunghe, spruzzate di lentiggini e ricoperte di un'impalpabile peluria bionda, era rimasta incinta, proprio nello stesso periodo in cui era rimasta incinta Valentina, e lui l'aveva dovuta sposare.
"Perch sposi lei e non me, visto che tutt'e due aspettiamo un bambino tuo", gli aveva chiesto Martina.
Niente da fare, lui e Vale erano fidanzati fin dai tempi del liceo, e sebbene Vale fosse un'emerita rompicoglioni, era la sua donna, Martina nient'altro che un diversivo. Lei non l'aveva presa tanto con filosofia, aveva pianto e urlato, l'aveva spinto e schiaffeggiato e graffiato, tanto che poi, per giustificare i graffi, Saverio s'era dovuto inventare un incidente col gatto di un amico. Martina non aveva desistito, aveva voluto avere il bambino a tutti i costi, lui aveva cercato di convincerla a interrompere la gravidanza, le aveva parlato a lungo, le aveva asciugato le lacrime, l'aveva supplicata, non c'era stato niente da fare, e cos era successa questa cosa grottesca, che pressappoco negli stessi giorni lui era diventato il pap di Giada e di Cosimo, "non voglio nulla, non ti chieder nulla", aveva spergiurato Martina, aveva mantenuto il segreto, non rivelando a nessuno chi fosse il padre della creatura, aveva preso in affitto un monolocale a Montemurlo in provincia di Prato, aveva rinunciato al basket, s'era cercata un lavoro, era stata brava, aveva mantenuto il patto, ma non lo aveva mollato, questo no, e lui s'era barcamenato per tutti questi anni, menomale che il lavoro gli dava ampi margini di autonomia e un po' di soldi in pi per fare qualche regaluccio al bimbo. Non che Valentina non sospettasse qualcosa:
"Partita anche stasera?" gli chiedeva, e "Secondo me non ti danno abbastanza, per quanto lavori, di', ma non avrai un'altra? No, perch se hai un'altra ti faccio nero."
Ora, se Dio vuole, era in montagna a prendere il fresco coi bambini, e lui poteva bersi una birra in santa pace, che anche Martina era partita con Cosimo, "lo porto in vacanza", e non gli aveva voluto dire dove.
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Gioved 29 luglio.
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La stradale aveva notato l'assenza di qualsiasi tipo di strisciata sull'asfalto, ed era da l che era nata l'idea di controllare i freni; poi, chiaramente, una volta che l'Opel fu portata in officina, si fecero tutti i controlli, e il verdetto fu questo: i freni non hanno funzionato, forse sono stati sabotati.
"Non  pi affar nostro" dissero quelli della stradale e avvisarono subito i carabinieri.
Ora, pens il maresciallo Sebastiano Borghi, della stazione dei carabinieri di Porretta Terme, non appena fu messo al corrente dei fatti, si tratta di fare ulteriori controlli per capire se davvero c' stato sabotaggio o se si  trattato solo di un guasto casuale. Il maresciallo non era appassionato di delitti, nel corso della sua carriera gli era capitato raramente di indagare su un omicidio intenzionale. Una volta un ubriaco aveva fatto fuori la moglie a martellate, e non c'erano stati dubbi sul fatto che fosse lui il responsabile; altre volte aveva dovuto indagare su incidenti mortali, ancora ricordava con sgomento il caso di un ragazzo di vent'anni, compagno di classe di suo figlio Andrea, schiantato contro un muro con la moto, ma omicidi, omicidi veri e propri non ne aveva visti mai. Eppure questa storia gli dava da pensare, soprattutto per la vicinanza tra la morte di Ermanno Santi e quella dei suoi due fratelli: tre incidenti nel giro di pochi mesi, un fatto veramente insolito. Nel pomeriggio,
decise, sarebbe andato di persona in quel paesino in culo al mondo, si sarebbe fatto accompagnare dall'appuntato Corrieri, avrebbe parlato coi paesani, chiss com' che si diceva, i tettigiani, i tettaioli?
"I miei nonni sono di qui, sa, maresciallo" gli disse l'appuntato Corrieri. "Cio, non proprio di qui, di Fossalto, che  quel paesino sull'altro versante della montagna. Ma da queste parti ci si conosce tutti e siamo un po' tutti parenti."
E difatti, quando erano arrivati a Tetti, non Sebastiano Borghi, ma Filippo Corrieri era stato oggetto di saluti e felicitazioni. C'era chi se lo ricordava da bambino, che non era passato poi tanto tempo, chi conosceva i suoi genitori, chi gli veniva zio, o biscugino. Grazie a Filippo Corrieri, il maresciallo riusc a superare la naturale diffidenza dei tettaioli e a raccapezzarsi un minimo tra il paese principale e le sue diverse succursali. Fu Corrieri che ebbe l'idea di chiedere al presidente del comitato di aprire la sede del circolino, che normalmente la mattina era chiuso, in modo da stabilire l un improvvisato quartier generale dove convocare i paesani per i colloqui preliminari. Filippo aveva portato con s un computer portatile, sul quale intendeva prendere appunti, usando un programma di videoscrittura word che il maresciallo manco sapeva che cos'era.
"Questo computer non appartiene mica all'Arma, Filippo?"
"No, maresciallo,  mio, me lo son portato per scriverci, ormai mi sono abituato, e posso salvare tutto in memoria."
"Salvare? Memoria? Ma come stai a parlare, appuntato?"
"Come, maresci, salvare in formato word: lei non lo usa word?" gli chiese l'appuntato, ma lo sapeva benissimo che il maresciallo, anche se nella sua stanza ce l'aveva un computer, un vecchio cassettone buono giusto per la videoscrittura,
non lo sapeva neanche accendere, e per i suoi appunti usava ancora carta e penna, e se proprio era costretto tirava fuori una vecchia macchina da scrivere Olivetti e ci batteva i suoi rapporti, pigiando coi due indici sui tasti durissimi.
"Macch nord e uord", gli disse infatti il maresciallo, "son cose da giovani, io questo benedetto computer non lo so proprio usare, e non ho nessuna voglia di imparare, tanto tra due anni me ne vado in pensione."
Il primo a essere ascoltato fu Mohamed, che aveva trovato il corpo.
"Venga, venga, signor Jadid. Jadid Mohamed, dico bene?"
"Mohamed, s, sono io."
"Si accomodi. Dunque  stato lei a vedere l'auto del signor Santi Ermanno sulla strada che da Badi porta a Tetti, giusto?"
"Vista io, sicuro. Ieri mattina io andava con furgoncino... vendo jeans, maglie, biancheria casa, venivo a Tetti, saranno stati... undici, undici meno dieci..."
"Come mai veniva a Tetti proprio ieri mattina?"
"Li l'ho detto, maresciallo, sono ambulante... faccio mio giro, lunid Badi, martid mercato di Porretta, mercolid Fossalto, giovid Tetti, vinerd niente, pirch vinerd festa per noi musilmani. Sabato vado a Pistoia, mercato di Piazza del Duomo. E la domenica, dipende... secondo dove sono mercatini, fiere, io vado."
"Ha un buon giro d'affari?"
"Buon giro, s, io non lamenta. Vendo roba buona, prezzi bassi, gente compra. Specialmente questi paisini, dove non ci sono negozi, donne hanno bisogno di qualcosa, io porto."
"Da quanto  in Italia, signor Jadid?"
"Io cinque anni, permesso di soggiorno, tutto rigolare, maresciallo."
"S, s... all'identificazione ci pensa poi l'appuntato Corrieri, l all'altra scrivania..." disse Borghi, indicando il tavolino di plastica dove Corrieri si era sistemato col suo portatile.
"Mi dica dunque con parole sue quello che ha visto."
"Io saliva su per strada di Tetti, due chilomitri prima dil paese, pi o meno. Dove c' grande castagno, sa? Visto auto contro l'albero, mi sono fermato, sono andato a vedere... Io aveva gi riconosciuto macchina di signor Ermanno, la Opel... Guardato dentro finistrino, e ho visto che signor Ermanno era dentro, forse svenuto. Collo molto storto, pir, io sospettato che fosse morto. Subito sono corso in paese, avvertito tutti."
"Non ha pensato di chiamare un'ambulanza col suo cellulare? Se Ermanno fosse stato ancora vivo, magari si sarebbe potuto salvare!"
"Non c' campo! Non prende cellulare in strada di montagna."
"C'era qualcuno per la strada? Ha visto passare altre auto?"
No, no, maresciallo, strada era diserta, non passava nissuno. Strada per Tetti sempre poco trafficata..."
Bene, signor Jadid, per ora  tutto: passi dall'appuntato a lasciare i suoi dati e si tenga a disposizione."
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Mercoled 7 luglio.
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La casa di nonno Terenzio, ora casa di Vale, era un blocco indipendente, con davanti la piazzola lastricata dove era stato sistemato il salotto da giardino in vimini. Oltre la piazzola passava una viottola; ai lati, separati da stradelli acciottolati, altri edifici pressappoco cubici: la casa di Valeriano a destra, quella dei bergamaschi a sinistra; dietro la casa c'era un'altra piazzola, col lavatoio di cemento grezzo, una griglia per cuocere la carne e un mucchio di legna tagliata a ciocchetti e perfettamente impilata, coperta da un telone verde di plastica bucherellata. Poco pi in l, passando tra le case o facendo il giro dall'esterno, si raggiungevano in un baleno altri piccolissimi agglomerati, come la palazzina dove stavano Rodolfo e la moglie Lina, e Loriano, che aveva sposato a sessant'anni una ragazza filippina, Maria; andando ancora oltre, ecco la casa di Maddalena, vedova, che aveva il pollaio accanto, e c'erano alcuni dei vicini che si lamentavano del puzzo e dello sporco che facevano le galline, e poi, tornando verso la strada principale, quella che andava a Tetti paese, c'era una villetta col suo steccato intorno, e l ci stava Adriana, che era un nuovo acquisto, aveva ereditato un rudere da suo zio Marcello e ci aveva ricavato quella bella villetta, e ci veniva a passare l'estate, aveva due nipotini e cos i bambini di Vale avevano degli amichetti con cui giocare. La mamma di Vale, Ornella, conosceva tutti e sapeva tutte le loro storie: anche Vale qualcosa ne sapeva, per forza, ma confondeva le persone e non aveva ancora imparato bene le parentele, le simpatie e le antipatie.
Quando Vale si sedeva al fresco nella piazzola, sulla sua poltroncina di vimini, la sua massima aspirazione era quella di leggersi indisturbata l'ultimo best seller che si era portata per ingannare la noia, buttando un occhio distratto ogni tanto sui propri figli che razzolavano intorno, Giada con una biciclettina rosa su cui si cimentava per la prima volta senza le rotelle, Tommaso su un'automobilina a batteria che mandava in estasi i nipoti di Adriana. Quando Ornella si sedeva al fresco nella piazzola, sulla sua poltroncina di vimini, invece, la sua massima aspirazione era quella di scambiare due chiacchiere con la moglie di Valeriano, Leonora, o con Serena, la bergamasca, al limite anche con la francese, che era appena arrivata.
La francese si chiamava Eloise e insegnava letteratura in un liceo alla periferia di Parigi: non ci si poteva nemmeno immaginare che cos'era insegnare in un liceo alla periferia di Parigi, ragazzi di tutte le etnie, di tutte le lingue, disciplina zero, nulla di neanche lontanamente paragonabile alla situazione in Italia e particolarmente in Toscana, che era un paradiso, rispetto alla periferia di Parigi. Eloise quando arrivava a Case Bartoli aveva solo voglia di dimenticarsi dei suoi alunni e di tutte le grane che le davano. Aveva alcune amiche che insegnavano negli istituti secondari a Pistoia e a Montecatini, anche a Pescia, e a volte si scambiavano impressioni e pareri:
"Non credere, Eloise, anche da noi le cose stanno cominciando a peggiorare, con tutti questi immigrati che vengono qui e non sanno una parola d'italiano", le dicevano le amiche.
"No, non ve lo potete nemmeno immaginare" rispondeva, "non c' paragone, da noi nella banlieue. Perch ci sono gli immigrati di seconda generazione, che non sono n carne n pesce, e sono quelli che fanno casino, perch non riconoscono l'autorit."
Ornella scrollava la testa: non ne sapeva niente, lei, di scuola e di immigrati, n di prima n di seconda generazione, cos chiam sua figlia:
"Vieni un momento, Vale, stiamo qui a parlare di scuola con Eloise. Mia figlia Valentina insegna anche lei, inglese, al professionale."
Valentina non aveva molta voglia di intavolare una discussione sulla scolarizzazione degli alunni stranieri, ma fu costretta a far conversazione con la francese, mentre sua madre si dedicava ai pettegolezzi di Leonora, la moglie di Valeriano, e di Lina, che conoscevano tutti non solo a Case Bartoli ma in tutte le frazioni di Tetti e a Tetti centro, naturalmente. Il vecchio Romolo, cugino primo di Valeriano, era morto nell'inverno; era uno dei pochi che stavano su tutto l'anno, non ne voleva sapere di scendere in citt, dove pure sua figlia Bice aveva casa, e una bella casa, un appartamento in via del Villone, con tutti i comfort, e glielo diceva sempre:
"Babbo, vieni a stare da noi, almeno i mesi pi freddi, che sto in pensiero a saperti quass, solo."
La mamma di Bice era morta qualche anno prima e Romolo si ostinava a resistere in quel buco di casa, nel centro di Tetti, e aveva per vicino solo Svaldo, che lavorava al ristorante La valle della Limentra, gi a Badi.
"Ma come, Svaldo lavora ancora? Eppure deve avere i suoi annetti" disse Ornella.
Eh, s, ce li aveva i suoi annetti, pi di settanta, ma finch era stata viva sua sorella Angela aveva dovuto raggranellare qualche soldo per mantenerla al ricovero dalle
suore, e ora che era morta, povero Svaldo, qualcosa doveva pur fare. D'inverno a Tetti non c'era un'anima, tranne quei quattro o cinque vecchi ostinati, era un paese che era finito, solo l'estate si rianimava quando venivano le famiglie coi bambini, e si riapriva casa, e si potevano scambiare due parole in piazza, ma d'inverno, che ci stava a fare a Tetti un vecchio come Svaldo o Romolo, che quando c'era la neve era pericoloso anche solo mettere il naso fuori, e infatti Romolo era morto cos, che aveva fatto uno scivolone brutto sul ghiaccio e aveva battuto la testa.
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Gioved 29 luglio.
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Saverio parcheggi all'inizio della stradina, a Case Bartoli, apr il portabagagli, prese la borsa dove aveva stipato cambi di biancheria, felpe, pupazzi, tutte cose che Valentina gli chiedeva di portar su da casa nelle immancabili telefonate serali, e due sacchettate di spesa (Mi raccomando la frutta Save, per i bambini, susine no, che qui ce ne a tonnellate: susine no, mele e pesche e banane, che gli piacciono tanto a Tommi, le banane) e s'incammin verso casa: Tommi gli corse incontro con urla di entusiasmo, Giada gli venne dietro cercando di mostrarsi superiore ma ansiosa pure lei di abbracciare il babbo, Valentina alz a malapena gli occhi dalla Settimana Enigmistica.
"Qual buon vento" fece.
"Non sei contenta?" le chiese lui, "Il capo mi ha mandato a indagare."
"Indagare?"
"S, sul caso di Ermanno. C' qualcosa che non mi quadra. Che dicono in paese?"
"Non ci sono stata" disse Valentina, "ma la mamma s,  andata a far visita a Bice, non  ancora tornata."
"Andiamole incontro" propose Saverio, erano le sette e mezzo, con un po' di fortuna avrebbero trovato un po' di gente ancora in giro, prima dell'ora di cena. Saverio aveva bisogno di sentire il polso della situazione, Valentina non
metteva piede a Tetti dalla domenica precedente, i bambini furono irretiti con la promessa di un gelato.
"Ma quale gelato" disse Vale, "se devono ancora cenare. Lo sai che non transigo su questo punto!"
"Gelato, gelato!" si misero a gridare i bambini.
"Ecco, lo sapevo. Il padre che arriva fresco fresco e si fa amici i bambini con promesse di dolciumi, mentre la madre si  fatta il culo tutta la settimana e fa pure la figura del cerbero. Un classico della commedia all'italiana!"
"Cazzo, possibile che tu sia sempre tanto acida?"
"Non dire parolacce davanti ai bambini."
"Gelato, gelato!"
"Bambini, sapete che si fa? Ora il gelato non si pu mangiare, che  quasi ora di cena. Compriamo una vaschetta e lo mangiamo dopo. D'accordo?"
In paese c'era agitazione. Molti uomini erano in piazza, formavano assembramenti, parlavano fitto. Le donne erano perlopi nelle case a preparare la cena, ma si affacciavano inquiete, chiamavano i mariti, i figli. Al circolo Gere e Svaldo, gli amici pi intimi del defunto, sedevano sgomenti a un tavolino con un bicchierino di grappa davanti e si rivolgevano domande alle quali non sapevano cosa rispondere.
"Mi sembra impossibile", diceva Gere. "Stamani l'ho visto, saranno state le sette e mezzo, andava nell'orto, mi ha detto che doveva scendere a Pistoia per dei documenti, sai, dopo la morte di Alvaro, aveva alcune cose da sistemare. E ora  morto anche lui!"
"Gliel'avevo detto che la doveva far rivedere, quella macchina", diceva Svaldo. "Quando siamo andati a Porretta, ierlaltro, mi  parso che facesse dei rumori strani."
"Crede che abbia avuto un guasto?" chiese Saverio, mentre Valentina faceva scegliere ai bambini tra la vaschetta al fiordilatte e quella vaniglia e cioccolato.
"Almeno!" fece Gere. " quello che dice la polizia."
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Venerd 9 luglio.
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L'unica cosa certa, per Vale, era che se Dio vuole la prima settimana a Case Bartoli era passata. Era il tardo pomeriggio di venerd 9 luglio, la cena era pronta, i bambini avevano fatto il bagno, a momenti Saverio sarebbe arrivato. Non era stato poi cos terribile, alla fine, e sua madre l'aveva aiutata veramente, ma ora non vedeva l'ora che il Save arrivasse, i bambini non stavano nella pelle dalla voglia di vederlo, prima cosa, e anche lei era contenta di trascorrere il fine settimana con suo marito. La montagna, i bambini, la mamma: tutto bello, tutto ok, ma quanto a noia! E poi, l'idea di un po' di buon sesso, dopo cinque giorni di astinenza, non le dispiaceva. Ma quando Saverio arriv non era dell'umore giusto.
"Che hai?" gli chiese quando furono in camera.
"Niente: che ho?"
"Lo chiedo a te!"
"Niente, davvero, sono solo un po' stanco."
"Stanco! Sentilo lui! Tutta la settimana solo a Pistoia, senza un cazzo da fare, ed  stanco, e io, allora, che mi son fatta il culo coi bambini, qui, sola come un cane?"
"Sola come un cane! E tua madre? E le vicine?"
"Sai che goduria, mia madre e le vicine! E comunque tu che hai da lamentarti, sei venuto a stare due giorni con la tua famiglia o sbaglio?"
"Ma chi ha detto nulla! Sei tu che hai cominciato!"
Bisognava capirlo, il Save. Lui sapeva benissimo che si sarebbe annoiato tutto il fine settimana a Case Bartoli, anche lui era come sua moglie, i bambini i bambini, ma lo stufavano subito i bambini, per via, lui era un uomo, per un uomo  normale. E poi non si trattava solo di questo, perch alla fine, dopo un'intera settimana lavorativa, gli faceva anche piacere passare due giorni con la famiglia, noia a parte. Era il fatto di Martina. Quella ragazza era scomparsa, erano almeno dieci giorni che non la sentiva: al telefono di casa non rispondeva, il cellulare risultava spento o disattivato, "Il cliente da lei chiamato non  al momento raggiungibile", lo informava una voce impersonale. Una o due volte, durante la settimana, era montato in macchina e aveva fatto una scappata a Montemurlo, ma niente, la casa era sprangata, pareva non ci fosse nessuno, del resto cos'aveva detto, lei, l'ultima volta? Lo porto in vacanza in un posto che non ti dico... Ma dove, benedetta ragazza, e come faceva, il Save, a mettersi in contatto con lei?
Riguardo all'esistenza di Cosimo, Saverio era sicuro che Valentina manco se lo sognava che lui aveva un altro figlio, e in effetti qualche volta pareva strano anche a lui. Cosimo poi era stato addestrato da sua madre a chiamarlo Save, neanche sapeva di essere suo figlio, povera creatura. Saverio viveva con un cruccio costante, un'ansia che non lo abbandonava mai e che consisteva nel timore che un giorno qualunque Martina si presentasse a casa, o telefonasse a Vale, e spifferasse tutto, mostrando per di pi la creatura innocente quale frutto della colpa: finora non aveva fatto niente di tutto ci, si era accontentata, almeno apparentemente, di starsene in disparte, di prendersi le briciole, ma non ci sbagliamo, non facciamo di Martina un'eroina dell'amore puro e disinteressato, che la ragazza sapeva essere un osso duro pure lei, e se si era ritagliata un ruolo apparentemente
marginale, quasi ottocentesco, in realt lo teneva in pugno, e piano piano, mese dopo mese, anno dopo anno aveva allungato i tentacoli e Saverio aveva dovuto inventare appuntamenti di lavoro sempre pi improbabili, fine settimana a congressi immaginari, amici esigenti che organizzavano feste e ritrovi per soli uomini; e aveva fatto di tutto per lavorare di pi, farsi affidare rportage e trasferte, inviare articoli a riviste come free lance, e tenere ben nascosto il ricavato di queste sue attivit aggiuntive, in modo da avere sempre a disposizione dei liquidi per la sua seconda famiglia, che altro non era, quella formata da Martina e Cosimo. All'inizio di quell'estate lei gli aveva piantato una grossa grana pretendendo una vera vacanza, quindici giorni al mare con lui e il bambino, figuriamoci, pens Saverio, ora che son riuscito a convincere Valentina a venire in montagna, e poi come le giustificherei, due settimane, che ho fatto i salti mortali per un paio di week end in cinque anni.
"Abbi pazienza amore, come faccio, Valentina e i ragazzi sono su a Case Bartoli, io lavoro fino ai primi di agosto, mi piacerebbe poter venire al mare con te e Cosimo, ma non vedo come potrei."
"Se ci tenessi, un modo lo troveresti."
"Facciamo cos, andate voi due, in un posto vicino, Viareggio, Torre del Lago, vediamo quello che ci possiamo permettere... sono un po' a secco, ultimamente, ma qualcosina per le vacanze del bimbo l'avevo gi messa da parte, non ti preoccupare, in qualche modo si far."
"Non parlavo di soldi, ma di passare le vacanze insieme!"
"Te l'ho gi detto, amore, non  possibile. Per senti, io durante la settimana sono a Pistoia, vi posso raggiungere la sera, quando esco dal lavoro, posso magari venire una giornata, dalla mattina alla sera... vediamo se riesco a organizzarmi."
"E il week end?"
"Il week end, proprio non se ne parla, te l'ho detto, devo raggiungere la mia famiglia su in montagna."
La sua famiglia? Martina s'era incazzata di brutto: "Come sarebbe la tua famiglia, e noi chi siamo, non siamo anche noi la tua famiglia?".
S, certo, certo, lui non voleva dire...
Era stato dopo questo ennesimo battibecco che Martina gli aveva detto: "Va bene, se non ci porti tu in vacanza, vorr dire che ci andremo da soli, in un posto che non ti dico, e se va bene ci rivedremo alla fine dell'estate".
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Venerd 30 luglio.
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"Si accomodi, signora Santi" disse il maresciallo Borghi. "Bice Santi, lei dunque  la figlia di Romolo Santi, se non ho capito male."
"S, maresciallo, Romolo era il mi' babbo. E morto quest'inverno..."
"Per uno scivolone sul ghiaccio, lo so. Lei non ha mai avuto il sospetto che la morte di suo padre non sia stata accidentale?"
"Ma che dice, maresciallo, non mi  mai passato neanche per la testa. Il babbo era anziano... quella sera  andato a portare la spazzatura al cassonetto, ha messo male un piede... una fatalit, per conto mio."
"Non tanto anziano, tutto sommato. Voglio dire... quanti anni aveva? Settantacinque, settantasei? Non  un'et in cui le gambe fanno cilecca, normalmente. Non ha avuto proprio nessun dubbio su quella caduta?"
"Sinceramente, maresciallo... ho pensato a una disgrazia, tutto l."
"E nemmeno quando  caduto dall'impalcatura suo zio Alvaro ha sospettato qualcosa?"
"Ah, no, assolutamente. Perch era tanto che glielo diceva, la mi'cugina Doriana, al su' babbo: non ci montare sul tetto! Non ci salire sugli alberi! Lo zio Alvaro era imprudente, si credeva un ragazzino..."
"E ieri, quando  arrivata la notizia della morte di suo zio Ermanno cos'ha pensato?"
"Mah! Il che ho pensato! Sono rimasta turbata, ecco. Tante disgrazie in un colpo solo!"
"Non le  venuto in mente che tanti incidenti fossero un po'... improbabili, diciamo?"
"Ora che me lo fa notare lei, maresciallo... in effetti... ma per me, io non ci avrei pensato, no. Cosa vuole... siamo gente semplice, gente comune. Non abbiamo a che fare con delitti, noi."
Sebastiano Borghi sbuff. Rivolse alla donna qualche altra domanda per appurare dove si trovava al momento della morte di ciascuno dei fratelli Santi: non che sospettasse di lei, chiaro che non aveva il fisico per buttar gi Alvaro dal tetto, n, probabilmente, le competenze per sabotare l'auto di Ermanno. In quanto a suo padre, in teoria, a lui un bello spintone lo avrebbe potuto anche dare, ma al momento della morte di Romolo Bice non era a Tetti, si trovava a Pistoia, a casa sua, in compagnia del marito. Di certo lei non era stata, almeno materialmente, a far fuori i tre vecchi, ma possibile che non sapesse niente, non ricordasse niente, non sospettasse niente... Pi o meno analogo era stato il colloquio con la figlia di Alvaro, Doriana: nulla di nulla, tabula rasa, pareva che le due donne non avessero una sola idea in testa, eppure... Borghi non era persuaso: le cugine nascondevano qualcosa, oppure erano veramente troppo stupide.
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Sabato 10 luglio.
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La mattina di sabato 10 luglio, prima delle otto, Saverio se ne and in paese: Valentina era ancora a letto con Tommi che si era infilato nel lettone alle cinque meno un quarto e menomale si era riaddormentato, Ornella era gi in cucina, ancora in vestaglia, coi bigodini in testa, che aveva preparato il caff: "Portati la bambina" gli aveva detto, Giada era gi alzata e vispa come un grillo.
"E se passi da casa di Serafino chiedigli se ha zucchine" gli aveva urlato, mentre si allontanava a passo svelto con la bambina per mano. Saverio s'era voltato:
"Zucchine, le ho portate ieri sera, due vaschette."
"Macch, non son buone, quelle, roba del supermercato, chiss quanti veleni gli hanno dato: Serafino ha delle zucchine bellissime, grosse e sode, e non gli d nulla, prendimi anche dei fiori, se ce l'ha, che li facciamo fritti!"
"Ma scusa, se vuoi le zucchine dell'orto, perch non te le fai dare dalle vicine, che ce n'hanno l'inverosimile."
"Shh!" faceva la suocera. "Lascia stare le vicine, meglio non averci a che fare, che gi ci danno le susine, e non voglio obblighi: fa' come ti dico, che Serafino le vende a buon prezzo!"
A buon prezzo, pensava il Save, quattro volte tanto che al supermercato, ecco il buon prezzo, ma non diceva niente.
Da Case Bartoli a Tetti a piedi ci si metteva massimo un quarto d'ora, ma con Giada ce ne volle un po' di pi, perch si fermava a raccogliere pigne e pezzi di corteccia e ricci di castagno: erano i compiti per le vacanze, le maestre della scuola materna avevano raccomandato a tutti i bambini di riportare reperti di questo genere, e sassi di ogni forma, e per chi andava al mare conchiglie, naturalmente, perch poi, durante l'inverno, si sarebbero fatti tanti lavoretti, le pigne sarebbero state dorate o argentate per decorazione degli alberi di Natale, la corteccia sarebbe stata usata nel presepe, sui sassi si sarebbero dipinte delle simpatiche faccette e le conchiglie si sarebbero incollate su portamatite fatti di rotoli vuoti di carta igienica, i ricci, boh, le maestre avevano tanta fantasia, avrebbero saputo sfruttare pure i ricci, magari per parrucca a pupazzetti di fil di ferro, bastava che i bambini non si pungessero maneggiandoli, che magari una spina non gli entrasse sottopelle, le mamme sono tanto stucche sui piccoli incidenti che capitano alla scuola materna. Quando arrivarono in paese erano carichi, Giada aveva riempito il suo zainetto di Hello Kitty e Saverio una borsina di plastica che la suocera gli aveva dato per metterci le zucchine. Avevano trovato anche dei funghi, "non li toccare", aveva detto il Save alla figlia, "che se son velenosi poi magari ti metti la mano in bocca".
"E muoio?"
"No che non muori, ma ti pu venire il mal di pancia. E poi, tanto i funghi non li puoi portare alle maestre, che di qui a settembre quando ricomincia la scuola materna sono bell'e ammuffiti."
In piazza c'erano gi i soliti paesani, seduti sulle panchine sotto i due tigli, e le donne che passavano avanti e indietro fingendosi indaffaratissime: in realt, nessuno aveva nulla da fare a Tetti, nessuno doveva attingere l'acqua alla fontanella, lavare i panni a mano al lavatoio o comprare il
pane alla bottega, si era alle porte del nuovo millennio e tutti avevano tutte le comodit in casa, per non dire delle provviste, che a Tetti non c'era pi la bottega da tre anni, ormai, quindi tutti avevano il congelatore stipato, anche il pane si comprava gi a Badi e si metteva nel congelatore, cos ogni giorno si scongelava la porzione necessaria.
Ecco, se c'era una cosa che a Saverio gli dava un po' noia, l a Tetti, era di non poter comprare il giornale. Sar stato il fatto che lui era del mestiere, che la lettura del giornale era un'abitudine troppo inveterata, ma passare due giorni cos, senza il suo quotidiano, un poco lo disturbava. Le notizie, magari, si potevano sapere lo stesso, dal telegiornale, anche se su a Case Bartoli si prendeva solo il primo e Retequattro, per il resto era neve, righe orizzontali e fruscio. Ma una cosa  il telegiornale, una cosa  sfogliare il giornale, e specialmente nel fine settimana, quando se hai voglia puoi leggerti anche gli articoli pi insignificanti... Saverio c'era assuefatto, ne sentiva il bisogno, veramente. A Tetti non c'era neanche il bar, il comitato aveva aperto da poco un circolino dove almeno si poteva bersi una birra o comprare il gelato ai bambini, e "La Nazione" al circolino ce l'avevano, ma il fatto  che il circolino apriva solo il pomeriggio, e cosa te ne fai della Nazione il pomeriggio... Una connessione internet, neanche parlarne, a case Bartoli loro non avevano neanche il telefono, tanto ormai c'erano i cellulari, e non conveniva fare l'allacciamento al fisso per due mesi l'anno... e anche in paese, c'era da giurarci, internet non ce l'aveva nessuno, figuriamoci, che manco sapevano che cos'era, e per chi veniva su solo un mese o quindici giorni, internet era superfluo. Mica erano tutti fissati come lui... Saverio sarebbe anche andato a Badi a comprarselo, il giornale, ma bisognava prendere la macchina, e gi s'immaginava le complicazioni, con Valentina che s'incazzava, "sei qui per due giorni e te ne vai pure", o magari sarebbe
voluta venire anche lei, e cos invece di cinque minuti per comprare questo benedetto giornale, sarebbe stata un'ora di passeggiata per l'unica strada centrale di Badi, con annesse incursioni nelle due o tre botteghe locali.
Mentre erano tutti l a prendere il fresco sotto i tigli, e Saverio aveva attaccato discorso coi vecchi sulla panchina, e Giada aveva iniziato una relazione con un'altra bambinetta pi o meno della sua et, arriv Tullio agitatissimo.
"Alvaro  caduto dall'impalcatura!"
"Come,  caduto dall'impalcatura?" si meravigliavano alcuni.
"Se gliel'avevo detto e ridetto di non arrampicarsi sul tetto" facevano altri.
Alvaro era caduto dall'impalcatura che gli operai albanesi avevano montato per riparargli il tetto, ma siccome era sabato gli operai non erano venuti, il venerd sera erano tornati in citt e avrebbero ripreso a lavorare luned, e Alvaro non aveva resistito alla tentazione di andare a vedere di persona come stavano andando i lavori, che lui non si fidava troppo di quegli albanesi, e i lavori di manutenzione se li era sempre fatti da s, ma ora la figlia gliel'aveva proibito:
"Sei vecchio, babbo, metti che ti viene un capogiro, metti che appoggi male un piede, non hai pi l'et per certe cose."
E invece lui, niente, c'era salito lo stesso, e ora era caduto, aveva ragione la figlia. Avevano gi telefonato per l'ambulanza, ma l'ambulanza veniva da Porretta, ci avrebbe messo una mezzoretta minimo, intanto la moglie di Gere, che l'aveva visto cadere dalla finestra mentre scuoteva la tovaglia della colazione, aveva urlato a pi non posso e tutto il vicinato era accorso. Avevano portato un cuscino per metterglielo sotto la testa, lo volevano portare in casa ma il nipote di Gere, che a scuola aveva fatto un corso di primo soccorso per avere un punto di credito formativo sulla pagella di fine anno, aveva detto, "siete matti, non si deve assolutamente spostare", e cos l'avevano lasciato l, ed erano corsi a chiamare sua figlia che era andata nell'orto a cogliere i fagiolini, ma insomma l'idea che s'erano fatti tutti  che non c'era niente da fare.
In pochissimo tempo si era formato un assembramento intorno a Tullio, che aveva portato la notizia, e alla moglie di Gere, Nora, che ancora sotto choc era corsa in piazza con la tovaglia sotto il braccio, e a suo nipote Matteo, quello che aveva frequentato il corso di primo soccorso e spiegava a tutti quali erano le procedure urgenti da attivare senz'altro e quali erano le cose che non si dovevano assolutamente fare prima che arrivassero i soccorsi. Solo Ermanno, il fratello minore, non si vedeva:
"O dov' Ermanno? O che non l'ha saputo ancora del su fratello?"
"Ermanno!" fece una delle donne affacciandosi alla porta di casa del vecchio. "Ermanno! Niente. Mi sa che in casa non c'."
"L'ho visto scendere sul sentiero verso il cimitero, stamane mattina!"
"Vado a cercarlo: c' caso che non sappia ancora nulla!"
Saverio si avvicin con discrezione, essendo un villeggiante, quindi un estraneo, non autorizzato a intromettersi, ma al tempo stesso un giornalista, spinto dal suo stesso mestiere ad allungare collo e orecchie. Stava arrivando di corsa la nipote di Alvaro, Bice:
Bisogna avvisare la mi' cugina Doriana", disse.
Doriana era la figlia di Alvaro e abitava alle Susina, le Susina era un altro borgo a duecento metri dal centro di Tetti, sulla strada del cimitero. Bice si incammin immediatamente verso le Susina, accompagnata da altre due o tre vicine.
"Volete che vi ci accompagni in macchina?" gli grid dietro Mario, il geometra amico di Saverio. "Dove l'hai la macchina?"
"E parcheggiata nel piazzale dell'autobus."
"Macch, di qui che s' presa la macchina, si fa prima ad andare a piedi" gli dissero le donne, senza smettere quell'andatura concitata, a passo svelto alternato con brevi tratti quasi di corsa, e pause brevissime per riprender fiato e per calzare meglio le ciabatte, che erano tutte uscite di casa, dove stavano facendo le faccende, senza neanche mettersi le scarpe, e poi ancora allungando il passo, per arrivare presto, per dirglielo, a Doriana, che cosa era successo.
Doriana lo sapeva gi, che mentre in piazza tutti erano rimasti l senza sapere che fare era passato Giacomo con la jeep, Giacomo era della forestale e stava andando a fare il suo solito giro a controllare che non ci fossero focolai d'incendi nei boschi della zona, e passando dalle Susina s'era fermato un attimo, "Doriana, Doriana, corri subito in paese, che tuo padre  cascato": cos le donne l'avevano incontrata a met strada e c'era stato uno scambio di esclamazioni, domande e risposte affannate, affannate per l'ansia ma anche per la corsa fatta, e le due cugine s'erano abbracciate, che anche il padre di Bice era morto da poco, Romolo, quell'inverno, scivolando sul ghiaccio, lui, che il ghiaccio lo conosceva e ne aveva passati di inverni a Tetti col ghiaccio, eppure quella volta, niente, un attimo, aveva messo male un piede, una fatalit. E anche Alvaro, quante volte c'era salito su quel tetto, anche senza le impalcature messe su dagli albanesi, magari con una scala a pioli neanche tanto stabile, e non aveva messo il piede in fallo una volta, e s che i lastroni d'ardesia erano scivolosi, ma lui ci camminava come in salotto di casa sua, e oggi invece, chi lo sa, un capogiro, un piede appoggiato su una tegola mal ferma...
" che questi vecchi, voglion far le cose come quand'erano giovani, ma da vecchi, lo vedete, si cambia, non c' pi quell'equilibrio, quel sesto senso che si aveva una volta, si cambia, e le gambe fanno cilecca, ma questi vecchi non
lo	vogliono intendere, e si credon d'esser sempre dei ragazzini", cos commentava la gente in piazza, intanto era arrivato anche Ermanno, sbucato da chiss dove, pallido come un morto. Saverio s'era messo da una parte e chiacchierava con Mario, si faceva spiegare tutte le parentele e i rapporti di vicinato, intanto con un occhio sorvegliava Giada, che stava mostrando il suo bottino di pigne e ricci alla bambina che aveva appena conosciuto, Asia, la figlia di Antonio, che a sua volta era cugino di Rodolfo di Case Bartoli.
A Tetti i cognomi pi in uso sono tre, quattro al massimo: ci sono i Bartoli, ci sono i Santi, i Puccioni, i Mattei. Anche i nomi propri sono pochi, tramandati da una generazione all'altra, scambiati tra zii e cugini, il che porta a frequenti casi di omonimia: di Terenzio Bartoli, per esempio, ce ne sono almeno tre, senza contare il nonno Terenzio di Valentina, che ormai  morto: c' un cugino alle Susina, uno zio in paese, un altro del ramo dei francesi, che a Tetti non ci viene pi, ma esiste, e fa parte anche lui della famiglia. Per cui quando si parla di qualcuno non basta usare
il	nome e cognome ma bisogna anche specificare "Terenzio Bartoli cugino", "Terenzio Bartoli di Tetti" o "Terenzio Bartoli francese", e per chi  nuovo del posto, come Saverio, non  tanto facile districarsi. Fanno eccezione i bambini, perch le mamme e i babbi giovani non ne hanno pi voluto sapere di chiamare i figli coi tradizionali nomi di famiglia e hanno optato per nomi pi moderni quali Asia, Giada, Mirko e Cristian. Saverio, menomale, ha Mano che lo aiuta a capirci qualcosa, tra tutti questi nomi che si ripetono e tutte queste parentele complicate. Che qui, almeno fino alla met del Novecento, la gente si sposava
all'interno della comunit, matrimoni tra cugini di secondo grado erano frequenti, e anche tra cugini primi, o zio e nipote, ed  per questo che molti dei pi anziani hanno dei difetti, alcuni visibili a occhio nudo, come per esempio un sesto dito del piede, che per non  veramente un dito, ma un piccolo cornetto che sporge e d parecchio fastidio a camminare e mette in difficolt per quanto riguarda l'acquisto delle scarpe; altri difetti invece non sono fisici ma mentali, in poche parole alcuni degli abitanti di Tetti non sono tanto svegli, e questo perch il loro sangue non  stato mescolato abbastanza. Per fortuna, dagli anni '50 in poi la gente ha cominciato ad andarsene, o anche solo a viaggiare per lavorare o per studiare in citt, e cos alcuni giovani dell'epoca hanno trovato moglie a Pistoia o a Prato e certe ragazze, che ora son vecchie, hanno preso marito a Modena o Bologna, e il sangue s' un po' rimescolato.
"Vieni, torniamo a casa" disse Saverio a Giada, e ripresero il sentiero che attraversava il castagneto per raggiungere Case Bartoli.
"Che cos' successo a quel signore che abita vicino alla nonna di Matteo?"
"Non ho capito bene" disse prudentemente Saverio: che cosa si pu dire a una bambina di quattro anni su un vecchio che  caduto da un tetto e si  spaccato la testa?
" cascato?"
"Sembra di s."
"Ed  morto?"
"Non lo so", temporeggi Saverio. Strano, pens,  la seconda volta stamattina che mi parla di morte.
"E tu com' che conosci Matteo?"
" sempre in piazza, quando veniamo in paese con la mamma, e una volta  venuto pure a Case Bartoli, ma non per il castagneto, per la strada, col motorino."
"Ma non sar un po' troppo grande per te?"
"Certo che  grande, ha sedici anni. Lo sai che mi ha fatto anche salire sul motorino?"
"Come? Ti proibisco nel modo pi assoluto..."
"Ma da fermo! Babbo! Cosa credi, che so guidare il motorino? Non ci arrivo neanche coi piedi..."
"Giusto. Ma non voglio che sali su quel motorino, d'ora in poi. Neanche da fermo, capito?"
"Occheii..."
...
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...
Venerd 30 luglio.
...
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...
L'appuntato Filippo Corrieri fece entrare Nora. La donna, una piccoletta grassottella, appariva a disagio e rimaneva sulla soglia, senza decidersi ad avvicinarsi.
"Venga, venga, signora!" la incoraggi Borghi. "Non abbia paura. Si accomodi qui. Benvenuti Nora, coniugata Mattei, giusto?"
"S, signor commissario."
"Maresciallo. Dunque, signora Benvenuti... o preferisce che la chiami Mattei?"
"Nora. Mi chiamano tutti Nora, qui in paese."
"Nora, lei  una testimone, dico bene?"
Nora sedeva sul bordo della seggiolina di plastica e si stirava la gonna sulle ginocchia.
"Testimone in che senso? Non l'ha visto nessuno, il povero Ermanno, andare a picchiare contro quel maledetto albero!"
"No, certo. Mi riferivo alla morte di Alvaro Santi, il giorno 10 luglio."
"Ah, quello! Lo pu ben dire, comandante. Il povero Alvaro l'ho visto precipitare con questi occhi!"
"Ha visto nessun altro sul tetto, con lui?"
"Ma no, che dice, ispettore! Era solo, per questo  caduto, che se ci fosse stato qualcuno con lui, magari sarebbe
riuscito a salvarlo. A quel che ho capito, ha fatto un passo falso..."
"Anche Romolo ha fatto un passo falso, a quanto pare."
"Gi! Povero Romolo... ma il ghiaccio  traditore, sa?"
"E che mi dice del terzo fratello, Ermanno?"
"Ah, mio Dio! Che disgrazia! Lo dicevano tutti che quella macchina era da revisionare..."
"Dunque lei non pensa che dietro queste morti ci sia qualcosa?"
"Qualcosa? E cosa ci potrebbe essere? No, no, per me, sono stati dei semplici incidenti. Fatalit..."
"Mi dicono per che lei ha reagito male alla morte di Alvaro... i vicini la descrivono come molto turbata. Davvero non ha mai sospettato niente?"
"Di certo ero turbata, commissario! Provi un po' lei a vedersi un uomo cadere dal tetto proprio sotto i suoi occhi! I fratelli Santi sono stati dei cari amici, siamo cresciuti insieme, siamo sempre vissuti qui... Ci credo che ero turbata, e sono turbata, capitano!"
"Maresciallo..." bofonchi Borghi senza speranza. "Non ha idea che i Santi avessero dei nemici, qualcuno che li voleva morti?"
"Oh Ges! No davvero! Chi poteva volerli morti, tre poveri vecchi? Posso andare, ora?"
"Prego, signora. Accompagna la signora, appuntato."
Filippo aiut Nora ad alzarsi e la scort alla porta dell'improvvisata saletta degli interrogatori.
"Niente, non ci si cava un ragno dal buco" si lament il maresciallo. "Questi montanini son tosti... neanche una parola... ma io sono convinto che sanno qualcosa, non c' verso. In un paesino come questo la gente sa tutto di tutti."
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Sabato 11 luglio.
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Per tutto il sabato e la domenica non si parl d'altro, a Tetti, a Case Bartoli, alle Susina e in tutte le altre piccole e piccolissime frazioni dei dintorni. L'imprudenza di Alvaro, nell'arrampicarsi sul tetto, la prontezza di Nora, la moglie di Gere, che aveva dato l'allarme, prontezza che tuttavia si era rivelata inutile, data la gravit della caduta, lo choc subito da tutti i vicini, il dolore di Doriana, la figlia di Alvaro, e di sua nipote Bice, il silenzio preoccupante di Ermanno, e soprattutto la drammatica vicinanza tra la morte di Alvaro e quella di suo fratello Romolo, sei mesi tra l'una e l'altra disgrazia, non di pi, e dire che nessuno dei due poteva dirsi propriamente un vecchio... L'ambulanza era arrivata solo per constatare il decesso e spostare il corpo, la camera ardente era stata allestita nel soggiorno del povero Alvaro, dove Doriana, Bice, Teresa e le altre donne avevano organizzato tutto per la veglia, una tavola su due caprette dove posare la bara, le sedie tutte diverse, portate dalle case vicine, i candelabri e le candele e i drappi per adornare le finestre, che le pi anziane tenevano in casa giusto per queste evenienze: a Tetti, chiaramente, non c'era l'agenzia delle Pompe Funebri e l'alternativa sarebbe stata portare il morto a Badi o a Porretta, ma sarebbe stato scomodo per i paesani andare fin laggi, senza contare che sia Badi che Porretta erano localit di bassa collina, dove quindi ci sarebbe stato un caldo soffocante: meglio vegliarlo in casa sua, il povero Alvaro, che dopo l'accertamento, fatto dal medico arrivato con l'ambulanza, dell'effettiva dipartita, era stato subito portato dentro casa, adagiato in un primo momento sul letto, in attesa che da Porretta arrivasse la bara, e venisse organizzato quel rudimentale catafalco in soggiorno; poi il corpo era stato preparato dalle donne, lavato e vestito come si deve, infine sistemato nella cassa di legno chiaro: cos, con l'abito di grisaglia, la camicia bianca col colletto un po' liso, la cravatta e i calzini neri, la faccia gialla, le mani incrociate sul ventre, il rosario tra le dita, l'avevano trovato i visitatori, che si erano susseguiti per tutta la giornata; il funerale, quello si sarebbe svolto nel pomeriggio di domenica, alla chiesa di Tetti, con la celebrazione della messa alle ore 15, che avrebbe eccezionalmente sostituito la solita messa domenicale delle 11, gi che don Tadeusz, che celebrava a Tetti e in vari altri paesini della zona, venendo da Badi, dove abitava, non ce l'avrebbe proprio fatta a venir su due volte nel corso di una sola giornata.
La chiesa di Tetti se ne stava su uno spuntone di roccia, era un edificio piuttosto tozzo, quadrato, con un campanile ugualmente tozzo e la canonica a fianco; all'interno, la chiesa aveva una sola navata, alcune tele polverose alle pareti e una grande pala d'altare in legno che raffigurava Maria Assunta, alla quale infatti era dedicata. Per arrivarci i fedeli dovevano arrancare su per una salita molto ripida, che specialmente d'inverno, quando c'era il ghiaccio, metteva in difficolt i pi vecchi. L'entrata dava su un prato circondato da un muro, oltre il quale si potevano contemplare i tetti di Tetti, che fino agli anni Novanta erano stati perlopi dei lastroni di ardesia, ma che, via via che le case venivano restaurate, erano stati sostituiti da tegoli rossi. A sinistra della chiesa c'era il Monumento ai Caduti della Prima Guerra Mondiale, elencati uno per uno con nome,
cognome e anno di nascita. Per molto tempo Tetti era stata sede parrocchiale, e si erano susseguiti molti parroci, che avevano abitato in canonica, alcuni con la mamma o la sorella, altri da soli: arrivavano da giovani, prima destinazione, e rimanevano qualche tempo, finch non venivano promossi a una sede meno disagiata, e la gente se li ricordava, don Massimo, don Paolo, don Carlo, uno era alto e magro, ascetico, spirituale, uno era grassottello, simpatico, un altro gli garbavano un po' troppo le ragazzine... Ora, da tanto tempo, non c'era pi il parroco a Tetti, e la domenica veniva un prete a dir messa, un anno ce n'era uno, un anno un altro, ed erano sempre di fretta, dicevano messa in una marea di chiese sparse per la montagna, venivano giusto per i funerali, che altri sacramenti non se ne celebravano pi a Tetti, non c'erano bambini, prima cosa, e quei pochi che c'erano stati gli ultimi anni, al catechismo andavano a Badi, e l facevano la Prima Comunione e anche la Cresima. Tetti, ormai, era un paese morto, ossia, era vivo d'estate, un po' a luglio, ma soprattutto ad agosto, quando tutte le case erano abitate, e non c'erano solo i vecchi ma anche i giovani, con le loro famiglie, erano loro che avevano rimesso a posto le case, avevano sostituito le lastre d'ardesia coi tegoli, avevano lastricato le stradine e fatto asfaltare la strada principale, trasformato le vecchie case in appartamenti moderni, messo il riscaldamento, il parquet, il bagno piastrellato e la doccia, e ci venivano a trascorrere l'estate, e fuori dalle case c'erano le panchine per sedersi al sole, alle finestre c'erano i vasi coi gerani, e Tetti era diventato un chicco, un paesino pittoresco, da cartolina.
"Ve l'avrei dato io" brontolava qualche vecchio, "l'inverno del Cinquantaquattro, con la neve che  venuta, e si rimase isolati quindici giorni."
"Ora siete tutti paladini della Natura, vi garba la montagna, la vita rustica, le grigliate di salsiccia e rosticciana,
ma dovevate esser qui a quei tempi, per capire cos' veramente la vita di montagna!"
"O come siete uggioso, babbo" dicevano le figlie, che ancora davano del voi ai genitori anziani, "sempre con codesti discorsi... si sa che ai vostri tempi la vita era pi dura, e che ci si pu fare noi? Ora tutto  cambiato, e ve ne dovete fare una ragione anche voi".
In agosto, il bar del circolino stava aperto tutti i pomeriggi e la sera del venerd e sabato faceva pizzeria; per l'Assunta c'era la processione e la domenica pomeriggio veniva Gosto e la sua Band a suonare il liscio.
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Venerd 30 luglio.
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Il pomeriggio di venerd 30 luglio, dopo aver trascorso una tranquilla mattinata con la famiglia, dando prova di tutto il suo impegno e la sua dedizione, alzandosi nel cuore della notte quando Tommaso aveva fatto capolino in camera (Babbo, bo'lacqua), e ancora alzandosi per primo la mattina alle sette, quando dalla camera dei bambini erano arrivate voci reclamanti la colazione (sta pure a letto un altro po', Vale, ci penso io a preparare il latte per i bambini, ti porto il caff tra un minuto) e infine montando una piscina di plastica dove i bambini avrebbero potuto fare il bagno, finalmente, ricordando a sua moglie il vero motivo per cui aveva avuto una giornata libera, e cio raccogliere impressioni e informazioni sul caso dei tre fratelli, Saverio pot levarsi di culo e andare a Tetti, dove, a quell'ora, la piazza e le stradine intorno erano completamente deserte. Non trovando in giro nessuno da intervistare decise di bussare alla porta del suo amico Mario, il geometra, e di farsi aggiornare da lui sugli ultimi sviluppi.
"Ci sono i carabinieri" gli disse Mario, "si sono sistemati al circolo, nella stanza delle riunioni. Stanno interrogando tutto il paese."
"Pensano che sia stato un delitto, allora."
"Non lo so, non hanno detto nulla. Il fatto  che queste morti improvvise... cos fitte... effettivamente, qualcosa puzza anche a me."
"Tu sai se i fratelli Santi avessero qualche nemico? Sospetti di qualcuno?"
"Di qualcuno con precisione, no. Ma certo i Santi nemici ne avevano... come tutti, qui. Lo sai come sono, questi piccoli paesi. Ripicche, gelosie... soldi. I Santi praticamente erano padroni di mezzo paese."
"Follow the money, allora."
"Follow the money. Vieni, andiamo al circolino, vediamo che combinano questi caruba."
Sulla strada che da casa di Mario portava al circolo incontrarono Teresa, una delle pi rispettate anziane del paese, una donna che la settantina doveva averla passata da un pezzo, brusca ed energica, una che quello che aveva da dire, te lo diceva in faccia, chiaro e tondo.
"Da quando sono arrivati quegli Elfi" disse Teresa, "non si sta in pace neanche quass."
"Non penser che sono stati gli Elfi a uccidere i Santi, Teresa?" disse Mario.
"Io non penso nulla. Ma da quando c' quella gente non son punto tranquilla."
"Ma se se ne stanno sempre per conto loro, e non danno noia a nessuno!"
"Non danno noia a nessuno, lo dici tu, Mario. Intanto in paese ci vengono spesso, con una scusa o con l'altra, son sempre qui a vendere ortaggi, uova o miele, con tutti i cani e i bambini appresso, i cani ad abbaiare come disperati, i bambini a piangere in continuazione attaccati alle loro mamme, perch poi queste donne non sanno nemmeno che cosa sia un passeggino, se li portano sempre in collo, o se li legano alla vita come fanno quelle trib primitive che si vedono alla televisione, e son sempre bagnati di piscio,
i bambini e le mamme. E dammi retta, che il sapone dalle loro parti lo devono conoscere poco o nulla, che puzzano come capre, uomini e donne, i ragazzini con certi capelli ammassati e il collo nero di sudicio, e fosse solo questo, che a volte si trattengono fino a sera tardi, si mettono a bere e a cantare in piazza, che la gente non pu dormire, e la mattina dopo c' da raccattare le bottiglie di terra, e la droga, chi credete che ce l'abbia portata la droga qui a Tetti, che noi non si sapeva nemmeno cos'era, la droga?"
"Tutto questo mi sembra un po' eccessivo, Teresa, ma quand'anche fosse, non significa che siano anche degli assassini."
"Speriamo di no. Dico soltanto questo: speriamo di no.
Teresa entr in casa di Bice e Mario e Saverio continuarono verso il circolo.
" vero quello che ha detto Teresa?"
"Mah, qualcosa di vero c', per il resto sono le esagerazioni della gente di qui. Diffidenti contro tutti, figuriamoci poi verso queste persone un po' irregolari."
"Ma chi sono in realt questi Elfi?"
"Ma niente, sono un po' dei marginali, con reminiscenze freak... ambientalisti, figli dei fiori... Hanno deciso di uscire dalla societ cosiddetta civile e vivono nel bosco, hanno occupato alcuni casolari abbandonati, coltivano orti biologici, allevano api, fanno lavoretti qua e l, fanno un mucchio di bambini... Sostanzialmente innocui, secondo me. Anzi, ti dir: hanno il merito di aver ripopolato questa zona, che senza di loro va a morire. Cosa vuoi, quando saranno morti questi vecchi, non ci rester nessuno a Tetti!"
"E la droga?"
"La droga, tra loro gira,  certo. Ma non credere che la droga a Tetti ce l'abbiano portata gli Elfi. Aspetta qualche giorno, in settimana arriveranno le famiglie di Milano,
Bergamo, Lione, tutta gente di qui, chiaramente, emigrati negli anni Cinquanta o Sessanta, tutti con la casa dei genitori, ristrutturata a suo tempo, dove vengono a passare le vacanze al fresco."
"Non mi dirai che sono dei tossici."
"Loro no, ma i figli... c' un gruppetto di una decina di ragazzi, che vengono quass quindici giorni l'anno, ci vengono fin da quando erano bambini, capisci, hanno fatto amicizia e tutti gli anni si ritrovano. La sera tardi li senti berciare di cima alla piazza della chiesa, o verso il cimitero, a fare bivacco, e sta' tranquillo che oltre alle bottiglie di birra ci scappa qualche cannone!"
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Sabato 11 luglio.
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Sabato pomeriggio alle due e mezzo Saverio, dopo aver messo a letto Tommi, disse a Valentina, "vado a fare due passi", e si avvi su per il castagneto prima che Giada potesse raggiungerlo; dopo essersi un poco allontanato in mezzo agli alberi e aver controllato che nessuno fosse a portata di vista o di voce tir fuori il suo telefonino Nokia e cerc in rubrica Pontelungo Basket Club, che era il nome sotto il quale aveva memorizzato il numero di Martina: non che Valentina controllasse la sua rubrica, ma poteva capitare che il cellulare le venisse tra le mani, o che rimanesse sul display una chiamata effettuata o persa, e non voleva correre rischi, perci era ricorso a quel sotterfugio, un sotterfugio molto misero, poi, che sarebbe bastato che Vale azionasse il tasto chiamata per la voce Pontelungo Basket Club e avrebbe scoperto tutto, perch Martina avrebbe risposto, "No, non  il Pontelungo Basket Club, sono Martina", e Vale avrebbe capito immediatamente che qualcosa non tornava, e gli avrebbe fatto due palle cos fino a fargli confessare ogni cosa.
Dalle due e mezzo alle quattro chiam il numero di Martina un numero incalcolabile di volte, ricevendo sempre la stessa, irritante risposta: "Il cliente da lei chiamato non  al momento raggiungibile". Questa cosa stava cominciando a preoccuparlo, quella ragazza gli stava piantando una grana di quelle grosse, non aveva voluto saperne della sua proposta di compromesso riguardo al mare, gli aveva detto, "okay, trover il modo di cavarmela anche senza il tuo prezioso aiuto", e da un giorno all'altro si era resa irreperibile, non era a casa, non si faceva rintracciare al cellulare, lui erano giorni che cercava di contattarla, niente. Ed era incazzato, perch sono scherzi che non si fanno, perch poi lui si preoccupava, pi che altro per il bambino, quando ci sono di mezzo i bambini non si gioca a nascondino, certe cose non si fanno. Ora lui non sapeva dove cercarla, non poteva certo chiamare i suoi genitori, prima cosa non lo potevano vedere, poi si erano trasferiti in Spagna da due anni, in Costa Brava a godersi la pensione, e tanti saluti a Martina e al nipotino. Martina stava passando un periodo difficile, ora che i genitori non l'aiutavano pi, e lui in un certo senso la capiva, ma cosa poteva fare un povero cristo?
Alla fine dovette risolversi a tornare verso casa, se no sai Valentina che casino gli avrebbe piantato: usc dal castagneto, pass nel viottolo tra la casa di Rodolfo e quella dei francesi, e sbuc sulla piazzetta dietro casa, dove i bambini giocavano con i nipotini di Adriana. Sul davanti, sedute sulle poltroncine di vimini, Vale e sua madre, Adriana e la francese stavano chiacchierando del fatto del giorno. Passavano in rassegna tutta la parentela dei Santi, quei tre uomini non avevano avuto una gran fortuna in fatto di donne, la moglie di Romolo era morta qualche anno prima, di un tumore, ancora giovane, quella di Alvaro l'aveva lasciato subito dopo la nascita di Doriana, e l'aveva dovuta tirar su lui, la bambina, con l'aiuto della cognata, ed  per questo che Bice e Doriana erano come sorelle, perch erano cresciute insieme; sul perch la moglie di Alvaro se ne fosse andata, e dove fosse ora, e se rientrasse anche lei nell'asse ereditario, circolavano le voci pi diverse: pare comunque,
a detta di tutti, che Alvaro fosse uno di quei montanini taciturni e rozzi che proprio non fanno impazzire le donne; ci vuole una donna abituata, e soprattutto una donna che se la senta di vivere in montagna, a far quella vita dura, la moglie di Romolo era di pasta buona, ma quella di Alvaro era una cittadina, l'aveva conosciuta a Prato, quando ci andava per lavoro, molti anni prima, e s'erano innamorati, ma Regina non s'era mai potuta abituare a vivere su a Tetti, pazienza i primi tempi, quando il paese era ancora abbastanza popolato durante tutto l'anno, e c'erano le botteghe, anche una che faceva merceria, e la scuola, l'ambulatorio del dottore, e una donna che aveva un piccolo laboratorio di parrucchiera in casa, ma poi, quando piano piano le famiglie avevano cominciato ad andarsene, Regina avrebbe voluto andar via anche lei, tornare a Prato, magari, che ci aveva la su' mamma, ma Alvaro niente, e cos alla fine Regina se n'era andata da sola, era scesa a Porretta una mattina col pretesto di far spese, e nessuno l'aveva pi rivista.
E l'ultimo fratello, Ermanno, non s'era mai sposato.
"Dove sei stato fino a ora?" disse Vale a Saverio, si ricomincia con l'interrogatorio, pens lui.
"Niente, ho fatto una camminata per il bosco."
"Sei arrivato in paese?"
"No, no."
"Pi tardi ci facciamo un salto" disse Vale.
"Un salto, e per cosa, non vorrai davvero comprare le zucchine!"
"No, macch zucchine.  per farsi vedere, fare una visita..."
"Ma se non conosciamo nessuno! Il morto, pace all'anima sua, mica lo conoscevamo!"
"Be', l'abbiamo visto diverse volte, te lo ricordi,  capitato anche qui a Case Bartoli, a vedere come andavano i lavori, la gente di qui  abituata a interessarsi di tutto, e
poi, non conoscevamo lui, ma io ho conosciuto Bice, la nipote, in paese, e credo di aver visto anche Doriana,  una rossa di capelli..."
"Ma cosa vuoi andare a rompere i coglioni alla gente in lutto, io sono contrario."
"Ma che rompere i coglioni, credi che non sappia come comportarmi? Se tu non vuoi venire, resta coi bimbi, andr io con la mamma, che la mamma li conosce tutti."
Cos fu deciso, e Valentina con Ornella e Lina se ne andarono in paese, mentre il Save rimase a guardare i pargoli, leggendo un romanzo di Simenon che s'era prudentemente portato dietro, sapendo che a Case Bartoli ci sarebbero stati momenti vuoti o conversazioni da scansare immergendosi nella lettura. Dopo che Vale fu andata via, riprov ancora una volta a chiamare Martina, ma senza risultato.
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Venerd 30 luglio.
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Mario e Saverio erano arrivati alla sede del circolino, e fecero capolino nella stanza sul retro, che veniva usata sia come magazzino, con confezioni giganti di Estath, biscotti e merendine ammucchiate, bottiglie di plastica d'acqua minerale, Coca Cola e bibite varie tenute insieme da involucri pure di plastica, scatoloni di birra Moretti in bottiglie formato 66 cl, sia come saletta riunioni per il comitato, con una scrivania da una parte, alcune sedie, uno scaffale alla parete. Alla scrivania ora sedeva il maresciallo Borghi sommerso da un cumulo di carte, con una sedia vuota davanti a s, dove far accomodare via via le persone convocate; l'appuntato Corrieri si era sistemato su un tavolino tondo di plastica che era stato portato dal bar del circolo e scriveva con espressione concentrata su un computer portatile; alla parete libera, quella dove non c'era n la porta n la finestra n lo scaffale, un foglio di compensato appoggiato al muro era costellato di post-it e di foto che raffiguravano la strada, l'auto accartocciata della vittima, la vittima stessa e i suoi fratelli.
"Il maresciallo gioca al telefilm americano" disse sottovoce Mario a Saverio.
Saverio ridacchi.
"Buongiorno, maresciallo, sono Saverio Giorgianni, della Nazione. Ci sono novit sul caso? Collegamenti tra
questa morte improvvisa e quelle apparentemente fortuite degli altri due fratelli?"
Questo Giorgianni gioca al telefilm americano, pens il maresciallo, sorrise a Saverio e gli fece cenno di accomodarsi, indic Mario e disse all'appuntato di portare una sedia per il geometra, che aveva gi il piacere di conoscere, in quanto Mario aveva il suo studio a Porretta, proprio vicino alla caserma dei Carabinieri, dove peraltro era venuto una volta a fare dei rilievi sulla superficie della sede. Quando si furono accomodati ed ebbero davanti una birra ghiacciata, il maresciallo cominci a parlare, fece un breve resoconto dei fatti, dichiar che la morte del Santi poteva essere stata accidentale ma che si aspettavano i risultati dall'officina dove l'auto era stata portata, che non c'era modo di credere che la morte dei tre fratelli in pochi mesi non fosse frutto di una sfortunata coincidenza, che in ogni caso lui stava sentendo gli amici del defunto, i vicini e coloro che l'avevano visto di recente, in poche parole tutti gli abitanti di Tetti, e che se ci fosse stato qualcosa di sospetto sicuramente sarebbe venuto a galla. Non  per sentirmi raccontare questa pappardella che sono venuto fin quass, pens Saverio, fin la birra, salut il maresciallo e l'appuntato e usc seguito dall'amico Mario.
"Ah, maresciallo, quasi me ne scordavo..." disse Mario tornando sui suoi passi. "E arrivato questo per lei."
"Maccioni Leonardo" lesse il maresciallo Borghi sul fax che si era fatto inoltrare da Porretta, al numero del geometra, che per via della sua professione si era fatto installare un apparecchio in modo di poter lavorare anche stando lass, dove trascorreva due mesi l'anno e quasi tutti i fine settimana, gli aveva detto. "Maccioni Leonardo, residente in localit Casaccia, Tetti, comune di Badi al Castagno. Ha scontato mesi undici di carcere per detenzione e spaccio di stupefacenti, gi condannato in precedenza per il furto di
un'autoradio, aveva usufruito della condizionale. Rilasciato in data 16 aprile 1997 per buona condotta... uhm... attualmente svolge la professione di agricoltore... convivente con Ramalli Elisa, di anni ventidue, incensurata."
"Pensa che il Maccioni abbia qualcosa a che fare con la morte di Ermanno Santi, maresciallo?" chiese l'appuntato Corrieri.
"Non lo so, in ogni caso mi son fatto mandare informazioni su tutti i pregiudicati che vivono in zona, non si sa mai, questo Maccioni non  l'unico."
"Ah no? E chi altro c'?"
"Un certo Vaccaro Renato,  stato dentro per una rapina... sembra legata anche questa a questioni di droga... com' che ci sono tutti questi tossici a Tetti?"
"Dev'essere quella comunit... gli Elfi... me ne parlava il geometra. Sembra che alcuni di loro abbiano un passato di dipendenza, e si siano decisi a ritirarsi quass in mezzo ai boschi perch non ce la fanno a vivere nella societ, non trovano lavoro, o se lo trovano non riescono a mantenerselo. Quass  pi facile, in un certo senso,  pi congeniale, per loro."
"A proposito, nemmeno lui  incensurato, lo sai? Ha avuto un processo per abuso edilizio... pare che abbia rialzato una casa contravvenendo al piano regolatore."
"Hai visto il geometra" comment l'appuntato.
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Sabato 11 luglio.
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Don Tadeusz arriv sul tardo pomeriggio, dopo aver detto la messa del sabato a Fossalto, uno dei tanti paesini che erano sotto la sua tutela. Era polacco: ora, da qualche anno in qua, arrivavano quass solo preti stranieri, polacchi o del Benin, o della Costa d'Avorio, qualche anno fa c'era stato anche un filippino, don Palma, che aveva subito fatto amicizia con la moglie di Loriano, Maria, anche lei venuta da quelle isole lontane. Don Tadeusz entr in casa di Alvaro alzandosi la sottana per varcare il gradino della soglia; le donne che affollavano la stanza lo chiamarono, "prego don Tadeusz, si accomodi", si erano alzate, gli avevano offerto una sedia, ma prima lui si era avvicinato al morto, aveva detto una preghiera, gli aveva dato la benedizione. Poi aveva abbracciato Bice e Doriana, aveva sospirato e si era seduto un attimo, che doveva subito correre via, c'era un altro morto da visitare al Pietrone, una vecchina centenaria, e domani per l'appunto aveva due funerali, uno alle tre, uno alle quattro, non ce la faceva pi don Tadeusz, sempre di corsa come una trottola, e il bello  che si confondeva, conosceva troppo poco i posti, sbagliava strada, si perdeva nelle stradine tutte a curve, si ritrovava in cima a un monte senza saper dove andare, e per spostarsi da un paesino all'altro, che uno che conoscesse bene il luogo ci avrebbe messo dieci minuti, a lui ci voleva un'ora. E si confondeva anche
con le persone, perch le conosceva poco, le vedeva una volta alla settimana ma non aveva quasi mai il tempo neanche di scambiarci due parole. A Bice e Doriana, per esempio, era sicuro di aver gi fatto le condoglianze da poco, gli pareva di averla gi vissuta quella scena, di essere entrato in quella casa, di avere abbracciato le due donne, sorelle, giusto? E il loro babbo non era gi morto, quest'inverno? Non aveva detto nulla,  ovvio, per non farci una brutta figura, ma poi, uscito dalla casa, si era fermato un attimo con gli uomini, anche gli uomini partecipavano alla veglia, ma stavano fuori, perch la stanza era piccola, e poi, in ogni caso, a Tetti vigeva ancora un notevole maschilismo, per cui le donne andavano bene per stare dentro, sedute sulle sedie scompagnate, a dire il rosario, e gli uomini fuori, a condividere un dolore pi virile. Pur senza chiedere nulla, che non voleva apparire un pastore poco diligente, don Tadeusz aveva orecchiato un po' i discorsi degli astanti e aveva capito che i morti erano due, due fratelli, e che Bice e Doriana erano cugine, non sorelle come lui aveva creduto, due morti improvvise in pochi mesi, due uomini non pi giovani,  vero, ma in salute, vittime di banali incidenti, uno scivolato sul ghiaccio, uno caduto dal tetto, entrambi con la testa rotta, una coincidenza davvero impressionante.
"Ora  rimasto solo Ermanno" disse Gere.
"Il pi giovane" comment Terenzio cugino.
"Quant'avr, Ermanno?"
"Mah, settanta, settantadue.  pi giovane della mi' sorella..."
"E la casa?"
"La casa va alla Doriana,  chiaro, altri figli non ne aveva.
La casa, quella in centro di Tetti, sarebbe andata a Doriana, che per stava alle Susina col marito, Alfio, e coi figli ormai grandi che andavano e venivano; il vecchio Alvaro
aveva avuto per anche una quota di bosco, su per il fianco della montagna, in compropriet con la nipote Bice e con l'altro fratello, Ermanno; inoltre la famiglia possedeva un'intera palazzina a Pistoia, costruita ai tempi del boom edilizio negli anni Settanta, in via del Villone, due piani, quattro appartamenti: in uno ci abitava Doriana con la sua famiglia, in uno Bice col marito, che di figli non ne aveva, lei; in uno Ermanno, l'unico dei tre fratelli che non stava a Tetti anche d'inverno, e il quarto era stato affittato a lungo alla zia Santina, che poi era morta, e ora ci sarebbe venuto a stare il figlio pi grande di Doriana, che si sposava, con la moglie. La palazzina era rimasta per il momento indivisa, perch se l'era intestata in un primo momento Romolo, il fratello maggiore, che ci aveva messo il capitale, vendendo certi terreni che aveva su a Case Mattei, ma quei terreni erano della famiglia, mica solo di Romolo, per cui anche la casa era di tutti e tre i fratelli, e in effetti era sempre stato cos, ognuno aveva abitato nel suo appartamento senza pagare affitto e dividendosi le spese condominiali e di manutenzione; ora per che due fratelli su tre erano morti, e c'erano le figlie e i figli di una delle figlie, e c'era un fratello sempre vivo che per figli non ne aveva, vuoi vedere che nasceva un casino per quella palazzina? Cos dicevano le donne, a Tetti, che se ne intendevano, di certe cose. E anche gli uomini scuotevano la testa, alla loro maniera, e continuavano l'elenco: la casa del povero Romolo, due strade pi in l di quella di Alvaro, la casa di Ermanno, proprio in piazza, che rimaneva chiusa molti mesi l'anno ed era un peccato, perch le case vanno tenute aperte, altrimenti vanno in rovina, e poi c'erano ancora pezzi di bosco e di pascolo...
"Bosco, pascolo, castagneto, hai voglia, i Santi son padroni di mezza montagna!"
"Per non parlare dei fabbricati! O se perfino la Casaccia  propriet loro!"
"Sicuro, ed  tanta roba! Il casolare, quello grande, con tutti gli annessi, e poi, lungo il sentiero che va verso il fiume, quell'altre due costruzioni piccole..."
"Vien via, costruzioni. O non era l'ovile, uno?"
"L'ovile, sicuro, e la legnaia... bada bene, che anche se cascano a pezzi, il valore ce l'hanno, e a rimetterci mano..."
"Rimetterci mano, figurarsi: giusto gli Elfi, che vivono a quel modo... Ma tolti loro, a chi vuoi che importi qualche baracca in mezzo al bosco?"
"Importa eccome! L'anno scorso d'autunno son venuti a vedere i terreni. "Chi?"
"Mah, certi di una societ immobiliare, ce li ha accompagnati Mario, sai, il geometra. Pare che vogliano farci un villaggio turistico, sfruttando il terreno, ristrutturando i fabbricati, una di quelle cosine sciccose che vanno di moda ora."
"Ma fammi ridere, un villaggio turistico: chi vuoi che ci venga a villeggiare a Tetti, che non c' nulla di nulla, ci veniamo a malapena noi che ci siamo nati, e bada, che quando muore la nostra generazione, chi ci resta in questo paese?
"Codesto non  vero, perch gi ora c' tanti giovani che vengon su l'estate, vuoi mettere, con l'aria fina che c', e se la societ fa le cose a modino, ci mette la bottega di alimentari, ci mette il bazaar come nei villaggi turistici, che vendono anche il giornale e le sigarette, vuoi vedere allora che la gente ci comincia a venire in vacanza, a Tetti, che c' pace e aria bona, e ci sono tante escursioni da fare, come sulle Dolomiti."
Cos discutevano a giornata, e non si trovavano mai d'accordo, chi diceva che Tetti era finito, ormai, chi diceva che aveva grosse potenzialit, ma la cosa su cui tutti si
trovavano d'accordo era che i tre fratelli Santi di roba ne avevano avuta, e ora che due di loro se n'erano andati c'era da aspettarsi qualche bega per la successione, che le cugine Bice e Doriana, sempre tanto ci ci ci, forse qualche cosa su cui litigare ce l'avrebbero avuta, d'ora in avanti.
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Sabato 31 luglio.
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"Vieni, appuntato, andiamo a fare un sopralluogo."
"Dove andiamo, maresciallo?"
"Voglio vedere dove vivono questi, come si chiamano, i Troll..."
"Gli Elfi, maresciallo?"
"Ah, s: gli Elfi. Bisogna farci spiegare esattamente dov' che vivono, e come ci si va... a quanto ho capito sono creature dei boschi..."
"Io lo so, maresciallo. Bisogna prendere una sterrata, appena fuori dal paese, e proseguire per un paio di chilometri, dipende dove vuole andare, perch ci sono vari insediamenti..."
"Hmm, vediamo un po', come si chiama... Burrone?"
"Strapiombo?"
"Strapiombo.  l che vivono quel Vaccaro, e Maccioni...
"Mi pare di no, maresciallo. Maccioni e Vaccaro, con le loro compagne, vivono a Casaccia... un insediamento pi piccolo. Invece a Strapiombo c' una comunit piuttosto numerosa, gente che per mi sembra averci poco a che fare col nostro caso... Loro gravitano pi che altro su Treppio, non bazzicano Tetti."
"Quanto ci vuole per arrivarci?"
"Eh, maresciallo. Strapiombo  lontanuccio. Quattro chilometri in macchina, poi si deve entrare nel bosco... ci vorr una mezzoretta di cammino, come minimo."
"Per la miseria, Corrieri. Lasciamo perdere. E per andare a Casaccia?"
"Casaccia  pi vicino. Lasciata l'auto, si prende il sentiero che va gi al fiume...in quanto, dieci minuti ce la facciamo. Ma se preferisce li convochiamo qui, il Vaccaro, il Maccioni."
"No, no. Preferisco andare. Rendermi conto di persona."
Gli Elfi di Strapiombo erano la comunit pi antica e numerosa; gli altri, quelli di Casaccia e Bicocche, erano arrivati da poco. Strapiombo era un vero e proprio villaggio, con case in parte ristrutturate, una grande aia, magazzini, legnaia, conigliera. L'idea, quando si era stabilito l il nucleo storico, era quella di fare in tutto e per tutto vita in comune, per cui uno dei rustici era stato attrezzato con una grande cucina e una sala da pranzo ancora pi grande. In cucina fornelli di ogni tipo e dimensione, mensole e armadietti scompagnati, stoviglie assortite, pentoloni di alluminio e padelle di ferro mezzo arrugginite: un po' per mancanza di mezzi, un po' per principio gli Elfi rifiutavano i prodotti pi luccicanti del teatrino consumista, non si fidavano del teflon n della plastica per alimenti, erano contrari all'usa e getta e non avevano elettrodomestici. I piatti li rigovernavano a mano, i panni li lavavano al vecchio lavatoio le donne, perch gli uomini si prestavano al massimo per la rigovernatura, ma il bucato era e restava faccenda del tutto femminile, e che mani screpolate avevano le donne degli Elfi, delle mani che sembravano di carta vetrata, davvero. Il frigorifero, del frigorifero non c'era proprio bisogno, l nel bosco, che all'ombra c'era sempre fresco, se proprio si voleva si potevano immergere le bottiglie di birra nel pozzo, dove l'acqua era sempre ghiaccia, e d'altra parte, verdura e frutta  una bestemmia metterle in frigo.
Lo stanzone dove si mangiava era affollato di tavoli, panche e sedie di diverse forme e dimensioni: l'intenzione era stata quella di consumare tutti i pasti in comune, ma dopo i primi tempi erano nati dei problemi, su chi dovesse alzarsi presto la mattina e preparare la colazione per tutti, caricare le caffettiere, scaldare il latte, affettare il pane, apparecchiare, non sembra, ma richiedeva un sacco di tempo, e la gente alle sette e mezzo massimo doveva alzare il culo, i bambini per andare a scuola, alcuni degli adulti per andare al lavoro, quelli che mantenevano lavori tradizionali, e poi a chi toccava lavare tutte le tazze e i bricchi, sempre ai soliti scemi che rimanevano a casa, come se non avessero da fare, anche loro, tra l'orto e le bestie e la legna e mille altre cose; stesso discorso per pranzo e cena, ci sarebbero volute persone dedicate soltanto alla preparazione dei pasti, no, non era cosa, cos si cominci a cucinare e a mangiare per piccoli gruppi, che gli Elfi non chiamavano famiglie, visto che quello di famiglia lo consideravano un concetto superato ed essenzialmente borghese, ma che alla famiglia un poco ci somigliavano, perch erano composti da un uomo, una donna, alcuni bambini, a volte le donne erano due, perch alcuni degli uomini avevano due compagne, a volte erano due gli uomini, a volte i bambini non era del tutto chiaro di chi fossero figli, ma in fin dei conti non succedeva lo stesso anche nelle cosiddette famiglie borghesi? I bambini erano molti, a Strapiombo, bambini e ragazzi di ogni et, e si divertivano da matti, sempre liberi, a scorrazzare in mezzo al bosco, la mattina presto era uno spettacolo vederli tutti quanti con gli zaini sulle spalle avviarsi sul sentiero in mezzo al bosco, fino alla strada, dove sarebbe passato il
pulmino del comune, erano ragazzi sempre allegri, vestiti alla bell'e meglio, non molto puliti, vivaci e scalpitanti come puledri, affettuosi come cuccioli.
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Luned 13 luglio.
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Il luned mattina Saverio si svegli alle sei, si prepar un caff mentre tutti ancora dormivano, compresa sua suocera, e usc nell'aria frizzante del primo mattino. Loriano era gi fuori, andava nell'orto a prendere due melanzane, un cespo d'insalata, fagiolini. Saverio sal in macchina e part: in citt avrebbe fatto caldo, ma in ufficio c'era l'aria condizionata, e dopo due giorni e mezzo con Vale e i bambini, senza contare la suocera, brava donna, eh! ma pur sempre una suocera, la prospettiva di una settimana per i fatti suoi non gli dispiaceva per nulla. Da fare, al giornale, non ce n'era tanto; essendo finita la stagione dei tornei e dei campionati, la pagina sportiva si sarebbe ridotta all'essenziale, e a lui il caporedattore avrebbe affidato altri incarichi, oltre a quello di farsi un giro presso le varie localit montane dove le squadre di basket e volley femminile stavano in ritiro: gli avrebbe commissionato qualche servizio sulla viabilit cittadina, sulla vita notturna che da noi era sempre mancata, ma che nel mese di luglio un poco si animava grazie alle iniziative del cosiddetto luglio pistoiese; ma soprattutto lo avrebbe incaricato di seguire il festival del blues, che tutti gli anni richiamava in citt orde di fricchettoni da tutte le parti d'Italia e anche dall'estero. Nella seconda settimana di luglio la citt si trasformava: vecchi hippie ormai cinquantenni, rasta con le treccine, punkabbestia coi cani, seguaci della new age, chitarristi e giocolieri affollavano il centro storico, il mercatino del blues era uno dei pi famosi in Italia, i pi stagionati mostri sacri della musica rock venivano a Pistoia a suonare per le strade e a tenere concerti in piazza del Duomo. Un'occasione unica per baristi, ristoratori, rivenditori di alcolici, furgoncini della porchetta e produttori di brigidini di Lamporecchio nonch per spacciatori di ogni tipo di droga. Non tutti i pistoiesi per erano d'accordo sull'opportunit di questa manifestazione, che pure portava in citt un turismo che non si vedeva in nessun altro momento dell'anno.
"Ma bisogna vedere che turismo" diceva qualcuno, "un conto sono le famiglie che vengono in vacanza, con tanto di figlioli, gente tranquilla, o le comitive dei giapponesi che vengono ad ammirare i monumenti, e un conto  questa razzumaglia sudicia e briaca!"
"Sudici e briachi saranno pure, ma intanto un po' di soldini li portano, e ai commercianti non gli fa mai schifo."
"Ah, senti, fosse per me, leverei di mezzo ogni cosa, il blues, il mercatino, tanto, per il ch! Quella  gente che non spende, in albergo non ci vanno, al ristorante nemmeno, i ristoratori della Sala, a quel che so, non sono poi tanto entusiasti di buttar tutto all'aria per preparare panini e distribuire birra alla spina, i porchettari vengono tutti da fuori, e alla fin fine cosa ci resta, un sudicio, un odor di fritto... per me non ne val la pena di degradare la citt in questo modo."
E in effetti non era un bello spettacolo la citt invasa da una torma di straccioni che ciondolavano in condizioni penose per le viuzze medievali e si accampavano nei giardini pubblici, gente che crollava negli angoli pi impensati tra il Duomo e il Battistero, nel vomito e nel piscio, gente che seminava in giro lattine e bottiglie vuote di birra, e dal gioved alla domenica, nella settimana del blues, i supermercati non potevano vendere alcolici e i reparti dove erano esposte queste merci venivano circondati col nastro bianco e rosso e resi inaccessibili come le scene del crimine dei pi recenti telefilm in voga; le madri non potevano portare i bambini ai giardinetti perch in ogni cespuglio giaceva un giovanotto privo di camicia che russava ubriaco fradicio o una ragazza drogata con un abitino di seta indiana semitrasparente dal quale si vedeva benissimo che la ragazza non indossava biancheria. Per questo alla maggior parte dei pistoiesi benpensanti il festival del blues non piaceva, chi poteva in quel fine settimana scappava dalla citt, chi invece era costretto a rimanere cominciava a lamentarsi a partire dal marted, specialmente chi abitava in centro e sapeva gi che nelle tre notti del blues dormire sarebbe stato impossibile. A Saverio invece il blues piaceva, negli anni passati era stato a sentire alcune esibizioni,  vero che i biglietti costavano cari, ma  vero anche che lui come giornalista poteva passare gratis; grazie alla complicit di un suo amico delle superiori, Learco, che faceva il tecnico del suono, era riuscito ad andare dietro le quinte, cio, nella fattispecie, sotto i portici del palazzo comunale, e aveva potuto conoscere di persona John Mayall, B. B. King, Lou Reed e Zucchero, che si era rivelato il pi presuntuoso e antipatico di tutti. Quest'anno, come tutti gli anni, il festival del blues si sarebbe tenuto a met luglio, e Saverio non sapeva come fare per ottenere da Valentina il permesso di rimanere in citt almeno fino al sabato sera.
Martina ancora non si faceva trovare; Saverio le telefon il luned mattina e pomeriggio, il marted all'ora di pranzo, il mercoled praticamente a tutte le ore; tutte le sere poi telefonava a Valentina, che gli faceva un apatico resoconto delle sue giornate da villeggiante; mercoled all'ora di cena parl con Giada che gli disse di aver fatto amicizia con un bambino nuovo che aveva conosciuto facendo una
passeggiata lunga lunga con la nonna, fino ad arrivare a certe case in mezzo al bosco come nella fiaba di Hansel e Gretel:
" un posto che non lo so come si chiama, babbo, e c'era una signora molto alta che mi ha chiesto come mi chiamavo, ha detto che bel nome, Giada, il suo bambino si chiamava Cosimo, abbiamo giocato un po', poi la nonna ha detto che dovevamo andar via."
Cosimo, che strano, non  che ce ne siano tanti, pens Saverio, gli venne un brutto presentimento, l per l, ma poi si disse, cosa vai a pensare, imbecille. Cos si fece passare Tommi, che per al telefono farfugliava soltanto, "passami la mamma, amore". Valentina sembrava irritata.
"Qualcosa non va?", disse Saverio.
"Niente, niente, va tutto bene", fece lei e riattacc.
Il gruppo di case di cui aveva parlato Giada doveva essere il Poggetto, perch la bambina aveva detto che erano passate vicino al cimitero, lei e la nonna, e la nonna le aveva detto:
"L riposa il tuo bisnonno, il mio babbo Terenzio."
E lei allora le aveva chiesto: "Riposa, perch,  stanco?"
A Saverio dava fastidio che sua suocera usasse certe espressioni convenzionali con la bambina, la bambina sapeva benissimo che nonno Terenzio era morto, e lei dicendo riposa non faceva che metterle confusione in testa; prese nota mentalmente, quando vado lass per il fine settimana gliene voglio parlare, ma in realt la cosa che gli girava per la testa era il bambino Cosimo e la sua mamma molto alta. Fu per questo motivo che il mercoled telefon in continuazione, niente, il cellulare era morto, i primi giorni la voce diceva "Il cliente da lei chiamato non  al momento raggiungibile" ora invece "Il numero chiamato  inesistente". Chiaro, Martina aveva cambiato il suo numero, per
non farsi trovare da lui, evidentemente; a ogni ora che passava il sospetto che la misteriosa abitante del Poggetto fosse lei cresceva dentro di lui come un polpo. Gioved decise di venir su, per varie ragioni: la sera successiva sarebbe cominciata la tre giorni del blues, lui avrebbe dovuto rimanere in citt almeno venerd e sabato, e presentandosi a Case Bartoli gioved all'ora di cena con un Barattolino di gelato Sammontana sperava di ottenere l'autorizzazione della moglie. Si era preso la giornata del venerd libera, sarebbe rimasto con la famiglia fino alle cinque, le sei del pomeriggio, poi sarebbe sceso a Pistoia per tornare a Case Bartoli domenica verso l'ora di pranzo... ma soprattutto, c'era una cosa che gli stava a cuore in modo particolare, ed era svelare il mistero della donna molto alta e del bambino Cosimo: a Giada non aveva potuto chieder nulla, nella telefonata di mercoled sera, e tanto meno a Vale o a sua madre, per cui doveva assolutamente venire, verificare di persona.
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Sabato 31 luglio.
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A Casaccia c'erano diversi edifici, se cos li si poteva chiamare. Un casolare dove abitavano gli Elfi: Vaccaro, Maccioni e due donne, Ramalli Elisa, di anni ventidue, convivente del Maccioni, dal quale aveva avuto un figlio, e Capecchi Licia, di anni ventisei, presumibile compagna del Vaccaro, sempre che per questi soggetti valessero le comuni regole della convivenza. Nulla gli garantiva, al maresciallo Borghi, che i quattro non vivessero in regime di amore libero: e del resto, se cos gli garbava, per lui, facessero pure. Oltre al casolare c'erano poi un vecchio fienile, una rimessa coperta, un'altra costruzione, bassa, che doveva essere stata un ovile, e ancora qualche altro rudere, nascosto in mezzo al bosco. Quando Borghi e Corrieri arrivarono sul posto, trovarono solo le due ragazze. La pi grande, Licia Capecchi, era una donna robusta, vestita con una salopette di jeans e una maschera da apicoltura in mano. La giovane, Elisa Ramalli, se Borghi non avesse saputo che aveva ventidue anni, gliene avrebbe dati diciassette al massimo. Era una ragazzina minuta, di carnagione pallida, i capelli di un castano sbiadito. Teneva in collo un bambino di pochi mesi, infagottato alla bell'e meglio in un pannolino di cotone che, all'aspetto e soprattutto all'odore, sembrava intriso di pip: Borghi era certo che al giorno d'oggi le mamme preferissero i pannolini usa e getta, i pampers, li usava anche la sua figlia maggiore, che aveva un bambino pi o meno dell'et di questo. Ma con un aspetto molto pi sano e pulito, indubbiamente.
"Buongiorno" disse Licia, mentre Elisa rimaneva in disparte cullando il piccolo che piagnucolava.
"Buongiorno. Sono il maresciallo Borghi e questo  l'appuntato Corrieri. Stiamo indagando in merito a una serie di morti che si sono verificate ultimamente qui a Tetti, sono certo che siete informate..."
"Ma parla dei fratelli Santi? Quei vecchiacci! Non penser mica che qualcuno li abbia fatti fuori. Non dico che non se lo sarebbero meritato, ma mi pare improbabile."
"Perch dice che se lo sarebbero meritato, signorina Capecchi?"
"Oh, perch erano degli stronzi! Scusi, maresciallo, parlo liberamente. Erano dei vecchi intrattabili, sempre a bofonchiare, sempre col muso lungo. A noi, poi, non ci guardavano nemmeno, ci schifavano, e tutto perch viviamo a modo nostro e ci facciamo i fatti nostri. Quando a stare qui, gli facevamo un grosso favore, in realt."
"In che senso? Mi risulta che la vostra... famiglia... comunit... viva sulla propriet dei Santi in comodato gratuito."
"Eh! Ci avessero anche fatto pagare l'affitto, per queste tre baracche! Ma chi gliele ha sistemate, che stavano crollando? Chi tiene pulito il bosco? Se non ci si fosse noi, sarebbe andato tutto in malora, qui!"
A Borghi, quel tratto di bosco sembrava gi in malora nonostante la presenza degli Elfi, anzi, proprio a causa loro: l'aia era invasa da cumuli di spazzatura, la legna era ammonticchiata in modo caotico sotto la tettoia della rimessa, giocattoli e attrezzi vari erano sparsi dappertutto, animali da cortile e cani gironzolavano liberamente, e non era nemmeno entrato in casa... tuttavia, pens, ci doveva essere del vero nelle parole della donna, perch, ad esempio, il tetto
era stato rifatto da poco, il sentiero che avevano percorso lui e Corrieri era sgombro e tutto sommato il fatto che ci abitasse qualcuno, fossero pure gli Elfi, sottraeva il bosco all'abbandono.
"E lei, signorina Ramalli, che mi dice? Chi  il pap di questo bel bambino?"
" Leo... ora  in giro per lavoro... fa piccole riparazioni, lavori di falegnameria, muratura, quello che capita."
"Lei cosa ne pensa della morte dei fratelli Santi?"
"Ah, io non ne so nulla... non li conoscevo nemmeno... sto sempre qui, con Siddharta. Vado raramente in paese."
Siddharta, pens il maresciallo Borghi. "Dite ai vostri uomini che vengano a Tetti, abbiamo bisogno di rivolger loro qualche domanda."
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Gioved 15 luglio.
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Gioved Saverio usc dall'ufficio alle cinque, dopo aver fissato un appuntamento con Learco per la sera dopo, alle otto, dietro il palco in piazza del Duomo, accesso da Ripa del Sale, che sarebbe stata chiusa, ma dove, dietro le transenne, ci sarebbe stato lui ad aspettarlo. L'edizione di quest'anno era particolarmente prestigiosa: si sarebbero esibiti Ben Harper, Patti Smith, i Deep Purple, i Jethro Tull, nientemeno, oltre ad altri nomi meno noti a riempire il cartellone. Si ferm a comprare il Barattolino Sammontana al bar Albarosa lungo la strada, prima che finisse la citt coi suoi quartieri periferici, un tempo paesini a s stanti, Le Fornaci, Candeglia, Sant'Alessio, e si cominciasse ad arrampicarsi lungo la Riola, una strada che tagliava la montagna a mezza costa, dove per chilometri non c'era una casa, un bar, una fermata dell'autobus. Non appena si saliva un po', Pistoia si vedeva spiaccicata nella piana, avvolta in una cappa d'afa. I palazzoni delle Nuove Fornaci, molto criticati per il loro stile avveniristico, erano gli unici edifici che emergevano in una citt sostanzialmente piatta, a parte il campanile del Duomo e la cupola della Madonna, ovviamente. Le provviste le aveva nel bagagliaio, aveva fatto la spesa la mattina e aveva lasciato tutto in macchina, tanto non c'era nulla di deperibile: ormai che s'era ambientata, per frutta e verdura Valentina faceva riferimento ai vicini che ne producevano
in abbondanza, carne e pesce erano stipati nel congelatore, questa volta Saverio aveva dovuto procurare solo pacchi di pasta, carta igienica, altri pannolini per Tommaso. Benzina l'aveva fatta: non era il caso di partire per Tetti senza prima aver fatto benzina, una volta a lui era successo di rimanere a secco, non c'erano benzinai nel raggio di chilometri, ma Rodolfo gli aveva detto che all'Acqua un signore teneva nel suo garage alcune taniche per ogni evenienza. Prima di arrivare a Tetti per fece una deviazione verso il Poggetto, un gruppo di case non molto dissimile da Case Bartoli.
Da Case Bartoli al Poggetto c'era un bel po' di strada da fare, i due agglomerati erano su direzioni opposte rispetto al centro di Tetti, perci lui riteneva di poter escludere che Valentina ci potesse essere arrivata nel corso di una passeggiata, tanto pi che lei passeggiate non ne faceva; che ci fossero venute Giada e la nonna, dopo aver fatto una visita veloce al cimitero, gli tornava di pi: era stato un caso, Ornella non poteva sapere, e comunque, chi aveva detto che il Cosimo del Poggetto fosse il bimbo di Martina? Sai quanti Cosimo ci sono al mondo. Ma il Save aveva un presentimento, questo fatto di non riuscire a contattare Martina, le sue vacanze misteriose, e quello che gli aveva detto Giada sul suo nuovo amichetto... no, c'era qualcosa che non andava in tutta questa storia, qualcosa da chiarire assolutamente. Stava arrancando su per la ripida salitina che portava al Poggetto quando tutti i suoi dubbi vennero chiariti dall'apparizione di un bimbetto nel quale Saverio riconobbe senz'ombra di dubbio il suo secondogenito.
Cosimo infatti era nato il 18 maggio del '95, Giada il 9 maggio: era quindi pi anziana di ben nove giorni. La differenza era che alla nascita di Giada Saverio era stato presente, aveva accompagnato la moglie nelle passeggiate lungo il corridoio del reparto ostetricia, "Cammini, signora!" le aveva detto l'infermiera. "Cammini che favorisce le
contrazioni", e lei camminava, appoggiandosi a lui, e facendo avanti e indietro per quel corridoio incrociavano regolarmente un'altra coppia nelle stesse condizioni, ed era uno scambio di sguardi e sorrisi tirati, un cedersi il passo a vicenda, tutta una pantomima che mirava a creare l'illusione di una complicit tra quelle due coppie, che non si erano mai viste prima e mai pi si sarebbero viste una volta uscite dall'ospedale ognuna col suo beb, e che invece si presumevano unite indissolubilmente dall'aver vissuto l'evento in contemporanea. A un certo punto, dopo l'ennesima visita di controllo, l'altra coppia era entrata in sala travaglio, mentre Valentina, che aveva una dilatazione pi lenta, essendo al suo primo parto (l'altra donna affrontava il terzo) dovette camminare ancora per due ore. Poi la sosta in sala travaglio, con quella colonna sonora di rumori nel bosco e quei poster alle pareti che avrebbero dovuto creare l'illusione di trovarsi in mezzo alla Natura, tra ruscelli e cascate, e infine la sala parto, con la terrificante poltrona su cui Valentina fu issata quasi di peso:
"Coraggio signora, ci siamo, ci siamo, spinga, come se facesse la cacca, spinga..."
Invece, Martina il parto l'aveva dovuto affrontare da sola, con la sola compagnia di sua madre, perch lui, come avrebbe fatto a venire? Aveva partorito a Prato, dove nessuno la conosceva, e le vicine di letto l'avevano guardata con tenerezza e commiserazione quando avevano saputo che non aveva marito, possibile, nel 1995, ancora questi pregiudizi nei confronti delle madri single. Cosimo, lui l'aveva visto attraverso il vetro della nursery, facendolo alzare da una gentile ostetrica, alla quale aveva detto di essere lo zio del piccolo, fratello di Martina, una menzogna fin dal primo momento, era stata, la vita di Cosimo.
Ed ora eccolo li, alto per la sua et, biondo e cosparso di impalpabile peluria come la mamma, ma con la fossetta sul
mento come lui, che giocava a tirare calci a un pallone di plastica Supertele giallo a riquadri neri, con un altro bambinetto pressappoco della stessa et, e aveva alzato il viso vedendolo arrivare, e gli aveva fatto ciao con la mano, ma non gli era corso incontro felice chiamandolo babbo, perch non ne sapeva niente, che lui era il suo babbo. Martina sentendo il rumore dell'auto era uscita da un portoncino schermato da una tenda a righe verticali, con i capelli legati a coda di cavallo, jeans tagliati al ginocchio e un grembiule allacciato in vita, sembrava proprio il prototipo della giovane e bella massaia, della mammina sexy, Saverio se la immagin per un attimo sul set di un film porno, col grembiulino ma senza jeans, e il culetto che lui ben conosceva esposto alla vista degli spettatori. Saverio cacci via quel pensiero molesto, sapeva benissimo che quello non sarebbe stato il momento di darsi a effusioni con Martina, parcheggi e scese di macchina, salut Cosimo evitando di mostrarsi troppo espansivo e salut la ragazza; aveva visto, in quei cinque minuti, da quando il muso della sua vecchia Passat station wagon, un'automobile di seconda mano che aveva dovuto acquistare dopo la nascita di Tommi, non senza rimpianto per la sua Peugeot 106 rosso fiammante, era comparso sulla stradina a quando lui ne era uscito sbattendo la portiera, tre o quattro visi di donna far capolino da altrettante porte, per vedere chi fosse arrivato, e a trovare chi. Martina lo precedette in casa: la prima stanza era la cucina, piccola, con i pensili di formica sulla parete in fondo, i fornelli, il frigo. In mezzo alla stanza un tavolo di legno e quattro sedie impagliate. A sinistra una porta chiusa che doveva portare alla camera, una sola camera per mamma e bambino, pens Saverio, e a seguire doveva esserci il bagno, tutto l, immaginava. Martina aveva accostato la porta, "Cosimo, va' da Giacomo, puoi giocare con lui coi playmobil finch non vengo a chiamarti".
"Si pu sapere che cazzo succede?" inizi Saverio mentre lei faceva cenni con le mani per fargli capire che doveva parlare a bassa voce, che li ogni parola che dicevi veniva ascoltata e registrata indelebilmente nella mente delle vicine.
"E che cazzo sei venuta a fare qui, se hai tutta questa paura dei pettegolezzi?"
"Io non ho nessuna paura dei pettegolezzi, dico per te, che non vorrai mettere in piazza i tuoi affari. E smettila di dire parolacce, per favore."
"E cosa dovrei dire, sei sparita da dieci giorni, non mi hai detto dove andavi, il tuo cellulare  disattivato, e poi devo venire a sapere da mia figlia che ha conosciuto un bambino che si chiama Cosimo!"
"Figurati, sai quanti Cosimo ci sono in giro, chi ti ha detto che fosse lui?"
"Ce ne saranno anche, in ogni caso era proprio lui, o no? E mi vuoi spiegare che mossa , da parte tua, questa di venirtene proprio qui, e di far conoscere Cosimo a Giada? Dove vuoi andare a parare?"
"Non voglio andare a parare da nessuna parte, son venuta qui senza nessuna intenzione, forse che la montagna  tua? Volevo solo passare un mesetto al fresco col bambino, tutto qui."
Martina sostenne a spada tratta quella versione dei fatti, nonostante l'evidenza: era chiaro, per il Save, che tutto quanto era stato accuratamente pianificato, aver taciuto sulla meta delle proprie vacanze, aver disattivato il cellulare, essersi piazzata l confidando nel fatto che prima o poi, pi o meno casualmente, avrebbe incontrato Valentina, o sua madre, o i bambini, non c'era neanche stato bisogno di farsi vedere in paese. Se poi Martina ci teneva tanto alla sua riservatezza, come almeno finora ci aveva tenuto, cosa c'era venuta a fare in un nido di vipere come Tetti, dove tutti si conoscevano e si sparlavano addosso l'un l'altro? Tetti non
era Pistoia e neanche Montemurlo, qui tempo una settimana tutto il paese sarebbe stato al corrente della faccenda. La discussione and avanti per pi di mezz'ora, con lui che l'accusava di voler sputtanare tutto e lei che negava nel modo pi assoluto parlando di casualit, di coincidenze, di assoluta irrilevanza, finch Cosimo e Giacomo non fecero irruzione in cucina dichiarando di aver fame e Saverio guard l'ora e si accorse che doveva scappare, intanto in macchina il Barattolino Sammontana s'era completamente sciolto e aveva sporcato il sedile posteriore dove il Save l'aveva imprudentemente appoggiato senza nessun tipo di incarto. Cos dovette tornare indietro e chiedere a Martina uno straccetto umido per pulire e lei gli aveva strillato dietro, facendosi sentire da tutte le vicine:
"Hai paura che la mogliettina ti sgridi se sporchi la moquette di quel carrozzone?"
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Sabato 31 luglio.
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"Puccioni Osvaldo" disse il maresciallo. "Lei conosceva bene il signor Santi, mi dicono."
"Che diamine, maresciallo, ci si conosceva da sempre con Ermanno, e anche con Alvaro e Romolo, siamo nati e cresciuti qui, siamo della stessa generazione, nati negli anni Venti, tutti e quattro."
"Mi risulta che lei sia nato nel 1923."
"Nel Ventitr, sicuro, come il povero Romolo. S' fatto l'elementari insieme, qui in paese, alla scuola vecchia, in una stanzina a fianco della canonica, su alla chiesa."
"Romolo quindi era il pi vicino a lei, quanto meno per et..."
"S, c'era due anni di differenza tra Romolo e Alvaro, e altri tre con Ermanno. Ermanno era il pi piccino, il cocco della su' mamma..."
"C'erano delle gelosie tra i fratelli, dei motivi di attrito?"
"Il che vorrebbe dire, questo? Non creder mica che si son fatti fuori a vicenda? E poi l'ultimo a morire  stato proprio Ermanno..."
"Cosa credo io non la deve interessare. Mi dica piuttosto: Santi Ermanno abitava in piazza, giusto?"
"Si stava tutti vicini, gi che Tetti non  un grosso paese... Ermanno abitava in piazza, nella casa dei genitori, che lui era rimasto giovanotto, io Alvaro e Romolo su per la
stradina che viene qui alla scuola nuova, i giovani dicono al circolo, ma noi vecchi siamo ancora abituati a chiamarlo la scuola nuova, questo edificio, che c'era la scuola, qui, dopo la guerra."
"S, s, me l'hanno detto" disse il maresciallo, che con questi vecchi sempre pronti a divagare su tutto si era gi rotto i coglioni. Puccioni Osvaldo era l'ultimo, per quella sera, poi lui e l'appuntato Corrieri sarebbero tornati a Porretta e sarebbero venuti su solo il luned, tanto non c'era urgenza, i fratelli Santi erano finiti, non c'era pericolo che ne facessero fuori un altro.
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Gioved 15 luglio.
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Saverio arriv a Case Bartoli alle sette e mezzo.
"Ah, eccoti finalmente. Menomale che dovevi venir su presto!" gli fece Vale.
"Sono stato trattenuto proprio all'ultimo momento" farfugli lui, sperando che Valentina non avesse telefonato in redazione dopo le cinque, visto che aveva detto a tutti che staccava. I bambini erano fuori a giocare, Saverio aveva un po' di timore che Giada gli dicesse qualcosa di Cosimo, ma la piccola sembrava aver dimenticato il nuovo amichetto. Ornella, sua suocera, stava cucinando zucchine ripiene e aveva fatto il pesto di zucchine per condire la pasta:
"Cosa vuoi, ce ne danno talmente tante, s'ha paura che vadano a male."
Al Save le zucchine non  che gli piacessero poi tanto, ma non disse nulla. Le donne del vicinato si erano gi ritirate per cena, solo i francesi erano ancora seduti al tavolino fuori e bevevano pastis per aperitivo, ci tenevano a far vedere che non erano degli zoticoni come i locali, avevano queste abitudini raffinate, si erano portati delle scatolette di terrine de volaille e terrine de canard che spalmavano su crostini abbrustoliti alla griglia, ne avevano regalato qualcuna a Lina e a Leonora, "sembrano le scatolette dei gatti", aveva detto Lina, che di roba fine proprio non se ne intendeva. Dopo cena, comunque, sarebbero tornati tutti fuori, che le
serate erano fresche, e due chiacchiere si facevano ancora pi volentieri.
"Che hanno da parlare dalla mattina alla sera?" domand Saverio a Valentina, ed era una domanda interessata, perch voleva sapere se era arrivata qualche voce dal Poggetto.
"Ma che ne so", rispose Vale, "parlano sempre delle stesse cose, di quanti barattoli di marmellata hanno fatto, di tutte le verdure che stanno pulendo per metterle sott'olio per l'inverno, e non appena saranno maturi i pomodori, che per ora son mezzi acerbi, buoni magari a mangiare in insalata, faranno la conserva di pomodori, ne parlano come di una cosa epica, la macchinetta per pelarli e levare i semi, il pentolone per bollirli, i barattoli sterilizzati, e di nuovo il pentolone per bollire i barattoli chiusi col coperchio comprato nuovo... tutti gli anni  un cimento che dura una settimana, fanno centinaia di barattoli, una follia!"
"Perch una follia? D'inverno fa comodo avere la pommarola fatta in casa."
"Perch ne fanno talmente tanta, secondo me, che non la smaltiscono, neanche distribuendola tra figli e nipoti; poi perch c' sempre rischio che si guasti, io mica mi fido di questi metodi artigianali, il babbo diceva che c'era il rischio botulino."
"Tuo padre era pieno di fissazioni, e a cosa gli son servite, poi, quando gli  venuto l'infarto?"
"Che c'entra, aveva una predisposizione, poverino, questo non significa che non sia giusto seguire un regime alimentare corretto."
"Figurati, parli tu, che fumi e mangi schifezze..."
"Parlavo in generale..."
"E se queste donne ci regalano qualche barattolino di pomodoro o di marmellata, che fai, lo rifiuti per paura del botulino?"
"Se ce ne regalano, li prender, basta consumarli alla svelta, e poi bisogna vedere il coperchio, bisogna che il coperchio non sia rigonfio."
"Zucchine no, per."
"Perch? Cos'hai contro le zucchine?"
Una cosa era certa: Valentina non sapeva niente, se no non si sarebbe messa a parlare di conserve alimentari. Se fosse stato prudente, pens Saverio, avrebbe ancora potuto evitare lo scoppio della bomba.
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Sabato 31 luglio.
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Le donne erano sedute in cerchio nella piazzetta secondaria di Tetti, non quella principale, all'ingresso del paese, con le panchine e i tigli e la fontanella dell'acqua, e nemmeno quella della chiesa, che una piazza della chiesa propriamente a Tetti non c'era, c'era solo il prato davanti all'ingresso e il monumento ai caduti da una parte: l'altra piazzetta, quella oltre il vecchio lavatoio, nella zona chiamata Tetti Bassi. Avevano portato le sedie fuori dalle case e se ne stavano l a godersi il fresco, badavano ai nipoti e applicavano toppe ai ginocchi dei jeans mentre si raccontavano a vicenda le solite vecchie storie.
Di quando Laura, la figlia della Maria Rosa, s'era fidanzata e si doveva sposare e aveva detto al babbo, "No, babbo, io Gianni a vivere con me non ce lo prendo", non perch non volesse il fratello in casa, ma perch sapeva che la mamma non ne poteva pi di stare a Tetti inverno e estate, e se lei avesse acconsentito a prender Gianni in casa, visto che da ottobre Gianni avrebbe cominciato a frequentare l'Istituto Professionale a Pistoia, la mamma non avrebbe avuto pi nessuna speranza di convincere il babbo a trasferirsi in citt almeno durante l'anno scolastico.
Di quando il vecchio Aurelio era stato trovato impiccato nella legnaia e nessuno aveva capito perch l'avesse fatto, ma qualche mese dopo s'era saputo che la su' figliola, Mafalda, era stata ricoverata in una clinica privata, sulle colline sopra Firenze, dove si diceva che avesse partorito un bimbo non normale, che era stato subito rinchiuso al brefotrofio.
Del tempo di guerra, quando c'erano i partigiani quass, e si nascondevano a Bicocche e alla Casaccia, s, proprio dove ora stavano gli Elfi, e dei Tedeschi, che rastrellavano la zona e requisivano tutto, le pecore, le mucche, i muli, al nonno Ugo gli avevano rubato l'orologio d'oro, alla Virginia gli orecchini.
Intanto i bambini scorrazzavano e le bimbe si davano da fare con pentolini e piattini e ortaggi di plastica, "tanto, c' poco da fare", dicevano le nonne, "s'ha un bel dire, ma le femmine son diverse dai maschietti, a loro piace giocare a mamme, fare i mangiarini,  la natura, cosa ci si vuol fare". Cos si usava trascorrere il tempo, a Tetti, e anche se i racconti erano sempre gli stessi, le donne ci prendevano gusto, e ogni tanto si sedeva accanto a loro qualcuna delle pi giovani, suggestionata da tutte quelle vecchie storie, mentre altre brontolavano, "mamma, nonna, zia, ancora con quegli aneddoti, ancora con quei ricordi che ci propinate da quando eravamo bambine, che si sanno a memoria, e non se ne pu pi, ormai".
"La nonna non faceva niente, in casa" cominci Bice, la figlia del povero Romolo. "Aveva cinque figli, due femmine e tre maschi. Le femmine erano le pi grandi, la zia Vanna e la zia Rina, poi c'era il babbo, poi lo zio Alvaro, e lo zio Ermanno che era il pi giovane. La nonna stravedeva per lui, era il suo cocco. Se c'era una coscia di pollo, un pezzettino di ciccia tenera, una fettina di castagnaccio o qualche altra ghiottoneria pi rara, mandarini, banane, una ciocca d'uva, tutto era per lui. Lascia stare, diceva agli altri,  per Ermanno. E gli altri gonfiavano! Erano gelosi, si capisce.
"Le mie zie, ci badavano loro al piccolino, che la nonna non faceva nulla, se ne stava sdraiata sul divano, me la
ricordo ancora, quand'ero piccina, mi chiamava, mi voleva vicino a s, io avevo un po' di soggezione, per, non mi avvicinavo volentieri. La nonna aveva sempre un odore un po' stantio, a furia di starsene l, in quella cuccia, poi a quei tempi, non era come ora, l'acqua in casa non c'era, bisognava andarla ad attingere alla fonte, e poi scaldarla nel paiolo, la gente si lavava meno, specialmente d'inverno. Le zie me lo dicevano sempre: l'abbiamo cresciuto noi, Ermanno, e guai a dirgli qualcosa, la nonna gli dava sempre ragione su tutto, e lui era venuto su bizzoso, si capisce. Il mi' babbo, non  che ce l'avesse con lui, ma un po' di rancore secondo me gliel'ha portato, senza nemmeno accorgersene. Povero babbo... E alla fine lo zio Ermanno  rimasto solo."
"Come, solo, e le sue sorelle?"
"Ci sarebbe ancora la zia Rina, ma  andata a stare dalle suore, da quando la zia Vanna  morta. Non che sia vecchia, la zia Rina, avr ottant'anni al massimo, ma  sempre stata cagionevole di salute, e un po' zoppina, poverina; finch ce l'ha fatta,  stata in casa insieme a lui, che non si sono sposati, n l'uno n l'altra, ma poi lei ha cominciato a perdere un po' la testa e ha voluto a tutti i costi ricoverarsi dalle suore, gi a Porretta."
"E perch non  rimasta col fratello?"
"Mah, e come faceva, lui... non se ne sarebbe saputo occupare, che vuoi, non  mai stato abituato!"
"E ha messo la sorella al ricovero? Dopo che lei l'ha allevato?"
"Be', che poteva fare... Ermanno non era adatto, devi capire..."
"Mah! Mah! Che mi tocca sentire! La Rina al ricovero, dopo tutto quello che ha fatto per lui! O quant'?"
"Eh, saranno due anni, almeno... o quant' che non venivi a Tetti?"
"Eh, un pezzetto... un pezzetto, di sicuro. Mah, che mi tocca sentire..."
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Venerd 16 luglio.
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Quando Saverio ripart, il venerd pomeriggio, dopo aver passato la giornata a dare una mano nelle pulizie di casa e a giocare coi bambini, si sent un miracolato. Niente, non era successo niente, nessuna comare aveva accennato alla giovane madre single che aveva preso casa al Poggetto, nessuna apparizione di Martina o di Cosimo si era materializzata sul sentiero di Case Bartoli, nessuno era venuto di corsa da Tetti a raccontare la clamorosa novit, che un'altra moglie e un altro figlio di quel giovanotto che lavorava al giornale, il genero dell'Ornella di Terenzio, erano stati avvistati nei paraggi. La stessa Valentina non nutriva, evidentemente, alcun sospetto, che in caso contrario non avrebbe esitato a fargli il terzo grado. Perci trascorse circa 22 ore in compagnia della famiglia ufficiale e, senza fare tappa presso la famiglia clandestina (ci aveva pensato, soppesando i pro e i contro di una simile iniziativa, ma aveva deciso per il no, soprattutto perch aveva quell'appuntamento con Learco alle otto in Ripa del Sale e non poteva far tardi), scese verso la citt, l'afa e le zanzare. Quella sera Pistoia era piena come un uovo, gente di ogni tipo risaliva dalle vie periferiche verso il centro, cittadini perbene, famigliole e coppie in cerca di svago, insieme a figuri un po' malmessi, con gilet di pelle sul torace nudo, tatuaggi e piercing, dreedlock, jeans sbrindellati, cani. Molti avevano trovato alloggio in un paio di campeggi che l'amministrazione comunale aveva allestito vicino all'uscita dell'autostrada, altri sciamavano dalla stazione, dove erano usciti dai treni stracolmi, altri ancora avevano camper, roulotte o semplici station wagon parcheggiate appena fuori della zona a traffico limitato. L'odore di corpi sudici e sudati, di birra e di urina si cominciava gi ad avvertire, ed erano appena le otto di sera. Piazza del Duomo era tutta transennata, le vie d'accesso erano presidiate dai volontari del servizio d'ordine, per entrare dovevi mostrare il biglietto, che peraltro non era affatto a buon mercato. Quella sera si esibiva Ben Harper, il giorno dopo ci sarebbero stati i Deep Purple, preceduti da una serie di artisti molto meno noti, che nei cartelloni erano pubblicizzati come il funambolico polistrumentista Lucky Peterson e il travolgente giovanissimo Jonny Lang. Personalmente, il Save non aveva mai sentito nominare n l'uno n l'altro. Sbuc sul retro del palazzo comunale dalla salita di Ripa del Sale e intravide Learco, tutto accalorato a chiacchierare con elettricisti e tecnici che finivano di montare il palco. "Vieni, vieni, Save, da' un'occhiata qui."
"E un mio amico", aggiunse rivolto agli operai, "un giornalista della Nazione."
"Ma com' bravo questo bimbo!" aveva detto a Martina la nonna di Giacomo, l'amichetto di Cosimo. "O quel giovanotto che  venuto su l'altro giorno,  il su' babbo?"
"No, no" aveva risposto Martina, " un mio vecchio amico, un compagno di scuola di mio fratello, ai tempi delle superiori. Ogni tanto viene a trovarmi... conosceva anche mio marito, il babbo di Cosimo, erano tutti nella stessa classe, al liceo scientifico."
"E suo marito, signora, non ci viene quass?"
"Mio marito purtroppo  morto, due anni fa: un incidente con la moto..."
"Oh, che tragedia, mi spiace davvero! E cos il piccolo Cosimo non ha il babbo?"
Martina fece una faccia compunta e non rispose, Franca Turco le pos una mano sul braccio in segno di solidariet, "c' tante situazioni, a questo mondo, che neanche ci s'immagina".
Speriamo che non mi chieda particolari, pens la ragazza, che s'era inventata quella storia l per l e aveva bisogno di tempo per metterla a punto; le sembrava buona per, perfetta per soddisfare la curiosit morbosa delle vicine e sufficiente a dissipare le chiacchiere sulla visita di Saverio, almeno per qualche giorno. Non aveva ancora deciso come comportarsi, come sfruttare quella mossa balzana, quella decisione presa pi che altro per dispetto: suscitare uno scandalo non era nel suo interesse, non pensava che l'avrebbe spuntata in uno scontro frontale del tipo o lei o me, puntava semmai a una sorta di ricatto: sono qui, sto minacciando il tuo quieto vivere, bada di tenermi buona.
Martina non rimpiangeva nulla, intendiamoci, adorava Cosimo e non riusciva a immaginare la propria vita senza di lui, per quegli anni erano stati duri, andava detto, da quando aveva deciso di portare avanti la gravidanza e di pensare lei al bambino in tutto e per tutto, Saverio aveva deciso, okay, aveva sposato Valentina, preso tra due fuochi aveva scelto, ma lei aveva inghiottito la delusione.
"Mi arranger da sola", aveva detto, "tu non hai obblighi nei miei confronti. Nei nostri."
Si era vista nei panni dell'eroina, della madre sola che non ha bisogno del maschio, ma con l'andar del tempo, con la gravidanza, il parto, e poi tutti i problemi legati al primo anno di vita di Cosimo, l'allattamento, le coliche, le notti in bianco, il lavoro da riprendere dopo i tre mesi obbligatori del congedo di maternit, si era resa conto che tutto questo era troppo per lei, nonostante la presenza assidua di sua madre che, all'epoca, aveva fatto il possibile. E menomale che Saverio non le aveva dato retta e aveva mantenuto i contatti, aveva continuato a venire a trovarla, s'era affezionato al bambino, aveva scucito qualche soldo, mica tanti in realt, con la scusa che non guadagnava molto e che comunque aveva famiglia e sua moglie addirittura era incinta un'altra volta... Quando l'aveva saputo, che quella spudorata aspettava un altro bambino, a Martina era venuta voglia di farsi mettere di nuovo incinta anche lei, visto che il Save non disdegnava un po' di buon sesso, quando la veniva a trovare, e magari Cosimo era al nido o dormiva, ma poi ci aveva ripensato, chi glielo faceva fare, era gi dura con un figlio, figuriamoci due, ora poi che i suoi genitori le avevano giocato quello scherzetto, di andarsene a vivere in Spagna, come se fossero due piccioncini liberi e soli, come se lei non esistesse.
"Se vuoi venire con noi, Martina" le aveva detto la mamma, "ci fa piacere, potrai trovare lavoro laggi e noi ti daremo una mano col bambino", ma lei non se l'era sentita, era troppo legata alla sua citt, alle sue amiche del basket, soprattutto era troppo legata a Saverio: invece, le aveva detto sua madre, avrebbe fatto bene a recidere quel legame, che non le stava portando nulla di buono. Sua madre era convinta che Saverio non l'amasse e si stesse prendendo gioco di lei, lei invece, nei momenti migliori, pensava che Saverio fosse innamorato di lei, e non di quella stronza della moglie, perch con lei parlava, si confidava, e faceva di tutto per mettere da parte qualche soldo, di nascosto dalla megera, per lei e Cosimo, e poi lo capiva dal modo in cui faceva l'amore con lei, che proprio ci aveva una gran passione, ma se era cos, perch non si decideva a lasciare la stronza e venire a vivere con lei?
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Sabato 31 luglio.
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Subito dopo la guerra Tetti avr avuto quanto, cinquecento abitanti. Pi altri cento sparsi per le varie borgate. In piazza c'era la bottega di alimentari, che vendeva tutti i generi necessari, la pasta sfusa, che si prendeva con una paletta e si metteva in un foglio di carta gialla, la farina, il riso, lo zucchero, che invece la carta ce l'aveva azzurra e nessuno sapeva perch, e il sapone in polvere, le saponette Palmolive, il sale e le sigarette, che la bottega aveva l'insegna dei Sali e Tabacchi. Frutta, verdura, uova, tutte queste cose gli abitanti di Tetti non avevano bisogno di comprarle all'alimentari, visto che tutti avevano l'orto e le galline, e chi non l'aveva andava direttamente dal produttore. Anche se quasi tutti facevano il pane in casa, apr bottega un fornaio, e pian piano si fece la sua clientela, perch molti trovarono comodo di poterlo comprare, il pane. C'era una merceria, che teneva mutande da uomo e da donna, calze di tutti i generi, lunghe e corte, grosse per l'inverno e fini per andare in citt, robine per bambini, tovaglie, strofinacci, un po' di cartoleria, qualche giocattolo: per necessit pi specifiche il marito della merciaia prendeva l'ordine direttamente dal cliente e quando tornava dai suoi giri presso i fornitori riportava camicie da notte, camicette da donna, libri e riviste: scarpe no, per le scarpe dovevi andare a Porretta, il giorno di mercato, comunque in paese c'era un ciabattino che faceva le riparazioni. C'era il bar trattoria, dove gli uomini andavano a giocare a carte, la sera, e dove la domenica si poteva pranzare, su prenotazione. La scuola elementare aveva due classi: prima-seconda e terza-quarta-quinta: questo fino alla fine degli anni Sessanta, poi la classe fu una sola, e infine, nei primi anni Settanta, la scuola fu chiusa perch non c'erano quasi pi bambini, in paese. Di tutto questo si parlava in continuazione, ricordando i vecchi tempi, paragonando la Tetti di una volta a quella d'ora, tra le donne sedute davanti alle case e tra gli uomini in piazza, e tanto pi da quando s'era sparsa la voce che il comitato aveva intenzione di allestire, per il mese di agosto, una mostra sulla storia di Tetti, con pannelli che avrebbero illustrato le sorti del paese nei diversi periodi storici ma soprattutto negli ultimi cinquant'anni, e i pannelli sarebbero stati corredati di fotografie che gli abitanti stessi avrebbero fornito: cos ognuno aveva frugato nelle scatole di scarpe dove si conservavano le vecchie foto e adesso tutti tiravano fuori quei cartoncini ingialliti e ricurvi agli angoli e se li mostravano l'un l'altro e ricordavano tanti episodi che parevano dimenticati, tante persone ormai morte o andate via, tanti momenti belli e brutti della vita di Tetti che tornavano alla luce tra esclamazioni sorprese, nostalgiche, incredule.
"Ecco qua", disse Teresa accomodandosi sulla sedia impagliata e posando sulle ginocchia la scatola da scarpe. Pass in giro le foto via via che le prendeva, erano per la maggior parte in bianco e nero, col bordino bianco dentellato, ma c'erano anche delle polaroid anni Settanta, coi colori un tempo estremamente vividi, ora invece stinti, e un largo bordo bianco intorno, e qualcuna ce n'era pi recente, di formato pi grande, senza bordo, coi colori ancora vivaci. Proprio recentissime no, perch da diversi anni ormai tutti facevano solo i filmini con la videocamera, specialmente chi aveva bambini piccoli, era tutto un rincorrerli con quell'attrezzo in mano, e le riprese venivano mosse, saltellanti, che veniva il mal di pancia a vederle, ma soprattutto nessuno le vedeva, perch di quei filmini se ne facevano un mucchio, ma poi per poterli guardare ci voleva tutto un apparato, e tempo, e la famiglia riunita, ed era tanto se si vedevano una volta: invece, quel che avevano di bello le fotografie, era che si potevano guardare quando si voleva, cos, una donna anziana come Teresa, del tutto digiuna di tecnologia e sprovvista di mezzi ultramoderni, se voleva era perfettamente in grado di prendersi dal ripiano alto dell'armadio la sua scatola da scarpe e guardarsi tutte le foto che voleva senza nessuna controindicazione. Le foto che stava cercando in quel momento, comunque, erano quelle vecchie, quelle di quando era bambina, o dei suoi genitori, ecco, diceva, e via via le tirava fuori e le faceva girare e intanto s'era formato un capannello intorno a lei, perch le vecchie foto, chiss, attirano sempre.
"Questi chi sono, zia?", le chiese sua nipote Gloria, la figlia di suo fratello Loriano.
"Questi siamo noi, io e il tu' babbo e quell'altra mia sorella, che  morta di meningite. Non lo riconosci il tu' babbo? Qui deve avere cinque anni, o sei, forse..."
"Il babbo? Fammi vedere meglio..."
"Guarda, qui siamo sempre io e lui, ma pi grandini, facevamo la scuola media, dopo che ci eravamo trasferiti in citt!"
"S, questa ce l'abbiamo anche noi. E questa?"
" la nonna... Guarda, questa gli piacer, a quelli del comitato. C' il nonno con Romolo, Alvaro e Terenzio che giocano a carte davanti al bar. E dietro di loro si vede l'insegna dei Gelati Alemagna."
"S, questa  bellina... e questa?"
Tutti mettevano le mani dentro la scatola e tiravano fuori le foto, c'erano i genitori di Teresa il giorno del matrimonio, i due figli maschi il giorno della Prima Comunione, il pi grande, Loriano, che era il babbo di Gloria, l'altro, Attilio, pi giovane, che non s'era sposato; Teresa da ragazzina, con le trecce; le donne sedute sull'aia a mondare i fagiolini, la processione dell'Assunta, e il matrimonio di Teresa, naturalmente, e i fratelli Santi, e Svaldo con la sorella Angela, che gi da bambina si vedeva che non era tanto per la quale, altroch. Tutti si meravigliavano e si passavano le foto l'un l'altro, commentando, neanche non le avessero mai viste. Alla fine Teresa ne mise da parte una decina per la mostra: oltre a quella degli uomini seduti a giocare a carte, oltre a quelle della processione, ce n'era una con una vecchia su una sedia a dondolo, che nessuno aveva capito se fosse la suocera di Teresa, buonanima, o la zia Cesarina, e un'altra dove si vedevano due ragazze e alcuni bambini in piazza, che guardavano nell'obiettivo con aria meravigliata, doveva essere molto vecchia, quella, a giudicare dalla foggia degli abiti che indossavano, Teresa non si ricordava chi fossero i soggetti inquadrati n chi fosse il fotografo.
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Domenica 18 luglio.
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Domenica, verso mezzogiorno, dopo aver tirato tardi in modo vergognoso, aver bevuto non si sa cosa e non si sa quanto, e probabilmente aver fumato dell'afgano o del pakistano, tutte cose che non faceva da anni, da quando nel '91 s'era messo con Valentina, una ragazza fin troppo perbene che lo aveva allontanato dai suoi amici pi freak e gli aveva proposto in cambio passatempi innocui come le gite al mare o le serate davanti alla tele, Saverio si svegli col classico cerchio alla testa da post sbornia e nessuna voglia di salire a Case Bartoli. Il suo cellulare era pieno di chiamate perse, quasi tutte da Valentina, due da Martina, che aveva riattivato il cellulare, aveva dovuto comprare una nuova scheda, perch la precedente l'aveva buttata nella spazzatura in un momento in cui era molto incazzata, e lui aveva preteso di avere il suo nuovo numero, e guai se si fosse permessa un'altra volta di tagliare i contatti, che c'era di mezzo un figliolo, e coi figlioli non si scherza; perci Saverio, dopo aver messo la moka sul fornello, chiam la moglie, la rassicur sul fatto che stava partendo, biascic parole senza senso che nelle sue intenzioni dovevano giustificare il ritardo e chiuse la comunicazione, prov a chiamare l'amante ma ricevette ancora una volta un messaggio di irraggiungibilit, certo che Martina era veramente volubile di questi tempi, o magari lass fra quei monti la linea andava e
veniva, bevve il caff, si ficc sotto la doccia e finalmente part. Prima di andare a Case Bartoli, pens, sar meglio che faccia un salto al Poggetto, tanto per accertare che tutto vada bene. Arriv al bivio che erano gi le due, aspetta, si disse, ritelefon a Valentina e le invent una storia su una fila chilometrica che aveva trovato lungo la strada, due auto che venivano in direzioni opposte si erano scontrate in un punto molto stretto, su verso l'Acquerino, nulla di grave, ma avevano ostruito la strada, non si poteva sorpassare, e c'era un po' di gente che andava a fare il picnic nella riserva forestale, insomma gliela mise tanto bene e con tanti di quei particolari, una donna che urlava, un bambino che stava scappando, un cane, che Valentina gli aveva creduto, o forse aveva ceduto per sfinimento.
"Insomma quando arrivi?" gli aveva chiesto.
"Eh, non lo so, deve arrivare l'ambulanza..."
"Come l'ambulanza?" gli aveva chiesto lei. "Se avevi detto che non c'erano feriti."
"Avevo detto nulla di grave, non che non c'erano feriti", e riattacc.
Con questo sperava di avere ancora una mezzoretta, lasci la macchina al bivio e si avvi verso il Poggetto a piedi, erano pochi metri, ma non voleva che le vicine vedessero la sua auto, vero che avrebbero potuto vedere lui, ma pass in mezzo agli alberi, e a quell'ora tutte le donnette dovevano essere in cucina a rigovernare i piatti o sul divano a farsi un pisolino davanti alla televisione accesa. Buss alla porta di Martina e lei gli venne ad aprire, "Oh Save, sei venuto, non ci speravo", gli butt le braccia al collo e cos lui, che era venuto per parlare, si ritrov a letto nell'unica camera della casa.
"E Cosimo dov'?" chiese.
" da quel suo amichetto,  andato a giocare con i playmobil."
"E se arriva?"
"Shh", rispose lei.
Poco da dire, Martina gli piaceva ancora un casino, era questa la sua maledizione, non riusciva a prendere le distanze da lei, ma se finora la situazione era stata accettabile per entrambi, ora, se ne rendeva conto, la ragazza cominciava a non star pi nella pelle, voleva qualcosa, infatti quando le disse che doveva andare, che a casa lo aspettavano, che era gi in ritardo, lo sguardo di Martina si incup.
"Come, gi te ne vai?"
"Devo, Marti.  tardissimo."
"Sei rimasto mezz'ora..."
"Valentina sar furiosa, le avevo promesso che sarei arrivato per pranzo."
"Valentina, Valentina! Che m'importa di Valentina! E Cosimo non lo saluti neanche?"
"Meglio di no, lasciamolo giocare."
"Certo, per quel che te ne importa... lui  il figlio di serie B..."
"Sei ingiusta, adesso. Senti, facciamo cos: passo luned mattina presto, mentre scendo a Pistoia, a vedere te e il bambino. Va bene?"
E nel momento stesso in cui prometteva si pentiva di aver promesso, luned mattina le vicine sarebbero state in giro fin dall'alba, tanto l'aveva capito lui che queste vecchie montanine si alzano prestissimo, e certamente una di loro l'avrebbe visto, e avrebbe detto di averlo visto a qualcun altra, e del resto, cos'hanno da fare queste vecchie, se non spettegolare.
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Sabato 31 luglio.
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Dopo essere rimasta per un po' ad ammirare le foto di Teresa, Bice and a casa e cerc nello scaffale tra i vecchi album di fotografie. Da ragazza le aveva tutte sistemate, i primi album che aveva avuto avevano pagine di cartoncino separate da fogli di carta velina; per mettere le foto bisognava innanzitutto comprare gli angolini, che erano adesivi sul retro, e sistemarli bene ai quattro angoli, dopo aver attentamente misurato la foto, in modo da incastrarcela a puntino, non troppo larga e non troppo stretta. Sotto ogni foto, poi, nello spazio a disposizione, si scrivevano delle frasi carine o spiritose, oltre al luogo e alla data in cui la foto era stata fatta, e al nome dei personaggi che vi erano ritratti. Le foto pi recenti, invece, erano ammucchiate in una scatola, perch via via, col passar del tempo, l'entusiasmo le era passato e non aveva pi fatto album, ma accumulato le istantanee limitandosi a scrivere la data sul retro. Bisognerebbe proprio che le riordinassi tutte, pens, ma sarebbe stato un lavoro immane, e chi ne aveva voglia pi, comunque, vediamo, dovrebbe essere in uno di questi... Scorse alcuni album, con la copertina di pelle, o di stoffa, e finalmente al quarto tentativo la trov, eccola, "Ristorante La valle della Limentra, Pasqua 1947", c'erano suo padre Romolo, suo zio Alvaro e suo zio Ermanno, dovevano avere, quanto? Il babbo era del Ventitr, lo zio Alvaro del Venticinque, lo
zio Ermanno del Ventotto. Bello era il babbo, da giovane, coi capelli corti e gli occhi che gli ridevano, con la giacca buttata sopra la spalla, meno bello lo zio Alvaro, con quegli occhiali di tartaruga, ancora un ragazzo Ermanno, in camicia con le maniche corte, lo sguardo accigliato, come sempre. Bice prese l'album e corse fuori, lo mostr alle donne ancora l a chiacchierare.
"Questo  il tu' babbo", disse a Gloria mostrando un ragazzetto in pantaloni corti. "E questa la nostra maestra delle elementari", una giovane donna bassa, accigliata, coi capelli scuri e un grembiule nero, ma come c'era finita la foto della maestra, sul retro della quale c'era scritto anno scolastico 1970-71, in quel vecchio album che andava dal 1946 al 1950?
Fuori, sulla terrazza del circolo dove i ragazzi giocavano con un vecchio biliardino e dove il giorno dell'Assunta si ballava il liscio con Gosto e la sua band, alcuni membri del comitato stavano allestendo la mostra fotografica su Tetti e la sua storia. La vecchia Teresa non era stata la sola ad aderire all'appello e a mettere a disposizione vecchie fotografie, molti altri avevano dato il loro contributo, e nei giorni precedenti la signora Gina, una maestra in pensione che tutte le estati veniva su a Tetti, aiutata dai suoi nipotini e da alcuni altri ragazzetti aveva preparato dei cartelloni su cui si raccontava la storia di Tetti fin dalle sue remote origini: un cartello parlava di certi graffiti che si pretendevano preistorici e che erano stati rinvenuti in una grotta vicino al fiume, un altro raccontava la leggenda della fondazione di Tetti a opera dei Romani, che avevano controllato quel lato dell'Appennino e i valichi verso Bologna, un altro ancora descriveva il borgo medievale, molto pi grande e popoloso, al crocevia di pi strade e sentieri: il tutto era corredato di foto che mettevano in evidenza dettagli architettonici o scorci paesaggistici, mentre alcuni acquarelli, realizzati da
un artista olandese che aveva passato due mesi alle Susina, tre anni prima, e da lui gentilmente lasciati in dono alla comunit, abbellivano il tutto. Su un tavolo alcuni ragazzi stavano smistando le foto dividendole in mucchietti in base al periodo: ce n'erano certe dei primi del Novecento, si capiva dagli abiti delle persone, altre degli anni Trenta, col Podest di Badi al Castagno che era venuto a ispezionare la scuola, e tutti i bambini in divisa del fascio, altre ancora del dopoguerra, coi camion che arrancavano su per la strada sterrata, le donne sull'uscio di casa coi capelli arricciati dalla permanente, i giovanotti che si facevano fotografare in gruppo, con l'aria un po' da bulli che andava di moda a quei tempi. E altre ancora pi recenti, guarda, faceva Mario, prendeva in mano una foto dopo l'altra, riconosceva tutti i soggetti raffigurati, li indicava a Saverio.
"Questi sono i tuoi suoceri, guarda, Ornella con Riccardo, l'hai conosciuto tu, Riccardo? Sono a Case Bartoli, proprio l dove inizia la strada, questo rudere  la casa dove ora sta Adriana."
" vero, guarda com' giovane l'Ornella... sembra tutta Vale... Riccardo non l'ho conosciuto, no,  morto prima che ci mettessimo insieme, ma ho visto delle foto, in casa."
"E questo qui  Svaldo, sempre con la sua sorellina accanto, gli stava sempre appresso, poverina. Eccoli anche in quest'altra, sono loro, lo vedi, dev'essere lo stesso giorno, sono vestiti uguali... e questi altri due sono Gere e Romolo."
"Ma cos'aveva quella ragazza?"
"Mah, c' chi dice un trauma, c' chi dice che era ritardata fin da piccina. Eccoli ancora, guarda: tutti e tre i Santi, Svaldo e Angela, Gere, e questa  Nora, che poi ha sposato Gere."
"Come fai a riconoscerli, che a me sembrano tutti uguali!"
"Eh, che vuoi, li ho sempre conosciuti... guarda, questo qua  il mi' babbo! Lui per  gi di un'altra generazione, ha sempre vissuto in citt. E la mamma non  di Tetti, ha cominciato a venirci solo dopo sposata."
Saverio si avvicin a un gruppo di ragazze che stavano allestendo un altro pannello.
"Stiamo realizzando la parte dedicata alla scuola di Tetti. Abbiamo avuto la scuola elementare fino al 1971."
"Ah s? E dov'era?"
"Proprio qui, dove ora c' il circolo. Guardi!"
Saverio prese un cartoncino ingiallito, dove la facciata e il portone della scuola erano facilmente riconoscibili. Le ragazze erano riuscite a ricostruire tutti gli anni scolastici dal 1945-46 al 1970-71, ognuno con una foto di gruppo, dove l'intera scolaresca guardava intimorita nell'obiettivo, affiancata da una o due maestre e dalla custode. Di anno in anno i bambini crescevano, i pi grandi venivano sostituiti dalle nuove leve, anche le maestre cambiavano spesso, solo la custode era sempre la solita.
"Questa  l'ultima", disse una delle ragazze porgendo a Saverio una foto a colori. "Nel 1971 la scuola ha chiuso e dall'anno scolastico successivo i bambini sono andati a Badi, veniva il pulmino a prenderli tutte le mattine. Abbiamo anche un'istantanea della maestra da sola."
Saverio osserv il primo piano di una ragazza mora, con le sopracciglia folte e lo sguardo torvo, un grembiule nero abbottonato davanti e le mani posate sul ripiano della cattedra. Strano, ma gli pareva un viso conosciuto.
"Era una di qui?" domand alle ragazze.
"No, veniva da Pistoia, pensi, rimaneva quass tutta la settimana... stava dalla mi'nonna Cesarina. La nonna se ne ricorda bene, era una molto scontrosa, brava per, pensi, era sarda, aveva un nome... c' scritto qua dietro, ecco: maestra Efisia, anno scolastico 1970-71."
Cazzo, pens Saverio, ecco chi era, la maestrina di Tetti: la signorina Caddozzu, barbaramente assassinata nel luglio di cinque anni prima... come dimenticarla, era il primo caso serio su cui si era cimentato da giovane cronista, e non ci aveva cavato niente, ancora a distanza di anni il caso della Caddozzu era rimasto insoluto. Proprio l'estate in cui aveva messo incinta sia Vale che Martina... guarda un po' che scherzi fa il destino, a volte.
"Voglio che divorzi" gli aveva detto Martina. "Voglio che divorzi e che ti sposi con me."
"Ma via, Marti, sii ragionevole. Io e Vale abbiamo due figli..."
"Anche io e te abbiamo un figlio, te ne sei scordato? Vuoi che te ne faccia un altro, in modo da mettermi al pari con Valentina?"
"Per l'amor del cielo, Martina, come ti  venuto in mente, tutt'a un tratto..."
"Non  tutt'a un tratto,  da un bel po' che ci sto pensando. Non mi accontento pi del secondo posto, non ho voglia di vivere la mia vita in clandestinit, e poi Cosimo ha bisogno di un padre."
"Ma se hai sempre detto faccio da sola, non voglio nulla, non ho bisogno di nulla..."
"L'ho detto,  vero, ma ora le cose sono cambiate. Non ce la faccio pi a fare la donna a mezzo servizio, devi scegliere, o me o lei."
Saverio non l'aveva mai vista cos perentoria. L'aveva blandita con due coccole e le aveva promesso che avrebbe preso una decisione prima della fine dell'estate, poi si era avviato verso Case Bartoli, dove immaginava che Valentina gli avrebbe fatto una scenata delle sue, era dalle dieci di mattina che mancava da casa. Era il pomeriggio di sabato 31 luglio, avrebbe lavorato ancora una settimana, poi le ferie,
e dio sa cosa l'avrebbe aspettato, l, crocifisso tra quelle due furie. Scegliere,  una parola. A Valentina lo legava una solidariet antica, e aver condiviso quegli anni, la formazione della famiglia, l'acquisto della casa in citt, e da ultimo la sistemazione della casa per le vacanze. La sua vita era l, scorreva entro quei binari. D'altra parte c'era Martina, Martina gli piaceva, e anche al piccolo Cosimo s'era affezionato, per non parlare del senso di colpa che provava e che Martina aveva fatto aumentare a dismisura, prendendo in affitto quella Casina, a pochi chilometri da dove stava lui, spaparanzato a godersi il relax: sul versante opposto della montagna, gli pareva di vederlo, il piccolo gruppo di case del Poggetto, e s'immaginava Martina l fuori, tra le tre o quattro vecchie che si era ritrovata come vicine, in esilio. Scegliere, una parola. In quei cinque anni s'era adagiato, aveva contato sul legame forte con Vale e sull'acquiescenza di Martina, ma quel tempo stava finendo, prima della fine dell'estate doveva prendere una decisione.
"Valeriano, come si chiama quel gruppetto di case laggi, proprio di fronte a noi?"
"Quello  il Poggetto" disse Valeriano. "Ma noi col Poggetto non s'ha niente da spartire. E tutt'un'altra parrocchia."
"Davvero?"
"Che dici, Valeriano?" disse Lina, "La parrocchia  la solita, quando  morta la Vittoria, l'anno scorso, il funerale s' fatto a Tetti."
"Dicevo in senso figurato", fece lui, "nel senso che non abbiamo relazioni, con quelli l."
Per fortuna, pens Saverio, e chiese come mai.
"Mah,  una storia vecchia, manco me la ricordo. C'era stata una lite tra due famiglie... una stava qui a Case Bartoli, una al Poggetto... c'era di mezzo la propriet di un
pezzo di castagneto, mi pare. Gli uomini eran cugini primi, Loriano, ti ricordi?"
"Erano i Mungai, mi pare. Mungai  un cognome di quell'altro versante. Paolo era quello che stava qui, in quella casa dove ora sta la milanese. E Giovanni era l'altro cugino. Hanno litigato di brutto... non si son pi parlati. Da allora  nata la divisione, perch Paolo, si capisce, aveva dalla sua tutta Case Bartoli. Poi lui s' trasferito...  andato in Australia... ma tanto tempo fa, dev'esser morto, ormai. E la casa, gli eredi l'hanno venduta."
"E il castagneto?"
"Il castagneto, mi sa che  andato a quelli del Poggetto."
E cos, pens Saverio, le questioni legate alla propriet sono forti, da queste parti. Ma ho l'impressione che nella storia dei fratelli Santi, e ora anche di Gere, ci sia qualcos'altro, qualcosa di torbido. L'importante comunque  che quelli di qui al Poggetto non ci vanno, e quelli del Poggetto non vengono qui.
Ornella per c'era andata, aveva tagliato per i boschi con i bambini, avevano fatto proprio una bella camminata, "vero bimbi?" disse trionfante entrando nella piazzetta con le braccia cariche di cortecce e pezzi enormi di muschio. E non era nemmeno la prima volta.
"Siamo andati a trovare il mio amico Cosimo" cinguett Giada.
"C' una ragazza che ha preso la casa di Franca Turco" disse Ornella: Turco era un altro cognome dell'altro versante.
"L'ha affittata per luglio e agosto, ogni tanto io e Giada andiamo a trovarla, vero amore? Ha un bambino dell'et di Giada, e suo marito  morto, pensa. Mi sembra tanto sola, tra quelle vecchiacce che ci sono l, e le ho detto tante volte di fare una scappata da noi, ma non vuol venire."
Misericordia, pens il Save, il cerchio cominciava a stringersi. Qui bisognava trovare una soluzione, e fare anche alla svelta. Martina potrebbe fare uno scivolone, gli balen per la mente, ma si pent subito di aver pensato una cosa simile.  che sono suggestionato da tutti questi esperti montanini che all'improvviso inciampano, cadono dai tetti, si vanno a schiantare o si beccano un vaso di fiori sulla testa. Guard di soppiatto Valentina: si faceva raccontare tutto da Giada, ammirava le cortecce raccolte da Tommi e non sembrava sospettare nulla. Ma come fai a non capire, voleva dirle,  talmente evidente!
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Domenica 1 agosto, mattina.
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La mattina del primo agosto, domenica, il maresciallo Borghi si era alzato presto ed era andato in ufficio. Sua moglie era al mare con la figlia, per aiutarla a badare ai nipotini, e lui per questa volta non l'aveva raggiunta, con la scusa di quel caso che voleva risolvere prima di andare in ferie. Troppo caldo al mare, troppa sabbia negli occhi, troppo casinisti i nipoti: Sebastiano Borghi una sua idea di vacanze ce l'avrebbe anche avuta, ma temeva che non fosse pi praticabile. Classe 1936, non era certo un sessantottino, ma aveva visto Il laureato, Easy Rider e Un uomo da marciapiede e aveva tre vecchi LP con tutte le canzoni di Woodstock; era un appassionato biker e possedeva un vecchio chopper proprio come quello di Dennis Hopper, col quale per molte estati era andato in giro con sua moglie Nives: ora per la Nives era tutta presa dai nipotini, e in moto con lui non ci veniva pi, perci Sebastiano non aveva alternative, per le prossime ferie, alla spiaggia di Rimini, bagno con ombrellone e sdraio, qualche libro da leggere e castelli di sabbia coi nipoti. Quel fine settimana per, con questo caso che forse non era un caso ma una bolla di sapone, era rimasto a casa, "voglio vedere se lo chiudo prima delle ferie", aveva detto alla moglie. Aveva passato gran parte del sabato nel suo ufficio in caserma e ora eccolo nuovamente l, di buon mattino, a leggersi i verbali. Dall'officina era arrivato il rapporto sull'auto del Santi: i freni erano scollegati, si poteva ipotizzare un sabotaggio. Come immaginava. Il brigadiere Fanciullacci si era procurato le mappe catastali della zona: incredibile quante propriet avessero i Santi, ben tre case nel centro di Tetti, vari appezzamenti boschivi, alcuni rustici isolati, ecco qua, pens Borghi, questa  la mappa degli edifici situati in localit Casaccia... per non parlare di un intero palazzo a Pistoia, via del Villone, una zona elegante, per giunta, lato nord, il pi caro della citt. Uhm. Pi ci pensava, pi il maresciallo Borghi temeva che ci fosse tutto quel ben di Dio all'origine del triplice omicidio. Perch a questo punto il sospetto che neanche le morti degli altri due fratelli fossero accidentali si faceva sempre pi strada dentro di lui. E a chi sarebbe andata tutta quella ricchezza? Certo, questi montanini non scherzano, ne aveva conosciuto anche altri, lui, in tanti anni di servizio al comando di Porretta. Sembran tutti dei morti di fame, son li che contano anche i bocconi che si mettono in bocca, ma quando poi se ne vanno, scopri che hanno case, terre e un bel conto corrente alle poste. Eredi dei tre fratelli erano senza dubbio le figlie... Romolo era vedovo, Ermanno non s'era sposato... Alvaro in realt la moglie ce l'aveva, ma l'aveva lasciato tanti anni fa, e chiss dov'era, adesso: forse la figliola lo sapeva... Santi Doriana coniugata Venturi... E la madre si chiamava... ecco qua. Traversari Regina. Capace di saltar fuori tutta un tratto, quella Regina, ora che il marito era morto e c'era da spartirsi l'eredit. E la figlia di Romolo, dunque, la figlia di Romolo eccola, Santi Bice, coniugata Bartoli. Tutti Bartoli, a questo paese. Bartoli, Mattei... Il maresciallo non ci si raccapezzava pi, e intanto controllava per l'ennesima volta le schede di Maccioni Leonardo, di Ramalli Elisa e di Vaccaro Renato. Quei soggetti l, ne avevano di polvere sotto il tappeto, ci metteva la mano sul fuoco lui, e non solo quei ridicoli reati per cui
erano stati condannati a pene irrisorie. Quella gente l, per conto suo, chiuderli dentro e buttar via la chiave.
Proprio in quel momento squill il telefono.
"Maresciallo, sono Mario Mattei, deve venire subito su,  morto mio zio Geremia!"
"O porca miseria, Mattei, e com' successo?"
"Una disgrazia, pare. Anche se a questo punto... L'ha colpito un vaso caduto da un terrazzino, mentre rincasava, ieri sera tardi."
"Testimoni?"
"Nessuno... l'hanno trovato stamattina."
"Arrivo" disse il maresciallo, e telefon all'appuntato Corrieri, che se ne stava a letto a dormire beatamente.
"Come?" disse alla madre che lo svegli, "Non  domenica oggi?"
"Non so che dirti", rispose la madre, "ha detto il maresciallo che  morto un altro di quei vecchi e che devi raggiungerlo subito in caserma."
Nel frattempo Mario telefon a Saverio, sul cellulare visto che a Case Bartoli il fisso non l'avevano messo. Anche Saverio dormiva, o meglio, amoreggiava con la moglie approfittando del fatto che la nonna Ornella aveva portato tutt'e due i bambini nel bosco a cercare cortecce e muschio per il presepe.
"O cazzo" disse appena seppe la novit. "Mi dispiace per tuo zio, Mario."
"Devi venire subito, gli fece Mario, che io qui non ci capisco pi nulla."
"Ora anche gli amici ci si mettono" comment Valentina, che era stata interrotta proprio nel momento culminante.
"Non capisci,  morto Gere."
"Muoiono tutti, in questo cazzo di posto" disse Vale. "E poi chi diavolo  Gere?"
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Sabato 31 luglio.
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Nora, la moglie di Gere, da quando era morto Alvaro non era pi lei. Se ne stava sempre in casa, non usciva pi a far due chiacchiere con le altre donne in piazza, non aveva dato foto per la mostra, non aveva nemmeno rinnovato la tessera del circolo. Le rare volte che si affacciava sull'uscio, vedevano che borbottava tra s parole indistinguibili.
" stato il trauma" dicevano le vicine. "S' visto quel poveruomo precipitare proprio sotto i suoi occhi."
Qualcuno ricord che da giovani erano stati innamorati, prima che Nora si mettesse con Gere. E avevano vissuto sempre porta a porta, vuoi scommettere che c'era ancora qualcosa tra di loro?
"Macch", dicevano le pi scaltre, "se c'era qualcosa ci se ne sarebbe accorte, in tutti quest'anni: non s' mai visto Alvaro entrare in casa di Gere quando non c'era lui!"
"Ma qualcosa di platonico" sugger Gloria, che aveva studiato.
"Il che?" domandavano le altre. "Noi, codeste parole, non si sono mai sentite."
Teresa and a bussarle alla porta:
"Nora" le disse, "che non ci vieni a sederti sulla panchina con noi?"
"Un'altra volta" fece Nora.
"Quella donna non mi garba" rifer Teresa alle amiche, "c' qualcosa che la rode."
Gere, invece, era sempre al circolo, a giocare a carte con Loriano, con Valeriano e con Terenzio cugino. Ma quella sera, mentre tornava a casa, a buio, gli casc un vaso di gerani sul capo: o non ci rimase secco anche lui?
O che c', la maledizione? si domandavano tutti. O che sta succedendo in questo paese?
Il bello  che il corpo di Gere non fu ritrovato fino al mattino, perch Nora se n'era andata a letto alle dieci e mezzo, dopo aver visto la replica di un episodio del Maresciallo Rocca, e per la stradina interna tra il circolo e casa sua non era passato nessuno, nonostante ci fosse parecchia gente a giro, quel sabato 31 luglio, fino a notte inoltrata. Diverse persone avevano cenato al circolo, e altrettanti erano venuti dopo cena, i soliti vecchi a giocare a carte, ma anche famiglie con bambini a prendere un gelato; anche Saverio c'era stato, con tutta la famiglia al seguito e una paura matta di veder sbucare Martina e Cosimo. Si erano visti anche Maccioni Leonardo e Vaccaro Renato, due soggetti, da raccomandarsi. Ed erano arrivati anche i milanesi e i bergamaschi, con quei figlioli adolescenti di cui si diceva che ne combinassero di tutti i colori.
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Domenica 1 agosto.
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Saverio arriv a Tetti prima del maresciallo Borghi. Per forza, era pi vicino. Il paese era in subbuglio, la piazza era piena di gente, le persone entravano e venivano dalla casa di Gere. Siamo maledetti, borbottava Vinicio, il pi vecchio dei tettaioli, che abitava in una casa isolata, un chilometro prima di arrivare in paese, siamo maledetti. Vinicio, d'inverno se lo portava a Prato il figlio Fernando, volente o nolente, perch Vinicio aveva pi di ottant'anni, camminava col bastone e nessuno si fidava a lasciarlo lass. Mario era in mezzo a un capannello che commentava quello che era successo, Gere era rimasto al circolo fin quasi a mezzanotte, poi s'era avviato verso casa insieme a Terenzio cugino, davanti a casa di Terenzio cugino i due s'erano separati, e da quel momento nessuno l'aveva pi visto. L'aveva trovato Teresa, la mattina verso le sette e mezzo, che per poco non gli era preso un accidente, a vederlo in quel modo, e aveva chiamato subito Svaldo, prima di attentarsi a bussare all'uscio di Nora.
"Mia zia Nora  fuori di s" disse Mario a Saverio. "Se ne sta seduta su una sedia e non dice parola. Le amiche hanno fatto avanti indietro tutta la mattina, ma non son riuscite a strapparle neanche una sillaba.  sotto choc, capisci! Io poi non so pi che pensare. Chi pu volere la morte di tutti questi vecchi?"
"Eh, c' qualcosa sotto" disse Teresa passando, quasi tre s e s: "L'ho detto, io, che Nora non era pi lei! C' qualcosa, e lasciate che ve lo dica, ragazzi, voi siete giovani, qui c' delle storie che risalgono ai tempi dei tempi!"
"Che storie?" chiese Mario.
"Eh, lo so io" disse Teresa, e tir di lungo.
Si potrebbe pensare a una storia di soldi, pensava Saverio, i Santi erano ricchi, ma Gere cosa c'entrava? Qualcosa di vecchio... un amore, una gelosia di quando erano giovani...
"Mario, bisogna indagare sul passato di queste persone. Sulla loro giovinezza. Ho visto tutte quelle foto, ieri. Erano un gruppo molto affiatato, e non si sono mai separati, sono sempre vissuti qui, hanno condiviso ogni momento... sono certo che nascondevano un segreto. Andiamo a rivedere quelle foto, son sicuro che la risposta  l, solo che non riesco a vederla."
"Tu hai letto troppi romanzi gialli" disse Mario, ma lo segu al circolo, dove il giorno prima, lavorando fino alle sei del pomeriggio, le ragazze avevano finito di allestire la mostra e i cartelloni che illustravano la storia di Tetti, corredati di acquerelli e fotografie, erano esposti sotto la tettoia della veranda. Nello stesso momento arrivavano al circolo il maresciallo Borghi e l'appuntato Corrieri, di malumore perch aveva dovuto litigare con la sua ragazza che voleva andare al mare. "Eh, ne so qualcosa" gli disse benevolmente Saverio, e ti auguro che la vita non ti s'incasini di qui a cinque anni come s' incasinata a me, aggiunse dentro di s.
Il maresciallo Sebastiano Borghi e l'appuntato Filippo Corrieri ripresero possesso della saletta riunioni dove avevano stabilito il loro quartier generale a partire dal pomeriggio di gioved, 29 luglio. Il maresciallo aveva ancora la testa piena di calcoli e stime, metri quadrati, rendite catastali.
Per lui non c'era dubbio: il movente della strage dei fratelli Santi andava individuato nel fattore economico. Intendeva quindi convocare nuovamente Santi Bice e Santi Doriana, che ereditavano tutto, oltre a Maccioni Leonardo, Ramalli Elisa e Vaccaro Renato, nella loro qualit di residenti in un'abitazione di propriet dei Santi.
"Ma la morte di Mattei Geremia come s'inserisce in questo contesto?" gli chiese l'appuntato Corrieri.
"Ma che lo so" fece il maresciallo, irritato: in effetti la morte del Mattei risultava un elemento incongruente e fuorviante.
"Magari il Mattei  morto davvero in modo fortuito" azzard. "Voglio parlare con la donna che l'ha trovato, e poi vedi di scambiare due chiacchiere con tutti quei ragazzi che sono arrivati in questi giorni e che, se  vero che hanno scorrazzato in lungo e in largo fino a notte inoltrata, qualcosa devono pur aver visto."
"Agli ordini, maresci" disse Filippo, che ci teneva a far la figura del ragazzo solerte ma anche capace di pensare con la sua testa. Quindi assunse un'aria pensierosa e aggiunse:
"C' un altro problema, maresci. Come facciamo a dimostrare che anche Romolo e Alvaro sono stati uccisi? Per Ermanno abbiamo il sabotaggio dei freni, ma la morte degli altri due pu essere stata casuale!"
"Ci arriviamo per deduzione, Corrieri. Se qualcuno ha fatto fuori Ermanno Santi, e visto che tre morti in un lasso di tempo cos breve, e per di pi con un'accelerazione impressionante, non possono essere una coincidenza, in presenza di un movente plausibile, ad esempio una contesa sull'eredit, noi possiamo ipotizzare che anche Romolo e Alvaro Santi siano stati assassinati."
"Ma le prove? Non abbiamo prove n per Alvaro, n tantomeno per Romolo!"
"Ragazzo mio, tu leggi troppi libri gialli. Non  sempre necessario avere le prove materiali. Si possono interrogare le persone interessate, i testimoni, valutare quello che dicono, farle cadere in contraddizione... senza contare che ci sono pure dei delinquenti che se sono stressati ben bene finiscono per confessare!"
"E chi l'avrebbe fatto? Mica le due donne, le cugine.
"E che ne so, Corrieri, potrebbero essere complici... ognuna ha eliminato il padre dell'altra... per entrare in possesso dell'eredit."
"Uhm" fece Corrieri.
"Che c', non sei convinto? Allora gli Gnomi."
"Gnomi?" chiese Corrieri.
"Insomma, gli Elfi" gli rispose il maresciallo. "Quelli sono pregiudicati, da' retta a me. Magari i Santi non ce li volevano, sulla loro propriet, li volevano cacciare."
"Uhm" disse Corrieri. Fece entrare Mario Mattei, il geometra, e se ne and a fare un giro per il paese, in cerca dei nottambuli della notte avanti. Macch, quelli russavano, le mamme non li volevano svegliare: " tornato alle sette, stamani.  lo stesso se ve lo mando al circolo nel pomeriggio?". Corrieri fece un giro per il paese, ispezion la stradina dove era stato trovato il cadavere di Geremia, vide che due terrazzini che davano proprio su quel punto del vicolo erano gremiti di vasi di gerani, da l non  certo cascato quello che ha accoppato Gere, pens, non ne manca neanche uno. Di sua iniziativa buss a uno dei portoncini identici che si affacciavano sulla stradina: ci abitava una vecchia signora sorda, che non aveva sentito nulla, ovviamente, e che non registrava nessun ammanco nella sua collezione di vasi da fiori: le ortensie accanto al portone, le petunie sugli scalini, una piantina grassa dentro una piccola nicchia nel muro, e i gerani sul davanzale, nessuno mancava all'appello, erano tutti in piena fioritura,
una meraviglia, merito del pollice verde di suo marito. La vecchia signora invit l'appuntato a prendere un caff, ma Filippo gentilmente declin: aveva ancora tanto da fare e non voleva approfittare del suo tempo. All'altro portone non rispose nessuno, era la casa di una coppia di Firenze, ancora non erano arrivati per la stagione, i gerani glieli curava sempre suo marito, lo inform la signora sorda affacciandosi nuovamente. Di fronte c'era la casa di Svaldo, che in quel momento si trovava da Gere, proprio dietro l'angolo, a far compagnia alla vedova, poi basta, quell'angolino di paese era tutto l. Il vaso di gerani dev'essere venuto da una di quelle case, pens Filippo. Forse qualcuno si era introdotto nell'abitazione vuota, tanto la vecchia sorda non avrebbe sentito nulla, e il marito aveva passato la serata con gli altri uomini al circolo, a giocare a carte.
Mentre Mario parlava col maresciallo, Saverio passava in rassegna per l'ennesima volta le vecchie foto ingiallite degli anni Cinquanta. La chiave era l, non aveva dubbi. C'era qualcosa, un particolare che gli sfuggiva. Le foto di famiglia, le foto di gruppo, rigorosamente divise: maschi con maschi, femmine con femmine. Le coppiette, alcune timide e impacciate, altre in posa pi disinvolta, i ragazzi che cingevano le spalle delle fidanzate, le ragazze che protendevano il viso verso l'obiettivo, facendo la bocca a bacio. Rodolfo e Lina, Nora e Gere, Romolo e sua moglie Isola, Alvaro e Regina, la donna che l'aveva abbandonato lasciandogli la bambina di pochi mesi. E poi un'altra di Nora, ma con Alvaro, era vero allora che c'era stata una tresca, ma com' che questa foto compromettente se ne stava l placida in mezzo alle altre? E chi l'aveva offerta per la mostra? E Nora non aveva detto nulla, e Gere? Ma certo, la mostra era ancora in preparazione nel pomeriggio del giorno prima, Nora non l'aveva vista di certo, e Gere, se Gere l'aveva vista nessuno poteva dirlo, ormai. O forse s, qualcuno con cui
aveva passato la serata: Terenzio cugino, Svaldo, Valeriano. Svaldo! Ecco chi mancava tra le coppiette. Svaldo non s'era mai sposato, proprio come Ermanno, e non aveva avuto neanche una fidanzatina? Ma certo, lui era sempre con la sorella. Le aveva sacrificato tutta la vita, a quella sorella. E qualcuno sapeva dire se Angela fosse ritardata dalla nascita o vittima di un grave trauma, e quale trauma, poi?
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Domenica 1 agosto.
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Per la terza volta in meno di un mese don Tadeusz sal a Tetti per portare parole di conforto ai dolenti. Impressionante questa serie di morti improvvise, accidentali, impressionante la presenza, in tutte e tre le case che aveva visitato, delle stesse persone, le due cugine Bice e Doriana, inseparabili, la signora Teresa, che veniva sempre la domenica a preparare l'altare per la messa, quell'omone del Puccioni, che lavorava gi alla trattoria, dove don Tadeusz andava ogni tanto a mangiare un boccone, e la povera signora Nora, ora nel ruolo di vedova fresca fresca. Ma certo, in fin dei conti Tetti era un paesino veramente piccolo, la gente era quella, inevitabile trovarseli di fronte in tutte le occasioni, e riguardo alla casualit di quelle morti, a quanto pare le forze dell'ordine non ne erano convinte, perch il maresciallo Borghi e l'appuntato Corrieri, don Tadeusz li conosceva bene tutti e due, stavano indagando da giorni. Stavolta, venendo in su, don Tadeusz aveva portato con s don Carlo, un vecchio prete che aveva abbandonato da tempo la vita attiva e passava i suoi ultimi giorni in un pensionato di suore, a Treppio.
"Vieni con me, don Carlo, cos ti fai una giratina, ti svaghi un po'."
"E dove andiamo?"
"Vado a Tetti a far visita a una vedova e a prendere accordi per il funerale.  vicino, un quarto d'ora di macchina, facciamo una scappata."
"Conosco Tetti, sono stato parroco l i primi anni del mio sacerdozio... e chi  il morto?"
"Un certo Geremia Mattei, pensa che sfortuna, gli  caduto un vaso di fiori in testa!"
"Geremia, eh? L'ho conosciuto quand'era un giovanotto... stava con una certa Nora, bella ragazza..."
"Nora, s,  lei la vedova. Ma tu non sai, in quel paese quest'anno  un continuo, muoiono come le mosche."
"Che vuoi farci,  un fatto naturale... in questi paesini della montagna non ci son rimasti altro che vecchi,  inevitabile che muoiano uno dopo l'altro."
"No, non  come pensi tu, questi uomini non erano poi tanto vecchi, erano sui settanta, settantacinque, e son morti tutti per incidenti inspiegabili... tant' vero che  venuto il maresciallo dei carabinieri e sta interrogando tutti."
Don Tadeusz parlava benissimo l'italiano, era in Italia da tanti anni, all'inizio aveva studiato in seminario a Roma, dove era rimasto a lungo, eh s, papa Woytila aveva fatto tanto per il clero polacco... Poi, si era trasferito in Toscana, e qui aveva dovuto ricominciare dalla gavetta, fare il tappabuchi di qua e di l, con la penuria di preti che c'era, "mica come ai tuoi tempi, don Carlo."
"S, certo, erano altri tempi, allora. Io sono stato a Tetti tre anni, dal '49 al '52, la parrocchia era grande abbastanza, contando anche le frazioni vicine, avevo due classi di catechismo, un gruppo di ragazze dell'azione cattolica, e la sera si recitava il rosario, le donne venivano a frotte. Ma non credere, era una vita dura, durissima. Una miseria, un freddo! Un isolamento... per vedere un altro prete, dovevo aspettare il giorno delle cresime, quando veniva il Vescovo, te l'immagini, il Vescovo lass, su una jeep della forestale,
perch la strada non era asfaltata. E ai primi di settembre, quando c'era la settimana degli esercizi spirituali, scendevo a Pistoia... era una boccata d'ossigeno, prima di rintanarmi in canonica per tutto l'inverno. Tu, almeno, hai la macchina, e vai dove ti pare..."
A casa di Gere don Carlo per non era voluto entrare, non era certo che Nora lo riconoscesse, non aveva voglia di farsi identificare, cos si incammin a passo lento, con le mani dietro la schiena, verso la scuola, e quando fu arrivato si accorse che al posto della scuola c'era la sede di un circolo Arci, quella del comitato per la tutela dei borghi di montagna e un bar coi tavolini fuori. Sulla terrazza dove un tempo i bambini facevano ricreazione c'era un'installazione di pannelli corredati da foto e disegni, doveva essere una di quelle iniziative che caratterizzano generalmente le estati nei piccoli centri. Un giovanotto scrutava le foto e leggeva attentamente le didascalie, don Carlo aveva l'impressione di conoscerlo. Si avvicin all'installazione e and dritto al pannello che illustrava le vicende della scuola di Tetti. Inforcando gli occhiali da presbite cominci a osservare le foto delle scolaresche dei diversi anni scolastici: quei ragazzini spavaldi, coi pantaloni corti e i ginocchi bitorzoluti, oppure, in istantanee pi invernali, infagottati in maglioni grossi, lavorati a mano, con rombi e noccioline in rilievo, e pantaloni di fustagno, e le bambine con le trecce o i capelli raccolti in un nodo sulla nuca, che nella foto ovviamente non si vedeva, e i grembiuli neri abbottonati davanti, don Carlo poteva quasi sentire l'odore selvatico di quei giovani corpi poco lavati, un odore misto di sudore ascellare, cavolo lesso e fumo di legna di interminabili serate passate in casa a scaldarsi al caminetto. Un odore che molti avrebbero potuto trovare sgradevole ma che a lui, don Carlo, gli faceva ancora venire i brividi. Ah, quanto gli erano piaciute quelle ragazzine goffe, coi capelli neri, la testa bassa, vestitini informi come sacchi, dai quali immaginare le forme acerbe dei corpi non era tanto difficile per un prete dotato di fantasia. Era giovane, don Carlo, allora, e aveva peccato, tant' vero che alla fine l'avevano cacciato via, ma senza strepito, senza scandalo, l'avevano trasferito da un giorno all'altro, e a Tetti ci avevano mandato uno pi anziano, a cui le donne non piacevano proprio, n giovani n adulte. E non  detto che lui abbia fatto meno danni di quelli che ho fatto io, pens. Passava in rassegna quelle facce stupefatte, procedendo da un anno scolastico all'altro, finch non arriv all'ultima foto della serie, anno scolastico 1970-71, lesse, no, io a quell'epoca ero gi a San Bartolomeo. Le bimbe e i ragazzini nelle ultime immagini avevano un aspetto ben diverso rispetto a quelli di vent'anni prima, intanto le ultime foto erano a colori, il che non voleva dire che in assoluto ci guadagnassero, poi era tutta un'altra epoca, niente pi grembiuli neri, niente pi crocchie o trecce, le ragazze portavano i capelli sciolti, come andava di moda a quell'epoca, con la forcina a trattenere la frangia, a don Carlo pareva di sentirle, "Mamma, la frangia si porta sulla fronte, non hai visto Franoise Hardy alla televisione" e la madre implacabile: "A casa mia, i capelli sugli occhi non li voglio vedere!".
E maglioncini aderenti, gonne a motivi geometrici, tutti capi che le bimbe dovevano aver indossato apposta per la foto di classe, dato che nei giorni normali a scuola ci andavano di sicuro infagottate come capitava; e i maschietti, coi capelli un po' lunghi, come andava di moda allora, il colletto della camicia aperto sotto il maglione, e la maestra, don Carlo aguzz la vista, lui quella ragazza la conosceva, ma dove diavolo l'aveva vista? Non era una delle bambinette del paese, una ex alunna diventata maestra? No, i lineamenti marcati non corrispondevano a nessuna che lui ricordasse... e allora... magari l'aveva conosciuta pi tardi, a Pistoia, alla parrocchia di San Bartolomeo... ma certo! Come aveva
fatto a non riconoscerla subito? Quel viso accigliato, quel corpo tozzo, lo sguardo strabico, non ci si poteva sbagliare, era lei, Efisia Caddozzu, che aveva insegnato per anni alla scuola elementare Selvaggia Vergiolesi, e aveva fatto il doposcuola alla parrocchia di San Bartolomeo, e aveva diretto l'Associazione Francesca Cabrini e poi... mio Dio, quella donna lo perseguitava, non bastava che pensasse a lei quasi ogni giorno da cinque anni, non bastava che gli apparisse in sogno e lo facesse svegliare nel cuore della notte col cuore a mille, che un giorno o l'altro gli sarebbe venuto l'infarto, ora se la doveva veder comparire anche in un innocente cartellone che celebrava la storia del miserabile borgo di Tetti...
Saverio si avvicin al prete. L'aveva riconosciuto, era il vecchio parroco di San Bartolomeo, l'aveva intervistato al tempo in cui aveva seguito le indagini sul misterioso omicidio della maestra Caddozzu per conto della Nazione. Era stato il suo primo incarico importante, anche se alla fine si era risolto con un nulla di fatto. I sospetti erano caduti su un giovane albanese, che era sparito nel nulla e non era mai stato rintracciato.
"Ha visto?  la maestra Caddozzu, anche lei la conosceva, vero?"
Don Carlo si spavent:
"Lei chi ?" chiese.
"Ah s, scusi. Sono Saverio Giorgianni, della Nazione. Ci siamo conosciuti qualche anno fa, esattamente nel '94, quando la signorina Caddozzu fu uccisa. Io ho scritto degli articoli per "La Nazione", sono venuto a parlare anche con lei, alla sede dell'Associazione Francesca Cabrini."
"Gi, gi, ora ricordo... povera Efisia, si  poi saputo nulla? Era stato quell'albanese a ucciderla, se non ricordo male."
"Cos pensavano gli inquirenti..."
"Che intende? Lei non lo crede?"
"Be', sembrava fosse stato lui, non lo nego. Io per non ero convinto, all'epoca."
"E chi... di chi sospettava, ragazzo mio?"
"Mah, non saprei. E lei? E ancora a San Bartolomeo?"
"No, no, mio caro, io sono in pensione, ormai. Son venuto con don Tadeusz, per via di quel morto, Geremia... ma ho preferito non entrare in casa, sa, non voglio disturbare... quando c' un lutto..."
" stato parroco qui, non  vero? Ho visto la sua foto,  l su quel cartellone dove c' la storia della chiesa di Tetti. Era pi giovane, allora, ma io l'ho riconosciuta..."
"Ero giovane, eh s! Dov' la foto?" chiese don Carlo e si avvi verso il pannello successivo.
Il maresciallo Borghi stava torchiando ben bene Macaoni Leonardo, e presto avrebbe fatto altrettanto con Vaccaro Renato e Ramalli Elisa, che aspettavano fuori il proprio turno.
"Maccioni, lei  stato avvistato ieri sera qui, al bar del circolo, in compagnia di altri elementi sospetti."
"Avvistato? Elementi sospetti? Ma come parli, amico?"
"Non faccia il furbo con me, Maccioni. Era qui o non era qui ieri sera? E sa rendermi conto del modo in cui ha passato la serata?"
"Ero qui con Elisa, la mia donna, e con Renato, stanno tutt'e due qua fuori. Abbiamo mangiato una pizza e abbiamo fatto due passi in paese, ma siamo rientrati presto alla Casaccia perch Siddharta piangeva."
"Siddharta?" Era il nome con cui la ragazza magrolina, la compagna di quel soggetto, aveva chiamato il piccolo, ma lui fece il finto tonto: non  una buona cosa far trapelare le informazioni di cui si  in possesso, anche se insignificanti come quella. Siddharta!
"Il nostro bambino. Piangeva, Elisa era stanca e voleva metterlo a letto. Io le ho detto, bisogna abituarli un po' pi spartani, questi bambini, mica farsi condizionare dai loro capricci, ma lei non ha sentito ragioni, lo sa come sono le mamme."
"Lei e sua moglie abitate in localit Casaccia, non  cos?"
"Ma che mi prende in giro, maresciallo? Non c' andato di persona, a Casaccia, quando, ieri mattina? In ogni caso, Elisa non  mia moglie, ma la mia compagna."
"Lei non commenti e risponda alle mie domande, Maccioni. A quanto vedo qui, si tratta di una propriet dei defunti fratelli Santi. Un edificio rustico, due magazzini, dieci ettari di bosco e un sentiero con servit di passaggio."
"Non penser mica che abbiamo fatto fuori i Santi per via della propriet!"
"Io non penso nulla, Maccioni. Sto solo raccogliendo informazioni.  vero che Alvaro Santi vi aveva notificato lo sfratto?  vero che intendeva ristrutturare il rustico e gli annessi per metter su un agriturismo?"
"Lo sfratto? Un agriturismo alla Casaccia?"
"Dove si trovava lei il 10 luglio scorso, tra le otto e le nove di mattina? E gioved 29 luglio, tra le dieci e le undici?"
"Ma che sta scherzando, maresciallo? Come vuole che mi ricordi... Il sabato generalmente vado a Porretta, al mercato ortofrutticolo, a vendere il mio miele e i frutti di bosco che raccogliamo, con regolare licenza, eh! E gioved scorso... non lo so, sar stato a casa, a lavorare... stiamo sistemando uno dei magazzini, abbiamo rifatto la copertura, ci teniamo i nostri prodotti..."
"Il suo fuoristrada  stato avvistato al bivio di Badi."
"Mah, l'avr preso Renato, Ivo o qualcun altro, noi non ci si fa tanto caso, non siamo attaccati alla propriet come voialtri borghesi."
"Mi risparmi la predica e veda di perfezionare il suo alibi. Pu accomodarsi,  tutto per il momento."
Dopo aver osservato attentamente le foto, Saverio and a casa di Mario per parlargli dei suoi dubbi.
"Sono certo che la chiave di tutto  in quelle foto" disse. "C' tutta la vita del paese, i rapporti personali... C' qualcosa che non capisco, e son sicuro che quando avr chiarito alcuni dettagli mi sar tutto chiaro."
"L'unica che ti pu aiutare  Teresa" disse Mario. "Vieni, andiamo a cercarla:  facile che sia in piazza a quest'ora."
Si affacciarono sulla piazza e la videro al centro di un capannello. Mario la chiam.
"Venite qua, Teresa": le dava ancora del voi com'era abituato fin da bambino.
"Il mio amico Saverio  un giornalista della Nazione" disse.
"Non  quel giovanotto di Case Bartoli? Son la sorella di Loriano, piacere."
"Piacere mio" disse Saverio.
"Stavo appunto parlando col mio amico Mario, ero andato a vedere la mostra di fotografie, e mi son rimaste un paio di curiosit, Mario, qui, dice che lei  l'unica che me le pu chiarire."
"Eh, cosa vuole, sono una delle pi vecchie, quass... e molte delle foto che hanno esposto sono mie, lo sa?"
"Mario me l'ha detto. Ecco, mi domandavo... quel signore alto e robusto, Osvaldo..."
"Svaldo, s, noi si chiama Svaldo, anche se il nome per intero sarebbe Osvaldo, con la O iniziale."
"Svaldo non s' sposato, vero? E non  neanche mai stato fidanzato?"
"Eh no, che vuole, con quella creatura... la su' sorella, sa. Ce l'aveva sulle spalle."
"Ma neanche un flirt? Una storia da nulla, magari di una sola estate?"
"C' stata una ragazza, tempo fa... parlo di anni e anni fa, giovanotto. Una forestiera, che era venuta qui in villeggiatura con la famiglia... sembra che ci fosse una simpatia, ma non ne venne fuori nulla. L'Angela era gelosa, capisce. E la forestiera, finita l'estate, se ne torn su al nord, non so, Verona, Vicenza, una citt di queste."
"Ma in definitiva, cos'aveva Angela?"
"E chi lo sa, a quel tempo non c'erano mica tutte queste diagnosi che fanno ora, a quei tempi si diceva, quel bambino l  un po' ritardato. Ce n'erano tanti, qui a Tetti! Dicono, per via dei matrimoni tra cugini. Bambini che non parlavano tanto bene, o che a scuola non imparavano come gli altri. Qualcuno, anche, che camminava un po' sbilenco, o che sbavava... ritardati, li chiamavamo. Ora non so il nome preciso dei disturbi che avevano, saranno stati poi disturbi diversi, vedo che ce n' mille, la mi' figliola appunto fa l'insegnante di sostegno, a quei tempi l'insegnante di sostegno non c'era, e si doveva arrangiare la maestra di classe."
"C' chi parla di un trauma..."
"S, si dice che si fosse innamorata, povera Angela. E che dopo la delusione non sia pi stata la stessa. Ma dia retta a me, Angela non  mai stata una bambina regolare."
...
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...
Domenica 1 agosto, pomeriggio.
...
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...
Intanto Tetti si era riempita, nel corso di quel fine settimana a cavallo tra luglio e agosto la popolazione era raddoppiata. Case che rimanevano chiuse undici mesi l'anno erano state aperte e finestre sigillate dalle ragnatele erano state spalancate, il parcheggio si era riempito e molte auto erano posteggiate lungo la strada. Dappertutto vedevi sfilare famiglie con bambini e cani, uomini carichi di valigie e borsoni, donne che spingevano passeggini ai cui manici avevano appeso buste di plastica contenenti la spesa per il primo giorno: poi, con calma, nei giorni successivi avrebbero fatto una spedizione alla Coop di Porretta per rifornire il frigo e avrebbero comprato verdure dell'orto dai locali. Bimbetti di quattro, cinque anni ti sgusciavano tra le gambe inseguendo palloni o ti superavano pedalando sui tricicli e sulle biciclettine, altri ragazzini, un po' pi grandi, venivano dietro, a passo lento, con lo zaino sulle spalle e gli auricolari alle orecchie. Dappertutto risuonavano esclamazioni di benvenuto, si scambiavano abbracci, si formavano gruppetti di parenti o conoscenti che non si vedevano dall'anno scorso e che avevano un mucchio di cose da raccontarsi, finendo cos per ingombrare il passo a chi andava di fretta, carico, alla propria casa. In mezzo a tutta quella confusione Filippo Corrieri avvist un ragazzo che conosceva, lo aveva incrociato diverse volte nelle estati precedenti, a Porretta per il festival del soul, a Badi per la festa della birra, su a Fossalto, dove andava ancora a trascorrere qualche week end a casa dei suoi genitori, e qui a Tetti, in occasione della sfilata storica, se lo ricordava perch il ragazzo e gli altri della sua combriccola erano vestiti da arcieri, con calzamaglie di panno lenci e mantelli di velluto. Filippo lo chiam.
"Ehi, Johnny!"
"Cazzo Fili, non ti riconoscevo, con la divisa... cos sei passato dall'altra parte, eh?
"Che vuoi, bisogna pur diventare grandi... E tu? Mi sembri un po' stravolto..."
"M' toccato alzarmi, perch sono arrivati i miei cugini dal Belgio, e mio padre m'ha buttato gi dal letto, sono ancora tutto rintronato perch stanotte abbiamo fatto nottata... che vuoi, il primo sabato a Tetti..."
"Ma mi chiedevo... non avete visto niente?"
"Riguardo a che?"
"Riguardo al delitto, no? Hanno ammazzato Gere Mattei, lo sapete o eravate cos fatti che non ve ne siete nemmeno accorti?"
"Ascolta, su questo fatto qui... qualcosa saprei... Eravamo venuti via dal circolo, avevamo un po' bevuto, e cercavamo un posto dove farci una canna in santa pace, io e il Neri, la Sandrina, Maicol. Sicch ci  venuto in mente che proprio l, nella stradina, dove poi hanno trovato Gere, c' una casa sfitta. I proprietari quest'anno non vengono, perch gli si sposa la figlia, pare, e non hanno trovato da affittarla. Maicol sa dove tengono la chiave, sotto un vaso di ortensie, sicch siamo entrati... tanto la vecchia accanto  sorda... siamo rimasti l per un po' a fumare... a un certo punto abbiamo sentito delle voci, ci siamo affacciati alla finestra senza farci vedere, c'erano quei vecchietti, Gere e l'altro, come si chiama, si stavano salutando, poi Gere si 
incamminato nella stradina, l'altro se n' andato per i fatti
suoi..."
"E avete urtato un vaso che gli  cascato in testa!"
"Macch! Il vaso  venuto dall'altra parte della strada, ed  stato scagliato con forza, altro che caduto!"
"E voi ve ne siete stati l? Non siete andati a vedere come stava quel poveretto? Non avete chiamato nessuno?"
"Te l'ho detto, eravamo fatti! Ci  scappata la risaiola... poi siamo sgattaiolati via, il vecchio a quel punto era bell'e crepato."
"Johnny, devi andare a parlare col maresciallo. Vieni, ti accompagno."
Nella casa grande in piazza, davanti a quella di Mario, sprangata da almeno due anni, era arrivata una famiglia enorme, mamma, babbo, nonna, due zie e nove figli, quattordici persone in tutto.
"Sono pellegrini" aveva detto Mario a Saverio.
"Pellegrini? Non sapevo che ci fosse un santuario da queste parti."
"No,  un pellegrinaggio spirituale, fanno parte di un gruppo ecclesiale di base, si chiama Pellegrinando nel deserto"
"E tu come lo sai?"
"Oh, gli ho ristrutturato io la casa, l'hanno ereditata da Baldino, te lo ricordi quel vecchio che  morto tre anni fa?"
"Stai scherzando, io  il primo anno che vengo qui. Ancora faccio fatica a riconoscere i vivi, figurati quelli morti tre anni fa!"
"Insomma, Baldino era il nonno di lui. Fanno Santi, di cognome."
"Strano."
"No, no, non c'entrano nulla, sono altri santi, per cos dire. Sono emigrati a Torino subito dopo la guerra, il figlio di Baldino, Renzo, and a lavorare alla Fiat. Ha sposato una
torinese e cos  nato Baldino il giovane, che adesso avr un quaranta, quarantacinque anni, e questo bel po' di famiglia. La vecchia che  con loro  la madre, le zie invece sono dalla parte della moglie, che  torinese anche lei, hai capito?"
"Poco" ammise Saverio, ma lo incuriosiva questa cosa di Pellegrinando nel deserto. Che genere di comunit era? E cosa facevano, di preciso? E c'entrava qualcosa il fatto di avere tutti quei figli?
"Credo di s" disse Mario "Vogliono rifondare la chiesa, parlano di ripopolare la terra."
"Come se ce ne fosse bisogno!"
"Ma che ne so, dicono che il mondo moderno  un deserto, perch la gente non crede pi in Dio, immagino. Loro sono in pellegrinaggio, un pellegrinaggio spirituale, e il loro compito  generare nuovi cristiani..."
"E come fanno con tutti quei ragazzi, che io mi sento morire con due?" chiese Saverio, tre, non due, gli disse una vocina dentro di s.
"Mah, guarda, hanno un'organizzazione incredibile, il padre lavora, la madre sforna figli a ripetizione, le zie e le figlie grandi badano alla casa e ai bambini pi piccoli, la nonna cucina..."
"E coi soldi? Non dirmi che ce la fanno solo col lavoro del padre... a meno che non sia uno che guadagna uno sproposito."
"Be', Baldino il vecchio ha lasciato un po' di soldi oltre alla casa, e poi li aiuta la loro comunit, e poi sono molto attenti, sai, i figli si passano libri e giocattoli dall'uno all'altro, anche i libri di scuola."
"Immagino la gioia dell'ultimo... e t'ha raccontato tutto questo mentre prendevate accordi per la ristrutturazione?"
"No, in realt ne parlava Baldino, Baldino il vecchio, voglio dire, lui non se ne faceva una ragione, sai, diceva che il nipote aveva perso la testa, sempre a parlare di questo pellegrinaggio... Baldino era un vecchio comunista, di quelli di una volta..."
Don Tadeusz e don Carlo ripartirono verso mezzogiorno e si fermarono a mangiare qualcosa alla trattoria di Badi al Castagno, La valle della Limentra.
"Tadeusz", disse don Carlo nel momento stesso in cui salirono in macchina, "ti devo parlare". "Dimmi" fece Tadeusz.
"Mi voglio confessare" disse don Carlo.
"Ma ora sto guidando! Non ho nemmeno addosso la stola..."
"Non importa la stola, basta che mi stai a sentire, e poi mi dici se Dio mi pu perdonare."
"Dio perdona sempre, don Carlo, dovresti saperlo!"
" che mi sento un peso, un macigno, capisci!"
"Parla pure senza timore, Carlo." disse Tadeusz, che gi cominciava a stufarsi di tutti quei preamboli.
"Sono andato su dov'era la scuola, dove ora c' il circolino, e ho visto che hanno allestito una mostra fotografica."
"S, sulla storia di Tetti, me l'hanno detto, purtroppo non ho avuto il tempo di andarla a vedere."
"E l ho visto le fotografie di tutti quei bambini e di quelle bambine che ho conosciuto nei tre anni in cui sono stato parroco quass. Devi sapere, don Tadeusz, che a me son sempre piaciute tanto le bambine...  una cosa orribile, lo so, ma  pi forte di me. E mi approfittavo del mio ruolo di sacerdote per molestarle, le toccavo, don Tadeusz... anche qui a Tetti... guardando quelle fotografie, mi son tornate in mente quelle ragazzine. Con una, era nata una simpatia, ed  stato a causa sua che sono stato rimosso dall' incarico, sono stato costretto ad andarmene!"
"Certo, non  una bella cosa, don Carlo, ma hai pagato per il tuo errore, sono sicuro che il Signore ti ha perdonato."
"Mi hanno tenuto qualche anno in un ufficio al vescovado, poi c' stato bisogno di preti per le parrocchie e mi hanno rimesso in circolazione, ho girato tutta la diocesi, praticamente, e ho continuato a peccare, caro don Tadeusz, ho continuato fino a poco tempo fa, e se ho smesso non  perch mi sia realmente ravveduto, ma perch alla mia et la carne, come dire, la carne non si fa sentire pi tanto."
"E il vescovo?"
"Il vescovo non vede e non sente, mio caro, se non ci sono denunce, e non ce ne sono pi state. E poi, siamo sinceri, cosa se ne poteva fare il vescovo di uno come me, marcio fino al midollo? Ha fatto finta di nulla, ti basti sapere che sono stato per vent'anni parroco di San Bartolomeo, in pieno centro, a Pistoia! Ma non  di questo che ti volevo parlare."
"E di cosa, allora."
"C' un rimorso grandissimo che mi assilla, sono cinque anni che me lo porto sulla coscienza, e stamani, guardando quelle benedette foto, mi sono rivisto davanti il viso di quella donna..." "Cio?"
"Quella donna mi perseguita, Tadeusz. Una maestra elementare, insegnava alla Selvaggia, che era la scuola dove andavano i bambini della parrocchia di San Bartolomeo. E veniva anche a fare volontariato, assistenza alle famiglie, doposcuola, questo genere di cose. E oggi, non ti vedo la sua foto qui, con la classe del '70-71, l'ultima classe prima della chiusura della scuola di Tetti, se ho capito bene quello che diceva la didascalia."
"Ma nel 1970-71 tu non eri mica pi qui" disse don Tadeusz, che cominciava a non capirci pi nulla.
"No, no. Io l'ho conosciuta dopo, a San Bartolomeo, te l'ho detto. Ma dalla foto ho visto che mi guardava, sapeva ogni cosa, gi allora."
"Questa  autosuggestione, don Carlo. Non devi lasciarti sopraffare dal senso di colpa, ricordati: per quanto ripugnanti possano essere i tuoi peccati, il Signore perdona, se ti avvicini a lui con animo puro."
Nel frattempo erano arrivati a Badi. Parcheggiarono, scesero di macchina e si avviarono verso la trattoria, dove Svaldo Puccioni si affrett a servirli. Don Carlo non aveva appetito, don Tadeusz invece s, ordin due porzioni di cinghiale in umido:
"Su, su" gli disse, "non bisogna lasciarsi sopraffare dai brutti ricordi. Son sicuro che non  successo nulla di irrimediabile,  la tua immaginazione che ti fa ingigantire le cose, il tuo senso di colpa, ma se ti rivolgi a Dio col cuore puro..."
"Dammi almeno l'assoluzione" disse don Carlo.
Ma per cosa ti devo dare l'assoluzione, benedett'uomo, pens don Tadeusz. "Certamente", gli disse "per, fammi capire un po' meglio. Cos' successo con la maestra?"
In quel momento Svaldo arriv portando le due porzioni di cinghiale in umido.
Nel pomeriggio di quel primo di agosto Saverio, mentre i bambini riposavano, sedette al tavolo della stanza a pianterreno e apr il suo portatile per scrivere un articolo da faxare, pi tardi, da casa di Mario, alla redazione della Nazione. Un primo pezzo l'aveva scritto, la sera prima, e gi inoltrato: si era mantenuto sul generico, descrivendo il paesino di Tetti, con le sue case ristrutturate, le sue stradine lastricate, i suoi vecchi testardi, le sue famiglie in fuga dal caldo e dal caos cittadino, in cerca di una vacanza sana e rigeneratrice. "Eppure, anche in un piccolo paradiso come questo" aveva aggiunto, "non mancano coni d'ombra, come quelli che avvolgono le recenti morti, inspiegabili e premature, di alcuni dei pi conosciuti membri della comunit". Seguiva un'asciutta cronologia in cui i decessi
venivano elencati senza commenti. Nell'articolo che voleva scrivere ora, invece, Saverio intendeva addentrarsi nella vita del microcosmo montano, evidenziando i rapporti di parentela, di amicizia, di contiguit tra i protagonisti, ponendo l'accento sui malintesi e sulle rivalit, tanto pi aspre e tenaci quanto pi piccola era la comunit in cui nascevano e si sviluppavano, andando poi a parlare di propriet immobiliari e di asse ereditario, infine accennando alle voci circolanti in paese sui possibili motivi di una tale impennata della mortalit su quel versante dell'Appennino. Rifletteva attentamente sulle parole da usare e sulla lunghezza del testo (il caporedattore gli aveva promesso un'intera colonna) e non degnava di una risposta Valentina, che dalla camera al primo piano mugolava sperando di convincerlo a salire per una rapida performance sessuale. La sera, sul tardi, torn veloce in paese per inviare l'articolo.
"Portati almeno Giada" gli disse Valentina.
"No, no, tanto faccio in un attimo!"
In realt aveva gi programmato una scappata al Poggetto, per vedere che aria tirava. In paese gi si cominciava a parlare di quella ragazza tanto carina, che ogni tanto faceva capolino sulla piazzetta, col suo bambino, tanto carino anche lui: davvero gli era morto il marito? Ogni volta che sentiva voci sull'argomento Saverio si sentiva venire i sudori freddi, e proprio quella mattina, passando per la piazzetta, gli era capitato di ascoltare un brandello di conversazione tra alcune donne.
"O chi  quella figliola tanto carina che abbiamo incrociato sulla strada del cimitero, con un bambino per mano? Non mi pare una di qui: che sia la nipote della Fedora?" aveva chiesto una.
"No, no, la nipote della Fedora deve ancora arrivare... e c'ha una femminuccia, lei. Codesta che tu dici dev'essere quella sposina..."
"Che gli  morto il marito?"
"S, cos m'ha detto Franca Turco, almeno."
"Ha preso in affitto quelle due stanzette al Poggetto. Povera ragazza, cos giovane!"
"Si deve sentir sola, laggi. Quasi quasi uno di questi giorni la vado a trovare, col pretesto di far visita alla Franca" aveva commentato una delle giovani.
E a quel punto la Cesarina, con un fil di voce, aveva detto: "Ma c' un giovanotto che le fa visita spesso, mi ha detto la mi'nipote Giorgia, dice che sia un amico del suo povero marito, ma certo dev'essere molto affezionato anche a lei!".
Presto la bomba sarebbe scoppiata, ormai lui se la sentiva granire, e non aveva un piano, se non quello di temporeggiare il pi possibile. Cos con l'acqua alla gola incontr Martina, che gli era venuta incontro col bimbo per mano lungo la strada, le parl febbrilmente assicurando che stava prendendo in considerazione tutte le possibilit, promettendo una decisione in tempi rapidi, farfugliando chiss cosa su quei casi di omicidi multipli che lo stavano facendo impazzire ("Ma tu non sei un cronista sportivo?", gli chiese lei) e scapp come un fulmine, arriv a Case Bartoli, Valentina lo aggred immediatamente.
"Menomale che facevi in un attimo!"
"Che vuoi, quando si va in paese, uno ti dice una cosa, uno te ne dice un'altra, difficile sbrigarsi."
"Ma almeno, l'hai capito chi  stato?"
"No, non l'ho capito, ma ho un'idea che mi sfrulla per la testa,  l, ma non riesco ancora ad afferrarla..."
Quella sera, verso le sette, mentre si preparava a lasciare l'ufficio improvvisato, il maresciallo Borghi di idee che gli sfrullavano per la testa ne aveva parecchie, ma nessuna che lo soddisfacesse in pieno. Se si considerava come movente l'eredit dei fratelli Santi, c'erano parecchi soggetti che potevano risultare coinvolti, a partire dalle due cugine Bice e Doriana, fino ad arrivare a quegli Elfi che a lui, personalmente, non lo convincevano punto, con tutta la loro tiritera sul rifiuto della societ consumista e sul ritorno alla natura; inoltre il maresciallo aveva avviato le ricerche di Traversari Regina, moglie di Alvaro e madre di Doriana, e sperava di riuscire a rintracciarla, grazie agli sforzi congiunti di tutte le caserme dei carabinieri d'Italia e ai loro archivi, perch non poteva essere sparita sottoterra, quella donna, a meno che non fosse morta, ovviamente, ma anche questo si sarebbe dovuto sapere, prima o poi. Il fatto  che il movente economico escludeva la morte di Mattei Geremia, che con l'asse ereditario non c'entrava niente. A meno che Mattei Geremia non fosse morto davvero per cause accidentali... ma questo era assurdo, dato che lui e Corrieri erano stati richiamati a Tetti in tutta fretta proprio per indagare sulla morte del Mattei, che appariva altamente sospetta. E se invece si consideravano vecchi amori, tresche clandestine, tradimenti e gelosia, si poteva trovare una spiegazione per la morte di Alvaro Santi e per quella di Geremia Mattei, ma gli altri due fratelli? E poi, gli altri due fratelli, era certo che non fossero davvero morti accidentalmente? Gli alibi, doveva controllare tutti gli alibi. Ma il fatto  che la gente mica se lo ricorda dov' stata nel tal giorno alla tal ora, era tanto che avessero saputo dirgli dov'erano la sera prima (quasi tutti al circolo) e che qualcuno si ricordasse cosa stava facendo quando Santi Alvaro era caduto dall'impalcatura. D'altra parte il momento della morte di Ermanno non era stato stabilito con esattezza, si collocava tra le dieci, l'ora in cui era partito da Tetti diretto in citt, e le undici, l'ora in cui Mohamed aveva visto l'Opel Corsa spiaccicata contro un albero. Per non parlare di Romolo, la sua morte si collocava in un periodo imprecisato, gennaio, febbraio, chi se lo ricordava, e non c'erano testimoni del fatto, l'aveva trovato quel tale, quel Puccioni, tornando dal lavoro, nel pomeriggio inoltrato, che era gi quasi buio, l'aveva visto riverso l, nella piazza del parcheggio, vicino ai bidoni della spazzatura, era uscito a portare la spazzatura, era scivolato su un lastrone di ghiaccio. Il Puccioni era quello meglio fornito, in quanto ad alibi, per forza, lui lavorava, tutti i giorni scendeva a Badi, sempre alla stessa ora, al ristorante La valle della Limentra era sotto gli occhi di tutti, la sera rientrava sempre alla stessa ora, anche il giorno che era morto Ermanno lui era a lavorare, era sceso solo due ore prima.
" un vero rompicapo, Corrieri, non se n'esce. E che ti hanno detto quei ragazzi?"
"Maresciallo, non penser che sono stati i ragazzi a uccidere il Mattei! Che interesse avrebbero avuto?"
"Interesse non ne avevano, ma l'opportunit, Corrieri: erano l, nella casa sfitta, me l'hai detto tu, no? Avevano bevuto, avevano fumato, erano fatti. Magari  stata una bravata, o un incidente... ma per non passarci di mezzo, ti hanno detto che il vaso veniva dall'altra parte della strada.  verosimile, no?"
"S, maresciallo,  verosimile, ma allora come si spiegano le altre morti? In quelle i ragazzi non c'entrano niente, non erano nemmeno qui..."
"Le altre morti magari non c'entrano, Corrieri, senti me: possono essere due casi distinti. I fratelli Santi li ha fatti fuori qualcuno che era interessato alle propriet... io propenderei per quegli Elfi... invece il Mattei l'hanno accoppato i ragazzini, senza volere. Ti torna?"
Corrieri non voleva contraddire il maresciallo, ma non gli tornava mica tanto. Innanzitutto era poco verosimile che in un paese come Tetti si verificassero due distinti casi criminali in pochi giorni. Inoltre non gli andava molto che
i delitti venissero accollati agli elementi socialmente pi marginali, gli Elfi e quattro ragazzetti tossici.
"Ma  cos, Corrieri", gli disse il maresciallo, "sono gli elementi socialmente marginali che commettono la maggior parte dei crimini, proprio perch non sono inseriti nella societ, perch sono dei tossici, dei pregiudicati, tu sei giovane e ancora non hai l'esperienza che ho io, ma dammi retta, sono i criminali che commettono i crimini, non la gente per bene."
Intanto i francesi si erano uniti agli altri abitanti di Case Bartoli, seduti a chiacchiera in attesa che la cena fosse pronta. Le stesse donne di casa che badavano alla preparazione dei pasti e all'apparecchiatura dei tavoli andavano e venivano, tra l'interno e l'esterno delle loro abitazioni, per godersi un po' di fresco, dopo il caldo che nel pomeriggio aveva picchiato forte anche lass, e un po' di pettegolezzi. Eloise port un vassoio con tartine di pat de canard, suo marito girava con una bottiglia di pastis e lo distribuiva versandolo in bicchieri di plastica. "Che gentilezza, mmm, che finezza" commentavano tutti addentando i crostini e sorseggiando l'aperitivo.
"O se  proprio tale e quale il mangiare delle scatolette che compro per i gatti" disse sottovoce Lina a Leonora, e Leonora fece la faccia seria per non far vedere che le scappava da ridere. Era una giornata di lutto, molti erano andati durante il giorno a far visita alla vedova di Gere, il funerale ci sarebbe stato l'indomani, e per la terza volta in un mese avrebbero accompagnato un compaesano, e loro coetaneo, al cimitero, ma in questo momento non ci volevano pensare, avevano bisogno di una tregua. Ma poi, gira e rigira, il discorso finiva sempre l:
"Che dice la polizia?" domand Rodolfo a Saverio.
"Il maresciallo Borghi sta svolgendo indagini a trecentosessanta gradi" rispose lui.
"Vuol dire che non ci ha ancora capito nulla" disse Valentina.
"Io ho quest'idea che tutto sia collegato alla giovinezza di queste persone, i Santi, Geremia e la moglie, Svaldo e sua sorella... ho visto delle foto, ho sentito delle voci, commenti appena accennati... secondo me la chiave risale a quell'epoca, primi anni Cinquanta, o forse anche prima. C'erano degli amori, delle gelosie, storie che qualcuno conosce ma che nessuno ha raccontato apertamente, solo qualche accenno..."
"Ma che trama romanzesca!" disse Eloise.
"Che volete farci, mio marito  un aspirante scrittore di thriller" disse Valentina.
"Che bello, io legge sempre romanzi polizieschi, piace molto" comment Maria, la filippina, che non apriva mai bocca.
"Sai con chi devi parlare, Save" disse Ornella sbucando dalla cucina dove aveva messo le verdure a lessare. "Con Teresa, o meglio ancora con la Cesarina, loro son vecchie abbastanza, e ne devono sapere di cose!"
Con Teresa aveva parlato, in effetti, con la Cesarina no, gli pareva fosse un po' andata di testa, poi dopo quella battuta che aveva fatto sulla vedovella del Poggetto...
Il luned mattina scese a Pistoia e non si ferm a salutare Martina, non prov nemmeno a chiamarla, tanto gli aveva fatto rabbia, con quella mania di tenere spento il cellulare solo per fargli dispetto, per fargli venire un accidente, si limit a mandarle un SMS in cui accennava a una gran fretta e a un forte ritardo: in realt aveva una paura fottuta di farsi vedere al Poggetto, dove occhi attenti lo spiavano dietro alle tendine delle finestre. Irrazionalmente sperava che, se stava lontano, non sarebbe successo nulla, nessuna
rivelazione clamorosa, nessuno scandalo. Intanto il tempo correva, Martina esigeva una risposta da lui, aspettava una decisione, e Valentina era all'oscuro di tutto, che casino, Saverio non sapeva come ne sarebbe venuto fuori. Per non pensarci si concentr sul caso, ricostruendo mentalmente tutta la storia, segnandosi i nomi di tutti i personaggi coinvolti, facendosi uno schema di parentele e relazioni sentimentali. Ma la sera stessa si ritrov a percorrere la strada in salita verso Tetti, spinto da un'ansia nella quale si confondevano i timori sulla sorte del suo matrimonio e il bisogno di conoscere la verit sul caso degli anziani morti per caso o per volont di qualcuno. Al giornale c'era poco o nulla da fare, la cronaca cittadina languiva, giusto qualche articolo sui nuovi sensi unici e sulle vacanze dei pistoiesi, gli affari correnti li sbrigava un praticante aiutato da una giovane stagista, il caporedattore gli disse:
"Va' pure e mandami qualche servizio, che tu sui pezzi di colore ci hai una buona mano, se poi risolvi il caso meglio che mai."
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Luned 2 agosto.
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La mattina, alle otto, dal giardino posteriore della grande casa in piazza, erano risuonati canti e schitarrate: la famiglia dei nove figli recitava le lodi. Chi fosse passato dalla strada che metteva in piazza e che costeggiava il giardino, li avrebbe potuti vedere, tra le sbarre della cancellata: tutti in cerchio, il padre col breviario in mano, la madre con in collo l'ultimo nato, difficile a quella distanza capire se fosse maschio o femmina, le zie zitelle, la nonna, i ragazzi, cinque femmine e quattro maschi, due dei quali erano i responsabili delle schitarrate. Poco dopo erano spariti dentro casa, da dove non usciva praticamente mai nessuno. Giusto una delle zie tuttofare, che prendeva la macchina e si precipitava a Badi o a Porretta, a seconda del tipo di acquisti che doveva fare: generi alimentari e giornali a Badi, prodotti di farmacia e capi d'abbigliamento a Porretta. O una delle ragazze, che con la scusa di portare uno dei piccoli a fare due passi nel passeggino si prendeva una mezz'ora libera. Ogni tanto qualcuno faceva una scappata in chiesa, ma non quanto ci si sarebbe aspettati: si capiva che loro avevano il proprio santuario domestico, non avevano bisogno di frequentare la chiesa di Tetti. Questo, almeno, era il commento delle pi acide tra le donne del paese, che non amavano essere battute da estranei in quanto a religiosit. I ragazzi, questo era certo, non facevano dandera con nessuno, si diceva che facessero colazione dopo la recita dei salmi con sobrie tazze di caffellatte e fette di pane e marmellata, che dedicassero la mattina allo svolgimento dei compiti delle vacanze, che nel pomeriggio giocassero a tombola e a memory, che non ascoltassero nessun tipo di musica se non i canti liturgici della loro comunit e che fosse concessa loro un'ora di televisione al giorno. La playstation, a quel che sembra, non l'avevano; in compenso, a una delle bambine era stato permesso di tenere un tamagotchi che aveva ricevuto in regalo per la Comunione, perch i genitori, dopo essersi consultati con i dirigenti della comunit, l'avevano classificato come gioco educativo, dato che insegnava a prendersi cura di un pulcino che senza le necessarie attenzioni sarebbe morto. Nulla di pi adatto, tutto ben considerato, all'educazione di una ragazza, il cui futuro sarebbe consistito nel matrimonio e nella produzione di figli, o nello zitellaggio e nell'accudimento di figli altrui, come si usava tra i Pellegrini del deserto. I nove avevano dei bei nomi biblici, che tutti avevano imparato passando davanti alle finestre aperte e prestando orecchio alle voci che si ricorrevano dentro casa: Ruben, Beniamino, Isacco, Giacobbe, i maschi, e le femmine Sara, Anna, Giuditta, Ester, Myriam.
"O che sono, Ebrei?" si domandavano i vecchi seduti sulle panchine e scuotevano la testa, che a Tetti un certo antisemitismo strisciante non era mai scomparso del tutto.
"Certo, quando quass c'era la casa del Fascio..." diceva qualcuno.
"La casa del Fascio, cosa?" gli rispondeva un altro, perch a Tetti c'era di tutto, non erano mancati i fascisti convinti, ai tempi, che erano rimasti tali anche dopo la guerra, e avevano votato MSI per anni: "La fiamma  meglio della mamma", dicevano, e come s'erano sdegnati quando quell'ipocrita di Fini aveva rinnegato tutto e addirittura aveva preteso di cambiare nome al movimento.
Alleanza Nazionale, il nuovo nome li riempiva di disgusto. Questo voleva dire non avere rispetto delle proprie origini!
"E gli ha fatto male l'acqua di Fiuggi, a Fini!" dicevano i vecchi comunisti, che pure di quelli ce n'erano stati in abbondanza, quando il paese era ancora vivo, e c'era la Casa del Popolo, persino, e si rubavano la giovent, tra il prete e il Partito. I parroci che si erano susseguiti negli anni del dopoguerra non sapevano pi che inventare per tenersi i giovani: finch erano bambini, venivano in chiesa, servivano messa, frequentavano il catechismo, ma bastava che finissero le elementari, chi li teneva pi, andavano alla Casa del Popolo, dove quei furbi dei comunisti avevano messo il juke box e il biliardino, e dove si ballava, il sabato pomeriggio, e questo nonostante i preti si affannassero a dire dal pulpito che il ballo era peccato.
"Forse voi giovani non ve ne ricordate, o non l'avete saputo", attacc Vinicio, uno dei decani del paese, rivolto a giovanotti come Loriano o Franco, che di anni ne avevano solo una sessantina o poco pi, "ma un tempo si diceva che da queste parti, sotto terra, ci fosse un deposito di armi atomiche. Roba dei tempi della guerra fredda, che ci avevano portato gli americani, sapete...".
"Ma come, Vinicio! Questa poi non s' mai sentita dire. Un deposito sotterraneo, a Tetti! Armi atomiche! E dove si troverebbe, poi?"
"Non mi credete, eh? Pensate che mi sono rimbambito... Ma io me ne ricordo bene, e sono certo che anche Pietro... Eccolo che arriva, badate."
"Pietro! Pietro, venite un momento qui!" gli url Loriano. Pietro era veramente il pi vecchio di tutti, aveva novantanni, ormai, e se ne stava sempre in casa, solo qualche volta si affacciava sulla piazza, accompagnato dalla figlia. Si avvicin a passettini, reggendosi al braccio della donna: gli uomini gli fecero posto sulla panca, dove sedette non senza difficolt.
"Pietro, non  vero che a Tetti c' un deposito sotterraneo di armi?"
"Sicuro! Sicuro che c'! L'hanno fatto in fretta e furia, all'inizio degli anni Cinquanta. E venuto l'esercito... hanno detto che erano esercitazioni, ma noi montanini non siamo mica scemi, eh! Hanno scavato delle belle buche e dei bei cunicoli, e sono arrivati dei camion, di notte, con dei carichi che non si  mai saputo cosa trasportassero. Ovvero, si  saputo, ma non ufficialmente, di certo, immaginarsi. .. e d'altra parte, non c' tutta Zona militare, sull'altro versante della montagna, quello che d verso Bologna?"
"Ora che mi viene in mente, una via d'accesso non era dalle parti di Casaccia?"
" facile, s, ora che tu me lo rammenti... le bombe non sono sotto l'abitato,  naturale, ma ci son diverse gallerie che portano al deposito, diverse vie d'accesso. Una mi par proprio che sia alla Casaccia, non dove sono i fabbricati, no, un po' pi addentro nel bosco..."
"Ma allora ci potrebbe entrare con questo benedetto caso dei Santi... l  tutto terreno loro... e chiss, quando sono andati a perlustrare la zona con quelli dell'immobiliare..."
"Ah, no, io non ci posso credere. Quegli uomini, per me, sono morti accidentalmente. Ora stanno cercando di montare un caso, i carabinieri, la stampa, tanto si sa come vanno queste cose, ma io non ci credo neanche un po'. Ammazzare tre anziani, i fratelli Santi! Via!"
"E Gere, allora? Lui che c'entra con questa storia?"
"Via, via! E tutta una montatura!"
Il maresciallo Borghi il luned non sal a Tetti ma si concentr sulle piantine che gli aveva fornito il Registro
Immobiliare, studi la fedina penale di tutti gli Elfi residenti a Casaccia, Bicocche e Strapiombo, scoprendo che gli incensurati erano forse solo i bambini sotto i dieci anni. Infine era riuscito ad avere notizie di Traversari Regina: la donna viveva a Pordenone, dove aveva un convivente e tre figli adulti, e sarebbe arrivata in giornata per essere interrogata. L'appuntato Corrieri riordin gli appunti che aveva preso conversando con i ragazzi e le informazioni che aveva richiesto su ciascuno di loro presso le questure di Milano, Bergamo e Varese, che erano le citt in cui abitavano, non che credesse che avessero qualcosa a che fare con la morte di Geremia Mattei, ma tanto per non trascurare nulla. Uno aveva una condanna per rissa, a quanto pare era venuto alle mani una sera tardi, in pieno centro di Varese, perch aveva voluto difendere un extracomunitario dagli insulti di alcuni giovani leghisti, un altro aveva la sospensione della patente per essersi ribaltato con la macchina dopo una notte di bagordi. Niente che potesse spiegare l'uccisione di un anziano tettaiolo con un vaso di gerani, a meno che non si volesse considerare quel gesto come la conseguenza di un eccesso di birre e di fumo... una bravata di cui non si erano potute valutare appieno le conseguenze... questa almeno era l'idea del maresciallo, che preferiva considerare il caso di Geremia separatamente, in modo da trovargli una spiegazione plausibile, che non smontasse il suo castello relativo alla distruzione della famiglia Santi.
La vecchia Cesarina portava sempre uno scialletto di lana, perch pativa il freddo anche quando al sole c'erano trenta gradi. Era cos magra che le si vedevano le vene blu sulle braccia e sulle gambe, e i piedi erano due tozzi salami infilati alla meglio nelle pantofole di finta pelle. Le nipoti la parcheggiavano in un angolo della piazzetta laterale, sulla sedia a rotelle, e la toglievano di l solo quando il sole
si spostava e ci veniva l'ombra, e con l'ombra il freddo, che le entrava nelle ossa, alla Cesarina. Nonostante l'et, gli acciacchi e l'aspetto miserevole, la Cesarina ragionava ancora sufficientemente, e si ricordava benissimo della maestra Efisia, di cui Saverio le chiese notizie:  vero, aveva alloggiato in casa sua, una brava ragazza, ma cos scorbutica! Era sarda, sa. "E i sardi sono i pi selvatici", aveva aggiunto. E veramente era morta ammazzata? O Ges benedetto! E ne avevano parlato i giornali? No, lei non ne aveva saputo niente: e che ne poteva sapere una povera vecchia... Certo che nella sua vita ne aveva visto di tutti i colori, aggiunse. Saverio aveva preso a pretesto la vicenda di Efisia per abbordarla e scucirle qualche informazione sui vecchi tempi: era certo che la vecchia fosse a conoscenza di fatti e circostanze che avrebbero potuto far luce sui recenti avvenimenti.
"Non  per parlar male dei morti, giovanotto, ma certo quei Santi... santi di nome, dico io, ma non di fatto!"
"Sembra che avessero tutti un caratteraccio, non  COS?"
"Altroch caratteraccio! Erano famosi in tutto il circondario, quei tre! Arroganti, prepotenti! Quel che non hanno fatto patire ai miei figlioli! Dovevan comandare loro su tutti, mi spiego? E le donne... via, non mi faccia parlare!"
"Le donne, cosa?"
"Le donne li temevano, capisce? Perch avevano fama... lei m'intende, no?"
"Erano un po' aggressivi con le ragazze?"
"Un po' e un altro po'! Quando arrivavano loro, alle sagre, sa, che si tenevano le sagre, una volta, le feste paesane... anche ora ci sono, ma allora era tutta un'altra storia... quando arrivavano loro, si salvi chi pu! Io dico che hanno seminato pi bastardi tra Tetti e Fossalto... mi scusi
la parola, sa, ma a noi vecchi si perdona tutto, o che vuole, siamo rimbambiti..."
"Cos' questa storia?", chiese Saverio a Mario.
"Macch", gli disse Mario, "la Cesarina  una vecchia rincoglionita, non sa quello che dice."
"A me sembra che lo sappia veramente bene" disse Saverio.
Tra gli uomini del paese, in piazza o al circolo, rigorosamente separati dai capannelli delle donne, correvano altre voci, la serie degli eventi si interpretava in un'altra maniera. I soldi, il terreno, le case. Era tutto l il rebus.
"Quand' che son venuti su quelli dell'immobiliare? Poco dopo Natale, mi sembra!"
"S, certo! Che il povero Romolo era ancora vivo. E ce li accompagn lui a fare ricognizione lass a Casaccia, a vedere la propriet, insieme a Mario, il geometra. Che non era punto d'accordo, povero Romolo, figurati se voleva vendere."
"Quel Mario, non mi garba mica tanto, se proprio devo esser sincero. Perch  stato lui a intrallazzare con l'immobiliare... ci avr avuto il suo interesse, dico!"
"Mario? Il nipote di Gere? E che ci ha a che vedere lui? Non  nemmeno della famiglia!"
"Lui rappresenta gli interessi di quelle donne, le due cugine. Quelle si sono alleate per spartirsi l'eredit, dammi retta!"
"Codesto pu essere, ma non tu mi dirai che sono state loro a far fuori i vecchi. Non ci credo, via!"
"Non voglio dir questo, non voglio. Ma senti me. Lo sai che i Santi una volta erano i padroni di Tetti, no? Col tempo, qualche cosa hanno venduto, qua e l. Ma glien' rimasta ancora tanta, perdio."
"O che credi, che non lo sappia?"
"Ora senti me. Quelle donne non ne posson pi di Tetti."
"Ma se vengon su tutti gli anni!"
"Vengono, ovvero, venivano, perch ci avevano ciascuna il su' babbo. E tu lo sai come siamo attaccati a Tetti, noi vecchi. Cosa credi, perch vengono a Tetti questi giovani? Perch ci siamo noi. E perci tengono le case, passan qui l'estate... Ma una volta morti noi, quanto credi ci mettano a vender tutto e sbaraccare? Non gli par vero!"
"Codesto, e 'un ci credo. Perch so per certo che molti ci vengon volentieri, famiglie con bambini, persino ragazzi, hanno fatto combriccola, gli par mill'anni di venire su a Tetti l'estate a far baldoria!"
"Via! Una volta morti noi, della nostra generazione, 'un ci verr pi nessuno. Se n'andranno in vacanza al mare, o a far delle belle gite in Europa, e se proprio gli garba la montagna, andranno a Cortina, o a Madonna di Campiglio, da' retta a un imbecille che te lo dice!"
"Ammettiamo pure che la Bice e la Doriana vogliano vender casa e terreni. Ma di qui a pensare che abbiano accoppato tutti quei vecchi, ce ne corre, se permetti."
"Loro non saranno state, loro no di certo, ma vedi, quando ci sono dietro gli interessi economici..."
"O chi, allora?"
"E poi per cosa? Siamo sinceri, qual  l'interesse economico qui? Che valore di mercato possono avere due case a Tetti?"
"Ma allora un tu m'ascolti! Non son le case quelle che fanno gola!  il terreno! E quei ruderi lass a Casaccia! Non te l'ho detto che  venuta l'immobiliare? Portata qui da Mario Mattei?"
"E che ci vorrebbe fare l'immobiliare in mezzo al bosco?"
"Il villaggio turistico, bischero che 'un tu sei altro! Comprare i terreni, comprare i fabbricati di Casaccia, spianare il bosco, ristrutturare i ruderi... sai che gioiellino di villaggio turistico ci verrebbe, qui?"
"E chi ci verrebbe, nel villaggio turistico a Casaccia? Fammi ridere!"
"Ma scherzi davvero? Lo sai quanti tedeschi, inglesi e olandesi sarebbero disposti a spendere per venire in quest'angolo di paradiso? Pace, silenzio, natura incontaminata..."
"O se hai detto fino a ora che quando moriremo noi non ci verr pi nessuno, qui!"
"Non ci verr pi nessuno qui, dei nostri figli e nipoti, che ne hanno le tasche piene di Tetti. E comunque, Tetti, ora come ora, non offre niente. Ma tu metti un bel villaggio nuovo di zecca, tutto fatto a modino, con le casine in pietra finto antico, i balconcini coi gerani, le viottoline lastricate... Mettici un bel minimarket, la rivendita dei giornali, il bar, la pizzeria..."
"Il bar e la pizzeria ce li abbiamo anche ora, al circolo."
"Macch, macch! Dentro il villaggio, dico. E mettici una bella piscina, to', mi voglio rovinare! E poi vedi se questi tedesconi, queste olandesine non arrivano a frotte!"
"E come ci s'arriverebbe, se non c' neanche la strada?"
"E si fa, la strada: che ci vuole?"
"Insomma, non  tanto semplice. Ci vogliono le delibere, di chi  la competenza, del comune o della provincia?"
"Eh, le delibere! Le competenze, vien via! Basta ungere qualche ruota... Cosa credi, che quella ristrutturazione in grande stile gi a Badi, in riva al lago, tutte quelle belle villette a schiera... Basta sapere chi si deve oliare... E qui Mario  provvidenziale, lo conosce lui, l'ambiente, sa a che porta bisogna bussare."
"Ma! Ma! Che mi tocca sentire! E dunque secondo te chi c' dietro la morte dei Santi?"
"Chi c', non lo so. Ma ragiona un po' con me: c' questo terreno, ci son questi fabbricati. L'occasione  ghiotta, l'immobiliare si attiva, vanno su a dare un'occhiata, alle cugine gl'interessa vendere, i vecchi invece non ne voglion sapere... Son vecchi, moriranno, prima o poi, ma noi montanini ci s'ha la pelle dura, posson passare degli anni, e l'occasione potrebbe non ripresentarsi... Che ci vuole, avr pensato qualcuno, diamo una mano a Madre Natura, basta una spintarella... "
"Mah! Sar come tu dici. Io 'un ci voglio credere!" "Sicuro! Perch anche tu hai dei bei terreni, sul quel fianco della montagna, e se gli saltasse lo sghiribizzo ai tuoi nipoti di affrettare la tua dipartita per spartirsi l'eredit..."
"Senti chi parla! Con quella casa in piazza e le altre due a Tetti Bassi... mi sa che ti conviene guardarti le spalle!"
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Marted 3 agosto.
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Marted sera, verso le undici, recitata la compieta e messi a letto i pi piccoli, Sara, di quindici anni, si affacci alla porta della camera dei maschi e fece cenno a Ruben, di diciassette.
"Nel pomeriggio ho portato Myriam a fare un giro in passeggino, e ho incontrato quel ragazzo di Bergamo, Maicol."
"E allora?"
"Loro si ritrovano verso mezzanotte nello spiazzo dietro il cimitero."
"Che allegria!"
"Fanno il fuoco, cantano, stanno su tutta la notte."
"Buon per loro, e a noi che c'importa?"
"Non capisci? Hanno la roba, birre, fumo... si divertono."
"E allora?"
"E allora, andiamo anche noi!"
"Sei impazzita? E se il babbo se n'accorge?"
"Non si accorger di nulla, lui e la mamma si sono gi ritirati."
"Hmm... troppo rischioso..."
"Ma dai, non ci resisto in questo mortorio... facciamoci solo una scappata, fino all'una, massimo le due..."
"E se se n'accorgono le zie? Lo sai che quelle due hanno l'occhio lungo..."
"Insomma, ce l'hai le palle s o no? Andiamo, ho bisogno di sfogarmi un po', altrimenti do di matto, te lo giuro."
"Non si fa pi dell'una, per."
"S."
Luna e mezzo:
Saverio si girava nel letto senza riuscire a dormire. Le parole della vecchia Cesarina gli ronzavano in testa. Che i fratelli Santi avessero un brutto carattere, questo lo dicevano tutti, ma l'anziana donna si era espressa in maniera veramente dura. E Mario che subito aveva sminuito... perch, si domandava. Dunque, prov a ricapitolare. Come ha detto la vecchia? Arroganti, prepotenti... temuti dalle donne... qualcosa di lontano nel tempo, come immaginava. Ai tempi in cui erano una banda di ragazzacci, loro tre, con Gere, e Svaldo... Svaldo era l'unico sopravvissuto di quel gruppetto, attenzione che qualcuno non facesse fuori pure lui! Chi poteva essere stato? E per quale ragione? Una vendetta, forse, un vecchio torto... ci doveva entrare una donna. Perch poi, i Santi non se la cavavano mica tanto bene con le donne, a uno gli era morta, a uno gli era scappata, il terzo era rimasto giovanotto, come dicevano lass. Gere invece la moglie ce l'aveva, ma quella donna, quella donna doveva nascondere qualcosa, era troppo spaventata, gi prima che il marito le morisse. Come se avesse paura, o sapesse qualcosa... Accanto a Saverio, nello scomodo letto che era stato di nonno Terenzio, altissimo, con la rete infossata nel mezzo e un materasso bitorzoluto che le faceva venire il mal di schiena, Valentina si agitava nel sonno. I bambini dormivano nella stanza accanto, Saverio sentiva il respiro di Giada e il lieve russare di Tommi. Si appisol, si riscosse, si assop di nuovo. Gli sembrava che ci fosse Martina, in piedi, accanto a lui, sent uno scalpiccio, era
Cosimo, erano venuti, in piena notte, ecco, non potevano aspettare almeno domattina? Si alz di scatto a sedere sul letto, si stropicci gli occhi, ai piedi del letto Tommaso tirava il lenzuolo per chiamarlo.
"Tommi", gli disse " notte, torna a fare la nanna."
"Babbo, bo'lacqua."
"Vieni, vieni, adesso il babbo ti d l'acqua, shh, non svegliamo la mamma..."
Prese il bambino in collo, scese le scale, entr in cucina: c'era Efisia Caddozzu, seduta al tavolo, e lo guardava severamente coi suoi occhi strabici. Saverio represse un urlo, accese la luce, riconobbe la donna:
"Ornella, m'hai fatto paura! Com' che non sei a letto?"
"Non riuscivo a dormire, son venuta a bere un bicchier di latte. E voi due?"
"Cosimo vuole l'acqua."
"Cosimo?"
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Mercoled 4 agosto.
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Erano le due e mezzo quando Sara e Ruben si avviarono finalmente verso casa, dove contavano di rientrare indisturbati dal cancello piccolo sul retro che avevano lasciato socchiuso uscendo, pi di due ore prima. Era gi da un po', in effetti, almeno da un'ora, che Ruben provava a dire, "be', noi andiamo, che dici, sar meglio rientrare, non vorrei che uno dei piccoli si svegliasse e chiamasse le zie e qualcuno si accorgesse che non siamo in casa", ma Sara non gli rispondeva, o gli diceva "s, ora, ora ce ne andiamo, aspetta altri cinque minuti". Tra loro, sebbene di due anni pi giovane, era lei la pi tosta: lo metteva a parte delle sue iniziative, lo prendeva con s nelle sue spedizioni per avere un cavaliere, diceva, che la difendesse in caso di necessit: Ruben era alto e robusto, poteva funzionare bene come guardia del corpo, ma tutta l'iniziativa, tutto il coraggio venivano da Sara. Attraversando il prato dietro il cimitero, dove le pietre disposte in cerchio delimitavano lo spazio del bivacco, attorno al quale erano seduti e accovacciati una decina tra ragazzi e ragazze, e dal quale proveniva, sfumando via via che si allontanavano, il suono delle chitarre, della conversazione e delle risate, i due fratelli rabbrividivano per il freddo che li aveva assaliti all'improvviso, non appena si erano allontanati dal fuoco, e commentavano la serata appena trascorsa. Si erano divertiti, con Maicol, Johnny, Sandra e gli altri di
cui non avevano ancora imparato il nome: ridacchiavano sottovoce e commentavano, mentre venivano con passo malfermo verso il centro del paese, dandosi sulla voce l'un l'altro:
"Shh! Sveglierai tutti!"
"Ti farai riconoscere."
"Il babbo ci far a pezzi...", ma quest'idea terrificante non aveva altro effetto che di scatenare nuove risate.
"Troppa birra" disse Ruben.
"Troppe canne" fece Sara.
Riuscirono a calmarsi quando furono in prossimit della casa, riuscirono a trovare, dopo molti tentativi, il cancellino lasciato socchiuso, salirono le scale soffocando le ultime risate e finalmente entrarono, lui nella stanza dei maschi, lei in quella delle femmine. C'era una precisa gerarchia, in quella casa: le due camerate distinte per sesso in cui dormivano i quattro maschi e le cinque femmine non rappresentavano il gradino pi basso, era la cameretta delle zie zitelle, praticamente due domestiche non salariate, a costituire il livello inferiore; la nonna contava il giusto, meritava il rispetto dei nipoti ma non aveva voce nella gestione familiare, tutto il potere era nelle mani dei genitori, ovvero in quelle del padre, gi che la mamma non aveva altro compito che quello di sfornare i figli. Aveva solo quarant'anni e Sara aspettava con terrore l'annuncio della prossima gravidanza, che non avrebbe tardato molto, a giudicare dai conati di vomito che sentiva provenire, la mattina presto, dal bagno personale dei genitori. La casa dei nonni, nel centro di Tetti, era grande, adatta alle loro necessit: una cucina enorme, un immenso soggiorno al pian terreno, tre camere al piano di sopra, quella grande dei genitori col bagno privato, quelle pi piccole delle zie e della nonna, un secondo bagno a met scala di cui tutti si servivano a turno, e le due grandi stanze su, nel sottotetto,
dove erano stipati tutti loro: ed era lass che Sara e Ruben erano dovuti arrivare.
"Vai avanti tu" gli aveva detto, "e se qualcuno ti sgama di' che eri andato in bagno. Io salgo tra cinque minuti."
Sara lo guard salire l'ultima rampa in punta di piedi, accucciata sullo scalino che introduceva al gabinetto comune. I genitori non si sarebbero accorti di nulla, Sara non mancava di esperienza in fatto di fughe e rientri furtivi, anche a Torino lei e Ruben avevano l'abitudine di avventurarsi in spedizioni notturne all'insaputa dei genitori. La mamma, una donna assolutamente insulsa, buona solo a farsi mettere incinta in ottemperanza a raccomandazioni che risalivano a due migliaia di anni prima e che forse avevano avuto un senso nella Palestina semidesertica dell'epoca, non certo nel mondo attuale, stipato di esseri umani ingordi e distruttivi: la mamma non si accorgeva di niente che non riguardasse il proprio corpo, l'appetito, la nausea, nutrirsi e vomitare, controllare il peso, dormire, evacuare regolarmente, un organismo, una macchina riproduttrice, perfettamente programmata, coi suoi cicli regolari, nel corso dei quali agire allo scopo di donare una nuova vita al Signore. Inutile dire che tutto questo la riempiva di disgusto, mai avrebbe accettato di ridurre se stessa a un corpo, a una funzione procreatrice: la mamma invece sembrava accettare di buon grado la sua condizione, della quale approfittava per allontanare da s qualsiasi altro compito che non fosse quello, sacro, della fattrice. Perci, la mamma non avrebbe sentito nulla stanotte, come non sentiva mai nulla in nessuna notte dell'anno, nessun rumore, nessun passo felpato, nessun cigolio di porte o scricchiolio di scalini, immersa nel sonno pi profondo, che Sara sospettava chimico, almeno negli intervalli tra gravidanza, allattamento e nuova gravidanza, periodi durante i quali, come  noto,  assolutamente proibito fare uso di qualsiasi farmaco, pena danni
gravissimi al bambino. Il babbo, lui di pasticche non aveva bisogno, russava rumorosamente non appena toccava il cuscino, tanto che i ragazzi pi grandi scommettevano sull'attivit sessuale dei genitori in base al tempo trascorso tra la chiusura serale della camera matrimoniale e il diffondersi del russare paterno per tutta la casa. Il babbo non vigilava sui movimenti notturni dei figli perch convinto intimamente che non ce ne fosse bisogno, forte della propria autorevolezza e dell'obbedienza incondizionata dei ragazzi: con dei figli come i suoi, educati nella fede, addestrati a cantare inni fin dalla pi tenera et, imbevuti di sani principi fino al midollo, non c'era bisogno di esercitare alcun tipo di sorveglianza: i suoi erano ragazzi che il senso della disciplina l'avevano interiorizzato, che i principi morali ce li avevano incisi nella carne, marchiati sulla fronte, questo pensava il babbo, ed  per questo che dormiva cos tranquillo e russava tanto fragorosamente. Pi temibili, invece, erano le zie, due cani mastini addestrati alla sorveglianza su quell'esercito di nipoti, e al limite gli stessi fratelli e sorelle, che potevano, nel caso, fare la spia, o per eccesso di ingenuit, o per gelosia, rancore e altri sentimenti negativi covati a lungo nei loro cuori. La nonna, invece, era dalla loro parte: dormiva poco, sentiva tutto, non diceva mai nulla. Sulla nonna si poteva fare affidamento. Le zie e i fratelli si potevano in qualche modo tenere sotto con minacce e piccoli ricatti. Dura, la vita, pens Sara, e tutto questo perch abbiamo avuto la sventura di nascere in una famiglia fortemente orientata in senso religioso.
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Gioved 5 agosto.
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Traversari Regina si present alla sede dei carabinieri di Porretta gioved 5 agosto alle nove e un quarto. Era arrivata la sera prima, in treno, partendo dalla stazione di Pordenone alle ore 14.10 ed era arrivata a Porretta Terme alle 18.44, dopo aver cambiato a Venezia Mestre e Bologna Centrale. Erano pi di quarantanni che non veniva da quelle parti: da quando, nel lontano 1957, aveva piantato tutto, l'orribile paese di Tetti, la casa umida e buia dove era stata relegata per quattro anni, il pessimo marito, gli odiosi cognati e perfino la figlia di pochi mesi, l'unica che non aveva colpa di nulla, povera creatura, solo che non la poteva portare con s, non sapeva nemmeno dove sarebbe andata a vivere, che cosa avrebbe fatto per mantenersi, niente, aveva lasciato la piccola nella culla, ben coperta e rimboccata, era andata da sua cognata Isola e le aveva detto soltanto:
"Isola, io vado un attimo a Porretta a comprare un paio di sandali, dalle un'occhiata tu alla bambina."
"E come ci vai a Porretta?", le aveva chiesto Isola.
"Mi d un passaggio Terenzio con la Vespa", aveva risposto, ed era vero, era montata sul sedile della Vespa, col foulard in testa per non far volare i capelli, le braccia intorno alla vita dell'uomo, le gambe compostamente su un solo lato, perch con la gonna le sarebbe stato impossibile mettersi a cavalcioni e aveva affrontato la discesa fino a Badi, tutta sterrata, col sedere che rimbalzava a ogni salto e i sassolini che schizzavano di sotto alle ruote e le colpivano le gambe: poi la strada s'era fatta pi agevole, da Badi a Porretta era gi asfaltata, Terenzio l'aveva scesa in piazza del mercato.
"Sicura che non ti devo passare a prendere quando hai fatto?"
"Sicura", aveva risposto, "prendo il pullman, la corsa di mezzogiorno."
Si era diretta verso le bancarelle delle scarpe e poi, quando era stata sicura che Terenzio non poteva pi vederla, era andata alla stazione, aveva fatto il biglietto tirando fuori le banconote spiegazzate dal fazzoletto annodato, "Pordenone", aveva chiesto. Aveva una vecchia compagna di scuola, dei tempi in cui viveva a Prato (Prato, una metropoli, in confronto a Tetti) che si era trasferita lass, c'era lavoro in fabbrica, alla Rex, le aveva scritto. Ed ora, eccola qui, esattamente al punto di partenza, la bellezza di quarantadue anni dopo: aveva un'altra vita, un altro uomo, altri figli, e della piccola Doriana chiss cosa ne era stato: andata via da quella galera, aveva cancellato tutto, anche la creatura che aveva partorito. Chiss cosa volevano i carabinieri da lei, e con tanta urgenza: che lei, anche se suo marito era deceduto in circostanze sospette, come diceva la convocazione, non ne sapeva assolutamente niente.
"Mario" disse Saverio, "bisogna che tu mi faccia parlare con tua zia Nora."
"E per quale motivo, scusa? Non lo vedi che  sconvolta, povera donna!"
"Proprio per questo", disse Saverio, "proprio per questo. Suo marito  morto, d'accordo, ma lei non  soltanto addolorata: c' qualcosa, lo vedo da come si comporta, da
come se ne sta sul chi vive, per me quella donna sa qualcosa che noi non sappiamo."
"Cosa vuoi che sappia, povera vecchia! Ha appena seppellito suo marito, e solo pochi giorni prima s' vista un uomo precipitare sotto gli occhi! Ha subito un trauma, capisci."
"Lo so, ma ti dico che c' qualcosa di pi: quella donna  terrorizzata, ti dico che sa qualcosa."
"Save, tu giochi troppo al piccolo investigatore, secondo me. Lascia in pace la zia Nora, fammi il piacere."
"Secondo me Saverio ha ragione" disse Matteo, che aveva ascoltato la conversazione mentre giocava con la play. "La nonna non  pi lei, da quando  morto Alvaro. Da quel giorno ha smesso di parlare, e ha continuato a fare avanti indietro dalla cucina alla sala, dalla porta di casa alla finestra, ma non  pi uscita, borbottava in continuazione, e ha avuto anche delle discussioni col nonno, solo che io non ci capivo niente, perch parlavano dei vecchi tempi, quando erano giovani, che dev'essere successo qualcosa di grosso, perci la nonna cercava di mettere sull'avviso il nonno, ma il nonno non ne voleva sapere, faceva dei gesti con la mano, come se stesse allontanando una mosca, e usciva di casa, e lei si metteva sulla soglia tutta agitata. Sembrava che se lo sentisse, che doveva succedere qualcosa anche a lui."
"Che ti dicevo, eh?"
Regina Traversari entr nella sede dei carabinieri, a Porretta, si present al piantone e fu introdotta nell'ufficio del maresciallo Borghi.
"Bene, signora, le porgo innanzitutto le mie condoglianze per la perdita di suo marito, il defunto Santi Alvaro. Come lei sapr, il signor Santi  precipitato dal tetto della sua abitazione, nella localit di Tetti, dove era salito
a controllare lo stato dei lavori di manutenzione che venivano effettuati dalla ditta Vallaj di Porretta Terme. Non abbiamo ancora chiara la dinamica dei fatti, inizialmente abbiamo pensato che abbia semplicemente messo un piede in fallo e sia caduto, ma certi avvenimenti che si sono verificati nei giorni immediatamente successivi all'incidente ci stanno inducendo a considerare l'ipotesi che la caduta non sia stata accidentale."
"Cosa vorrebbe dire con questo, maresciallo? Che Alvaro si  buttato?"
"Si  buttato... o forse  stato spinto, signora."
"Spinto? E da chi?"
" proprio questo che vorremmo sapere, cara signora."
"E volete saperlo da me? Se son pi di quarant'anni che non metto piede a Tetti e che non vedo mio marito!"
"Intanto potrebbe spiegarci cosa l'ha spinta ad abbandonare la sua famiglia. Qualche dissapore col signor Alvaro? Un altro uomo?"
"A parte il fatto che sono affari miei..."
"Eh, no, signora, mi dispiace contraddirla: nel momento in cui si ipotizza un crimine - e qui i crimini sarebbero pi d'uno - non ci sono pi affari miei o affari suoi: tutto  rilevante in funzione delle indagini, tutto, mi capisce, signora Traversari? Perci risponda: cosa l'ha spinta ad abbandonare la sua famiglia nel lontano, vediamo, nel lontano 1957?"
"Maresciallo, voglio essere chiara con lei. Me ne sono andata di casa perch non resistevo pi. Ma c' stato a Tetti? L'ha visto il paese? Le ha viste le persone, li ha sentiti i discorsi che fanno? No, non credo che possa immaginare. Io venivo dalla citt, sa? Prato... non che sia New York, ma un po' di vita c'era, un po' di idee circolavano. L, se ci volevi stare, dovevi metterti al tuo posto, e zitta: l'ultima arrivata, quella venuta da fuori, che non sa niente degli usi
e costumi di lass... tollerata a fatica, soprannominata la cittadina, la forestiera, la bagascia di citt... sentito io, coi miei orecchi!"
"Capisco, signora, immagino perfettamente... il suo disagio... si sa che in questi paesini di montagna la gente  piuttosto chiusa nei confronti dei nuovi venuti... ma venendo al punto: quello che io vorrei capire, conversando con lei,  se c' qualcosa di particolare, qualcosa di pi specifico che l'ha colpita, nella sua breve permanenza a Tetti, non so, un episodio, un contrasto, una gelosia... perch qui, qualcuno potrebbe - potrebbe, dico - aver deciso di sbarazzarsi non soltanto di suo marito, ma anche dei suoi due fratelli, Romolo ed Ermanno. Ora, io so per certo che c' di mezzo una cospicua eredit..."
"Come, come, maresciallo, mi lasci capire: qualcuno potrebbe voler far del male anche a Romolo ed Ermanno? Sono stati minacciati, o cosa?"
"Ma come, signora mia, non lo sa? Sono morti."
Il maresciallo inizi a contare sulle dita: "Santi Romolo, lo scorso inverno; Santi Alvaro sabato 10 luglio, Santi Ermanno, il 29, e infine Geremia Mattei, il giorno 31. Che non lo sapeva?"
"O Madonna santissima, e chi lo sapeva? Vengo da Pordenone, sono arrivata ieri sera, sono quarant'anni, quarantadue, per l'esattezza, che non metto piede a Tetti, che non ho notizie di quella gente... o che strage! Ma la sa una cosa? Non mi meraviglio pi di tanto!"
"Quella gente, dice... ma se non sbaglio tra quella gente c' sua figlia Doriana!"
"Lo so, lo so. Ho interrotto i contatti con tutti, anche con mia figlia. Non creda che non mi sia costato. Ma non ce la facevo proprio a star l. Alvaro e i suoi fratelli... erano delle bestie, maresciallo. Lei non se lo pu nemmeno immaginare. Tutto il paese li temeva. Erano inseparabili,
loro tre, e quel Geremia, e quell'altro, Osvaldo. A spadroneggiare di qua e di l, dei bulli come se n' visti pochi. Nemici, ne avevano di sicuro, ma nessuno che s'attentasse a dargli contro, perch avevano paura di loro. Se c'era una rissa da qualche parte, si poteva star certi che c'era di mezzo qualcuno di loro. E con le donne specialmente... perch crede che l'abbia lasciato, mio marito? A parte le botte che mi son presa, a parte tutte le volte che aveva voglia e non c'erano scuse che tenessero, anche pi volte al giorno, se gli girava, mi scusi la franchezza... ma non se ne lasciava scappare una che fosse una, maresciallo! Neanche quella povera creatura... "
"Quale creatura?" chiese il maresciallo.
"Ma la sorella di Svaldo, no? Quella minorata..."
Elisa era di pessimo umore. Aveva avuto una discussione con Leo riguardo alla sua attivit di apicultore, che Elisa riteneva fosse un vero e proprio sfruttamento nei confronti delle api, costrette a vivere in quelle minuscole carceri e a produrre il miele a vantaggio degli ingordi esseri umani.
"Ma che cazzo dici?" le aveva risposto Leo. "Le api costruiscono gli alveari di propria iniziativa,  il loro modo di aggregarsi in societ, e nessuno gli fa torto a prendere il miele, tanto loro ne fanno una quantit enorme, e in definitiva, poi, che se ne farebbero? Tanto vale che lo usiamo noi."
"No, guarda, mi sono informata", aveva detto Elisa "gli alveari sono una costruzione umana, cio, le api hanno questo senso della geometria, fanno quelle cellette esagonali,  vero, ma l'intelaiatura ce la mette l'uomo, non  cos? Anche tu prepari i telai, no?"
"Che significa, si tratta solo di una facilitazione... la tecnica asseconda la natura, ma  la natura dell'ape vivere in societ."
"S, ma societ loro, volute da loro, create da loro, e dove alla fine i loro prodotti rimangono a loro, il miele, la cera, la pappa reale... e invece noi che facciamo, le rapiniamo queste povere api, gli portiamo via tutto, e poi andiamo a vendere il miele, la cera e tutto il resto, e ci facciamo dei bei soldini, sul lavoro delle api!"
"Ma stai scherzando? Guarda che le api, se le lasci a se stesse, sono delle gran fasciste! Non sono mica dei gran stinchi di santo! La loro societ  fortemente gerarchica, e guai a sgarrare! Non so cosa ci guadagneremmo, a lasciar fare alle api!"
Detto questo, Leo se n'era andato in paese, col furgoncino carico di barattoli di miele e di cassette di cavoli, lattughe e zucchine: a Elisa certe volte sembrava che anche i cavoli e le lattughe la guardassero con quelle loro testoline e la rimproverassero per averle tolte dal terreno e allineate nella cassetta; le zucchine, quelle erano un po' pi anonime, ma chi lo sa, poi, se anche loro non provavano qualcosa, a essere sfruttate in quel modo: pareva, a Elisa, che l'essere umano non fosse altro che un temibile parassita, il pi spietato, il pi feroce di tutti, e quando qualcuno le faceva notare che se si fosse stati a sentir lei, si sarebbe stati destinati all'estinzione, faceva spallucce dicendo che, in fondo, se il genere umano si fosse estinto, non sarebbe certo stato un male per tutti gli altri generi viventi. Ora poi, che Leo era partito, a lei toccava starsene rintanata l, col bambino, fino a quando non fosse tornato, e chiss che ora avrebbe fatto, Elisa prov a contare i posti dove doveva andare, le consegne che doveva fare: due barattoli di miele a Franco delle Susina, gli ortaggi al ristorante La valle della Limentra, una sedia accomodata a quella signora anziana che stava in piazza a Tetti... l'erba a quei ragazzi di Milano... e poi come minimo sarebbe andato al circolino... Elisa adorava il suo bambino, amava la vita in campagna lontana da quella
societ di merda in cui aveva vissuto fino ad ora, era la pi convinta sostenitrice degli ideali della comunit, dal rifiuto di ogni trappola consumistica al rispetto per la natura all'amore per gli animali, ma certe volte le capitava di sentirsi malinconica, di aver voglia di piangere senza ragione, di avvertire in modo insopportabile la solitudine e l'isolamento, e Leo non aiutava partendo la mattina col furgoncino per tornare, sempre pi spesso, a notte inoltrata, sbronzo e fumato come non mai, e ficcarsi a letto in condizioni di semincoscienza, senza alcuna premura verso di lei, che intanto, mentre lui faceva i suoi comodi, se n'era rimasta l in mezzo a quei boschi, con un neonato che la stava letteralmente consumando, moralmente e fisicamente, e con la sola compagnia di Licia, la compagna di Renato.
La sorella di Svaldo era parecchio pi giovane, avr avuto poco pi di sessant'anni, ma era fuori di testa, e non da poco: forse perch i genitori l'avevano avuta troppo tardi, o perch erano cugini, chiss: da bambina era sembrata una bambina normale, secondo alcuni, "s, normale", commentavano altri scuotendo la testa, "normale un corno", si vedeva subito che era ritardata, in ogni caso una bimba gioviale, affettuosa, che si faceva ben volere da tutti, ed era diventata una bella figliola, anche, se non si faceva caso agli occhi, a quello sguardo vuoto, inespressivo; poi, avr avuto quanto, quindici anni, all'improvviso era cambiata, non usciva di casa, se ne stava sempre a letto, e non mangiava, dimagriva, la mamma era disperata, la povera Dina. Nessuno ne sapeva la ragione, molti parlavano di un amore segreto e sfortunato.
"E s'era innamorata, povera figliola!"
"Innamorata! E di chi?"
"Eh, c'era quel giovanotto, amico di Svaldo: te lo ricordi, Leonora?"
"Eccome se me lo ricordo: un bel giovane, alto... come si chiamava, Flavio? Fulvio?"
"Un nome di questi, si. Mi ricordo un'estate... sar stato il '53, '54... Veniva spesso quass, con la scusa del fresco, di prendere una boccata d'aria. A quei tempi per venire a Tetti non c'era la provinciale asfaltata, la provinciale si fermava a Badi, poi si veniva su con una mulattiera, ma quel giovane era uno sportivo, non gli faceva paura una camminata del genere, figuriamoci!"
"E come non me lo rammento! Arrivava a piedi da quel sentiero che vien su da Tetti Bassi e sbuca in piazza vicino alla fontanella, mi par di vederlo, curvo a bere un sorso d'acqua nella mano, o fermo in mezzo alla piazza, a parlare e ridere con quei giovani.
"Non ti sar mica garbato anche a te, il forestiero, Leonora?"
"Non nego che fosse un bel giovanotto... ma no, no, a me non interessava. Ma la povera Angela, come gli frullava intorno! Si vede che l'era proprio innamorata, po'erina!"
"Poi venne la notizia che si sposava, con una di Firenze, una commessa della Rinascente, lui era giovane d'ufficio di un avvocato famoso."
"Come ci rimase male l'Angela, quando lui non venne pi... Insomma, sar stato per quello o forse no, ma quell'inverno stette male, prima le venne un febbrone, e poi, passata la febbre, non si fece pi vedere in paese, si rinchiuse in casa... "
"Ma voi sarete andate a trovarla, qualche volta."
"S'andava, all'inizio, ma poi sempre meno... che vuoi, s'era delle ragazzine, e la su'mamma, la povera Dina, l'aveva a noia. Non che ci abbia mai mandato via, insomma, ma c' tanti modi per far capire che non  il caso."
"Ma perch? Non le faceva piacere che Angela avesse delle amiche?"
"Amiche! Amiche 'un s'era, perch lei, capisci, era un po' tonta... e dopo quell'estate incominci a diventare sempre pi strana, non mangiava pi, dimagriva a vista d'occhio, e non parlava... Se ne stava sempre rannicchiata in un angolino... La su' mamma, capisci, Valentina, a quei tempi s'aveva vergogna di mostrare certe cose. Se l'Angela, po'erina, era a quel modo, meno gente la vedeva e meglio era!
"La su'mamma l'ha sempre tenuta con s, ma quando poi  morta, povera donna, Svaldo la sorella l'ha dovuta ricoverare: e come faceva a badarla?"
In paese se lo ricordavano ancora, quando era arrivata l'ambulanza, e il medico era entrato in camera, che lei se ne stava tutta raggomitolata nel letto, non conosceva nessuno, e il medico l'aveva presa per mano, dolcemente, e l'aveva fatta alzare, non si sa come avesse fatto, e quando s'era alzata aveva avuto un capogiro, che non era abituata a stare in piedi: allora erano intervenuti gli infermieri, e l'avevano portata praticamente di peso fino all'ambulanza, non pesava nulla, povera creatura, un fuscello. Al ricovero c'era campata quanto, un paio d'anni al massimo, s'era spenta piano piano, s'era come consumata, e alla fine era stato un bene per tutti, e prima di tutto per Svaldo, che ne aveva fatto una malattia, di quella sorella.
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Gioved 5 agosto, pomeriggio.
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Quando Regina Traversari arriv a Tetti, in pochi la riconobbero. Le aveva dato un passaggio il maresciallo Borghi, che intendeva metterla a confronto con i testimoni che aveva gi ascoltato. Oltre che professionalmente, anche a livello personale era particolarmente curioso di vedere le reazioni che avrebbero avuto i tettaioli alla comparsa di Regina, e in particolare la figlia Doriana e la nipote Bice. Era il primo pomeriggio del 5 agosto e la piazzetta era semideserta, solo alcuni bambini refrattari al sonnellino scorrazzavano sui tricicli, sorvegliati a distanza dalle madri, e Giuditta, la maggiore dei nove ragazzi di Pellegrinando nel deserto, tentennava il passeggino della piccola Ester nel tentativo di indurla a dormire. Vicino a lei, seduta sulla panchina sotto i tigli, c'era una donna sulla quarantina che discuteva a bassa voce, per non svegliare il vicinato, con la ragazza.
"Mi interessa, sai" disse Giuditta. "Questa cosa che ha detto la giornalista. Che la moglie dev'essere sottomessa al marito. Ha scritto un articolo molto coraggioso, non credi? Del tutto in controtendenza..."
Bice non credeva alle proprie orecchie. Coraggioso? In controtendenza? Con tutto quello che avevano patito, lei e quelle della sua generazione, per conquistare la parit col maschio, e senza esserci riuscite, peraltro, ora se ne veniva fuori questa ragazzina, quanti anni aveva, diciotto, diciannove? E col massimo candore parlava di sottomissione della moglie al marito.
"Ma che dici, Giuditta, sottomissione. Ma se perfino la legge, e Dio sa se la legge italiana sia particolarmente progressista, riconosce la parit nella famiglia! Per quale motivo la moglie dovrebbe essere sottomessa, me lo vuoi dire? Non ti sembra che siamo state sottomesse fin troppo a lungo?"
"No, ma io dicevo... io dicevo in senso buono, cio, non sottomessa nel senso che il marito ti comanda, sottomessa nel senso che riconosci il tuo ruolo all'interno della coppia..."
"Peggio che mai! Non solo sottomissione, ma anche sottomissione volontaria! E gratitudine, immagino, e devozione..."
"Che c' di male nella devozione? In senso laico, naturalmente, perch la vera devozione  solo nei confronti del Signore. Ma che la donna sia devota al marito, lo dice anche San Paolo!"
"Che c'entra san Paolo, San Paolo, poveraccio,  vissuto duemila anni fa... la pensava come quelli del suo tempo, ma il mondo  cambiato da allora!"
"Non  detto che sia cambiato in meglio" disse piano Giuditta.
"Sinceramente, Giuditta, sono senza parole... aspetta un momento... ma quella donna chi ? Somiglia tale e quale a mia cugina Doriana!"
"Signora Bice Santi, permette?" fece il maresciallo "Le presento Traversari Regina, moglie del suo defunto zio Santi Alvaro e madre..."
"Bice?"
"Zia Regina!"
Le donne, dopo il primo momento di sbigottimento, non la smettevano di abbracciarsi e baciarsi e soprattutto
la vecchia guardava e riguardava la giovane, e si capiva fin troppo bene quale fosse la domanda sottintesa, mia figlia dov'.
"Non ti avrei mai riconosciuta, zia!"
"Figurati io, tesoro. Eri una bambinetta..."
"Vado subito a chiamare Doriana."
"Un momento, signore. Penser io a convocare la Santi Doriana. Per il momento vogliate favorire" disse il maresciallo e le guid verso la sede del circolo, che non era ancora aperto a quell'ora, ma dove trovarono Loriano che sistemava le bibite in frigo. Quando Loriano vide Regina manc poco che gli venisse un coccolone. Nonostante gli anni passati, e nonostante i cambiamenti che il tempo aveva inevitabilmente prodotto, l'uomo non esit un istante a identificare la donna, la cui bellezza era stata leggendaria a Tetti e in tutte le sue frazioni e il cui ricordo non si era mai cancellato dalla sua mente, ingigantito dalla brevit della permanenza e dalla fuga misteriosa. Anche se pi grande di lui di almeno cinque, sei anni, Regina gli era sempre piaciuta, e se non aveva fatto avances nei suoi confronti, all'epoca, era soltanto perch temeva i fratelli Santi, cui non osava far torto in alcun modo, ma la cittadina gli era rimasta nel cuore, e forse quello era il motivo per cui s'era sposato tardi, e aveva dovuto ripiegare sulla filippina, brava ragazza e servizievole, ma certo non proprio avvenente.
"Regina", sussurr.
"Si accomodi, signora Traversari" disse il maresciallo che non s'era accorto di nulla.
La notizia che era arrivata la mamma di Doriana si sparse rapidissima per tutto il paese e per le sue numerose frazioni. Nel giro di mezz'ora la piazzetta dei tigli era affollata di gente e lo spiazzo davanti al circolino era strapieno, tutti i tavolini erano occupati, uomini e donne sbirciavano
attraverso l'unica finestra del magazzino che era tornato a riprendere la funzione di stanza degli interrogatori. La stessa Doriana arriv, bianca come un cencio, accompagnata da entrambi i figli che erano venuti alle Susina per passarci il mese di agosto, dalla moglie del figlio maggiore e dalla fidanzata del secondo, dal marito. Anche Saverio e Mario erano arrivati sul posto, mentre Nora s'era rinchiusa in casa giurando che non voleva vedere nessuno, tanto meno chi era volontariamente scomparso da anni. Le voci cominciarono a correre, qualcuno chiss come riteneva di conoscere gli argomenti della conversazione che si teneva l dentro tra il maresciallo Borghi, l'appuntato Corrieri e le due donne, Bice e Regina: c'era chi giurava di aver colto una mezza frase, chi affermava di aver sentito urla e pianti, chi sbirciando dentro riferiva di scene apocalittiche. Dopo una decina di minuti la porta si apr e l'appuntato Corrieri tent senza successo di impedire a Doriana di entrare nella stanza, seguita da tutto il resto della famiglia che ben presto dilag nel magazzino, tra gli scatoloni di merende confezionate e le bottiglie d'acqua minerale incellofanate a gruppi di sei. Il riconoscimento tra madre e figlia, la presentazione di genero e nipoti, le esclamazioni, le lacrime, gli abbracci si sprecarono, in quell'occasione, mentre il pubblico improvvisato, costituito dagli abitanti di Tetti vecchi e nuovi, residenti e stagionali, giovani e vecchi, oltre ai due esponenti delle forze dell'ordine e a Saverio, che non dimenticando il suo ruolo di cronista e anche un po' di investigatore prese nota mentalmente di tutti i dettagli, impazziva per l'emozione. Saverio cerc di raccogliere, osservando e ascoltando senza parere, il maggior numero possibile di informazioni: seppe cos che Regina era arrivata a Porretta il giorno prima e che aveva gi parlato ampiamente col maresciallo, al quale aveva fatto confidenze irripetibili sulla brava gente di Tetti e, in particolare, sui famigerati fratelli Santi; che
la figlia Doriana era tormentata dal desiderio di conoscere finalmente la madre, della quale aveva avuto, fino a quel momento, solo alcune foto in bianco e nero di cui solo una in primo piano, alcuni capi d'abbigliamento usati e un fermaglio per capelli rimasto nel bagno dal giorno della sua partenza improvvisa, e, nello stesso tempo, dall'impulso di non lasciarsi contaminare da nessun sentimento nei confronti della donna che l'aveva abbandonata a due mesi di vita e non s'era mai pi fatta viva in alcun modo; che il maresciallo Borghi aveva intenzione di convocare al pi presto Puccioni Osvaldo per parlare con lui di presunte molestie subite da sua sorella Angela da parte di uno o pi dei fratelli Santi. A questo punto Saverio ritenne di saperne abbastanza e decise che sarebbe andato a parlare con Nora, che Mario fosse d'accordo o meno.
A casa di Nora trovarono Teresa e la vecchia Cesarina: le tre donne s'erano rintanate l, al sicuro da schiamazzi e pettegolezzi, ed ora ecco che arrivava quel ficcanaso di un giornalista, accompagnato dal nipote di Nora, o meglio, del suo defunto marito Geremia, a razzolare tra cose vecchie, storie morte e sepolte, che era meglio lasciar perdere, per il bene di tutti.
"Lasciar perdere cosa, signora? Forse il fatto che i fratelli Santi erano dei pessimi soggetti, di cui tutto il paese aveva paura? Il fatto che abbiano spadroneggiato su tutto il paese, imposto le loro regole e la loro supremazia su chi gli stava a tiro, tiranneggiato i pi giovani, molestato le ragazze, fino a spingersi a importunare una povera minorata?"
"Chi le ha detto questo? Chi le d il diritto di parlarmi in questo modo?"
"Ho sentito delle voci, ho raccolto delle frasi in giro... Mai niente di chiaro, mai niente di esplicito. Perch? Cos'avete da nascondere? Voi tre, son sicuro, sapete pi di quel
che dite. Chi dovete proteggere ancora? Non vi bastano le morti che si sono succedute?"
"Morti, morti, sono stati degli incidenti" disse Teresa.
"Eccome", fece eco la Cesarina da dietro lo scialletto "incidenti, casualit. Non c' niente da indagare, giovanotto. Lasci in pace i morti, che si meritano di riposare, ormai."
"E lei, Nora? Anche lei pensa che si sia trattato solo di incidenti, casualit?"
"Non lo penso, no. Quel povero Alvaro, me lo vedo ancora davanti agli occhi, che veniva gi da quel tetto. E lo so, chi l'ha spinto. Lo so chi ha manomesso i freni della macchina di Ermanno, e mi posso immaginare anche chi ha tirato il vaso di fiori in testa al mi' Gere. Lo so, come se lo vedessi..."
"Allora parli, signora, coraggio!"
"Zia Nora, cos' questa storia? Perch non mi hai mai detto nulla?"
"Lasciate riposare i morti, date retta a me" disse la Cesarina.
"Ma se  stata lei, Cesarina, la prima a dirmi che i Santi erano dei farabutti!"
"Farabutti,  un conto, e tutti lo possono confermare, qui. Ma rimestare in cose morte e sepolte... no, non mi sembra giusto."
"Ma non avete paura che, se non vi decidete a parlare, possano morire altre persone?"
"Non c' pericolo, disse Nora, il mi'Gere era l'ultimo, ora non c' pi nessuno."
" per via di quella ragazza, non  vero? Angela. Qualcuno le ha fatto del male?"
Non ci fu verso: le donne si chiusero nel mutismo pi totale. Dopo un po', a Mario e Saverio non rimase altro che togliere il disturbo.
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Venerd 6 agosto.
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Per diverse sere, Ruben e Sara uscirono di nascosto per raggiungere gli amici nel prato dietro il cimitero: si trattenevano un'ora o due, bevevano qualche birra, fumavano qualche canna, rientravano di soppiatto senza svegliare nessuno: niente di che, almeno dal punto di vista di Sara; Ruben, invece, di giorno in giorno era sempre pi preoccupato, perch un conto erano le piccole sortite che lui e la sorella erano riusciti a organizzare durante l'inverno, con la complicit di amici compiacenti e la sicurezza che nessuno di loro conoscenza avrebbe potuto identificarli nei locali che bazzicavano, all'altro capo della citt, Torino, che comunque era sufficientemente grande perch due pischelli come loro trovassero un angolino per nascondersi; un altro conto era uscire tutte le sere, in una casa affollata all'inverosimile, dove chiunque poteva svegliarsi in qualsiasi momento, per sbucare nella piazza principale di un paesino microscopico, dove la loro presenza furtiva in mezzo al gruppo dei bergamaschi sarebbe stata segnalata in un batter d'occhio. Tetti era fatta di finestre socchiuse, di porte accostate, di vicoli ciechi e curve oltre le quali chiunque poteva far capolino in qualsiasi momento, di voci che circolavano sottobanco e occhi che spiavano in continuazione.
"Chi vuoi che faccia caso a noi", lo prendeva in giro la sorella. "Questi vecchini son tutti rimbambiti, sempre con
la testa tra le nuvole, non vedono di qui a l, e se ci vedono, poi, mica lo sanno chi siamo, ci scambieranno con qualcuno dei milanesi o dei bergamaschi."
"Stai scherzando? Sembrano rimbambiti, sembrano con la testa tra le nuvole, ma sanno tutto, tengono tutto a mente. Quelli di Milano, di Bergamo, di Lione... sono figli dei loro cugini, o nipoti, son ragazzi che vengon qui tutte le estati, i vecchi lo sanno, li hanno visti crescere, li conoscono tutti per nome, non ne sbagliano uno. Noi invece siamo quelli della casa grande, ci hanno bell'e identificati, e sta' tranquilla che ci riconoscono da lontano."
"Ma se ieri una donnina mi ha chiesto se ero la nipote di Terenzio francese!"
"Fanno per confonderci, per non dare nell'occhio... ai vecchi piace fingersi rincoglioniti, perch cos, quando meno te lo aspetti, zac, te lo mettono in quel posto."
"Ruben, ma come parli? Guarda che lo dico al babbo" sghignazz lei e corse verso il bivacco. Il fuoco ardeva vivace, intorno i ragazzi stavano semisdraiati, avvolti nei plaid che si erano portati da casa, ammucchiati gli uni sugli altri, passandosi la bottiglia, lo spino, il sacchetto con le patatine, ridacchiando e sbaciucchiandosi distrattamente: c'erano Maicol e Johnny, Bea, Sandra, Neri, c'erano anche un paio pi grandi, Leo e Renato. Poco distante, era stata montata una tendina canadese, e fu l che Maicol port Sara, parecchie birre dopo, e le fece vedere tutte le stelle del firmamento. "Disgraziata", le disse il fratello mentre rientravano, ed erano le tre, quella notte, "cos'hai combinato, e che dir il babbo?".
"Tu sei troppo paranoico, fratello", rise Sara, e il babbo era al cancello sul retro, che li aspettava.
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Sabato 7 agosto.
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"Saverio", disse Valentina la sera di sabato 7 agosto, "ti devo parlare."
Ci siamo, pens Saverio e sorrise a sua moglie: "salvo un attimo questo documento e sono da te." Salv il documento, un articolo intitolato provvisoriamente Vengono alla ribalta i retroscena nel caso degli omicidi di anziani, a Tetti, un titolo che non gli piaceva e che avrebbe dovuto modificare. Lo chiuse, chiuse la sessione di lavoro, chiuse il coperchio del portatile e intanto si prepar una faccia da esibire alla moglie: scelse alla svelta tra consapevole-contrita e caduta dalle nuvole, decise per quest'ultima, alz gli occhi e si prepar ad affrontare la fine del mondo. Era solo questione di tempo, pens, e Valentina cominci a parlare, pacatamente, e fin dalle prime parole lui cap che non si trattava di quello, che Vale non sapeva ancora niente, che la fine del mondo era rimandata.
" una settimana che sei qui in pianta stabile, cio, sbaglio:  da luned sera, ma eri stato con noi per tutto il week end, quindi praticamente  una settimana e che hai fatto in tutti questi giorni? Ti sei occupato di me, dei bambini, della casa? Ci hai portato a fare qualche escursione, hai giocato coi bambini, hai sostituito la lampada nel ripostiglio? Hai manifestato una minima forma di interesse, partecipazione, condivisione emotiva nei nostri confronti?
Hai avuto un minimo gesto d'affetto verso di me o verso i bambini?"
Via via che andava avanti nel discorso, che evidentemente aveva preparato con cura, la voce di Valentina si faceva pi acuta, la rapidit con cui pronunciava le parole aumentava, il volume si alzava, al punto che Saverio si ritrov a proteggersi le orecchie con le mani, gesto che Valentina interpret come estremamente scorretto nei suoi confronti.
"Se non mi vuoi ascoltare allora bene, torna pure al tuo computer, non voglio importunarti un minuto di pi."
"No, che dici, Vale,  solo che senza rendertene conto avevi alzato un po' troppo la voce, sai, nella foga... ci sono i bambini di l che dormono, c' tua madre..."
"Mia madre non  una stupida, vede tutto perfettamente ed  d'accordo con me."
"Cio, in che senso, vede tutto?" disse Saverio spaventatissimo e subito si morse la lingua, la discussione gli stava sfuggendo di mano.
"Nel senso che se n' accorta anche lei, che sei distratto, che hai altro per la testa. Sembra che l'unica cosa importante, per te, sia risolvere questo cazzo di mistero, scrivere questi benedetti articoli, sembra che senza di te le indagini non possano andare avanti, sei sempre a interrogare questo e quest'altro, a prendere appunti, a fare schemi, non parli, non ascolti, non si pu fare affidamento su di te."
"Hai ragione" disse Saverio. "Mi sono lasciato prendere troppo da questa storia, e vi ho trascurato." Era sempre bene cominciare ammettendo le proprie responsabilit. Inoltre, Saverio era tranquillo, ora, dato che a quanto pare ci che Ornella aveva visto perfettamente non era ci che lui temeva avesse visto. Cos, rinfrancato, cominci la sua difesa.
"Ho lavorato" disse, "forse troppo. Ma sono venuto qui con una settimana d'anticipo! Formalmente, le mie ferie
dovrebbero cominciare luned prossimo! Domenica siamo usciti tutti insieme, marted siamo andati a mangiare la pizza al circolino.
"Per forza! Avevi da confabulare con quel Mario!"
"La notte mi alzo sempre io quando Tommi si sveglia..."
"Babbo..." fece Valentina, e tutt'e due intonarono "Bo'lacqua!"
Cos, la discussione si chiuse con una risata complice da genitori affiatati, un elenco di buoni propositi da parte di Saverio, bacini e carezze ai quali avrebbe fatto seguito, pi tardi, una scopata coniugale in piena regola.
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Domenica 8 agosto.
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La mattina della domenica, i Santi di Baldino il giovane sbaraccavano. Teresa, la prima a uscire verso le sette e un quarto e ad accomodarsi sulla panchina proprio di fronte alla casa, si accorse di un subbuglio che non era quello solito di sveglia, code alla porta del bagno, recita delle lodi e canti, colazione: stavolta la situazione era tutt'altra, i rumori e i movimenti completamente diversi. C'era da un lato pi agitazione, con gente che andava su e gi per le scale, borse e pacchi che si ammucchiavano sul marciapiede, voci che si rincorrevano frenetiche, da un altro lato un clima pesante, una cappa di piombo che sovrastava il tutto, molto peggio che nei giorni normali, quando, comunque, il clima leggero non era di certo. Dopo poco che era l, arrivarono la Cesarina in sedia a rotelle, spinta dalla nipote Giorgia, la terzogenita di sua figlia Lorena, che non era molto pi vecchia dei ragazzi della casa grande, essendo nata nel 1980, avendo quindi diciannove anni non ancora compiuti. E la maggiore dei nove ragazzi, Giuditta, era dell'Ottantuno, era diventata da poco maggiorenne, ma tanto, maggiorenne o no, in quella famiglia la cosa era irrilevante. Giorgia appunto qualcosa sapeva, che le notizie corrono, anche a Tetti, e anche di notte: lei non era del gruppo che bivaccava al cimitero, ma conosceva tutti, ovviamente, e aveva sentito dire molte cose: che i fratelli Santi di Baldino il giovane,
detti anche della casa grande, non erano poi cos disciplinati e irreggimentati come si sarebbe potuto pensare, tutt'altro; che Sara, la ragazza carina col brillantino all'orecchio destro, era una vera sovversiva e sfidava continuamente le ire dei genitori, e soprattutto del severo Baldino, col suo modo di vestire, di porsi, di accavallare le gambe e di alzare la testa; che, accompagnata dal fratello Ruben, grande e grosso, ma piuttosto bietolone e chiaramente soggiogato da lei, aveva sfidato il coprifuoco ed era uscita di casa per diverse sere di fila per andare a bivaccare nel prato dietro il cimitero con la peggio compagnia di Tetti; che i due fratelli ci avevano dato dentro parecchio con bevande alcoliche e fumo e che l'avevano fatta franca fino al venerd notte, o forse si dovrebbe dire al sabato mattina, quando rientrando alle tre dopo bagordi indescrivibili (girava voce che Sara si fosse concessa a Maicol nella tenda canadese di Johnny) avevano trovato il padre sulla soglia di casa, le braccia incrociate sul petto e l'espressione impenetrabile come un vecchio indiano sioux. L'intera giornata del sabato era stata dedicata a sessioni straordinarie di lettura delle Scritture, recita dei salmi e meditazione, dopodich la famiglia al completo aveva allestito un processo in piena regola, a seguito del quale si era deciso che Ruben dal primo di settembre si sarebbe trasferito in un collegio gestito da religiosi simpatizzanti di Pellegrinando nel deserto, mentre Sara sarebbe andata a vivere da certi cugini in una contrada sperduta della Francia occidentale, dove avrebbe dato una mano in casa, visto che anche i cugini francesi, membri a pieno titolo del movimento, che aveva ramificazioni in tutta Europa, erano pieni di figli fino agli occhi. Trascorsa cos la giornata del sabato, la famiglia era andata a riposare, avendo preso, tra le altre, la decisione irrevocabile di lasciare immediatamente quel paese dove avevano creduto ingenuamente di trascorrere una sana vacanza all'insegna
del riposo, della preghiera e dell'aria fina, e che invece si era rivelato, per i pi deboli tra di loro, un luogo di perdizione.
"Giusto, ben fatto, cos si faceva ai tempi miei" disse la Cesarina.
"E tu come fai a sapere tutti questi particolari?" chiese Teresa a Giorgia.
"Eh, lo sa anche lei, Teresa, le voci girano, e Tetti  proprio un paesino piccino... Sandra, la ragazza di Johnny, mi ha raccontato tutto!"
"O chi  Sandra? E Johnny? Ma  un americano?"
"No, Cesarina", rise Giorgia, "Johnny  italianissimo,  della famiglia dei Mattei di Milano, Sandra  dei Bartoli di Bergamo, Maicol, invece, e suo fratello Neri, sono di quegli altri Bartoli, che stanno a Firenze."
"Ma sono i nipoti della Lina di Case Bartoli?"
"Neri e Maicol s, Sandra invece..."
"Sandra lo so chi , abita proprio sotto a me. Ma mi spieghi, Giorgia, cos' questa mania dei nomi? Johnny... Maicol... e anche quegli altri della casa grande, ho saputo che han dei nomi... Sara no, ecco, e nemmeno Giuditta, come la mi'povera sorella, ma gli altri... o che non s'usano pi nomi normali come Cesarina, Lorena, Lina..."
"Son nomi antichi, Cesarina" disse Teresa, "anche il mio... chi  al giorno d'oggi che darebbe nome a una bambina Teresa? Ora vanno questi nomi pi moderni,  la moda, che ci si vuol fare. Insomma se ne stanno proprio andando" aggiunse, mentre i bagagli s'ammucchiavano sempre pi numerosi davanti al portone della casa grande, e Baldino il giovane, col viso tutto abbuiato, andava in piazza a prender la macchina.
"Baldino, ve ne andate di gi? Finite presto, le vacanze!"
"Abbiamo dovuto anticipare", borbott Baldino, "motivi di lavoro..."
"Oh, che peccato!"
Intanto, sedute sul muretto, Sara e Giuditta parlavano a bassa voce. La sorella maggiore aveva avuto l'ordine di sorvegliare la ribelle, alla quale era stato interdetto qualsiasi contatto con Ruben.
"Sei impazzita o cosa?" le chiedeva la sorella. "Cosa credevi di fare, eh?"
"Niente credevo di fare, volevo solo vivere come una ragazza normale."
"E le ragazze normali secondo te se ne vanno in giro alle tre di notte? Si sbronzano di birra e si fanno di fumo,  questo il tuo concetto di normalit?"
"Sei peggio di loro."
"Sono semplicemente una persona di buon senso. E timorata..."
"Timorata di Dio, certo. Ah ah, ma ti senti quando parli?"
"Perch? Non posso essere timorata di Dio?"
"Certo, certo."
"Sfottimi pure. Intanto sei stata allontanata dalla famiglia, e hai fatto allontanare anche Ruben, che  solo una vittima dei tuoi capricci."
"Ma almeno io ci ho provato, no? Ho provato a far qualcosa per uscire da questa galera, ho provato a sfidarli..."
"E con che risultati?"
"E tu allora? Cosa pensi di fare, eh? La piccola massaia, la donnina di casa? La vicemamma? Fino a che non ti sposerai e comincerai anche tu a sfornare un figlio dopo l'altro?"
"Il matrimonio  un'istituzione sacra, se il Signore vorr trover un marito, e allora potr realizzarmi nella procreazione."
"Perch la mamma, secondo te,  una donna realizzata? E le zie? E se io non volessi mai sposarmi, mai avere figli?"
"Chi vuoi che ti sposi, ormai. Sei merce avariata."
"Hai fatto tardi anche stanotte" disse Elisa. "E Siddharta non ha fatto altro che piangere."
"Cos', mi controlli la libera uscita? Non posso neanche star fuori una sera..."
"Una sera? Una sera? Se non torni mai prima delle due, che io sto in pensiero, a saperti nel bosco, con quel furgoncino scassato..."
"In pensiero? E quella volta che c'era Renato nel letto con te, eri in pensiero?"
"Cos', mi controlli la vita sessuale? Siamo sempre stati d'accordo che c'era libert... e tu, del resto, chiss quante te ne sei fatte, in quella tendina, l nel prato dietro il cimitero!"
"Tante... una o due solamente, quelle ragazzine sono assatanate... Ma lo sai che  successo un casino grosso con la figlia di quei tipi della casa grande, quei torinesi..."
"Mica ti sarai messo nei guai con quelli... lo sai che sono degli integralisti religiosi, capaci che ti costringono a sposarla!"
"No, no, io non c'entro nulla,  stato uno di quei ragazzi, un certo Maicol. L'ha portata nella tenda... ma i genitori si sono accorti di tutto, ed  scoppiato un grande scandalo, in paese."
"Non metterti nei casini con le minorenni! Come se non avessi gi la polizia sul collo!"
"Sul collo! Sei sempre la solita catastrofista! Mi hanno interrogato una volta o due..."
O magari tre.
"E normale... sono un pregiudicato... questo agli occhi dei caramba vuol dire che sono il probabile colpevole di qualsiasi crimine venga commesso nel raggio di cento chilometri."
"S, ma tu non fare il gradasso... lo sai come sono i poliziotti."
"Il maresciallo  un idiota. E convinto che dietro quelle morti ci siano interessi economici. Lo sai, no, che il Santi, il pi giovane, aveva una mezza idea di darci lo sfratto."
"S, perch non gli garbava che stessimo qui..."
"Sembra che volessero ristrutturare questi casolari, qui a Casaccia, e anche a Bicocche, e farci una specie di villaggio vacanze."
"Cosa? E chi l'ha detto?"
"Ne parlavano al circolo, l'altro giorno. Secondo alcuni, questa propriet si potrebbe sfruttare in modo pi redditizio... invece che affittarla a noi a prezzi irrisori."
"Ma  un'assurdit, scusa. Che razza di investimento ci vorrebbe per ristrutturare tutto! E ti immagini lo scempio... met bosco da abbattere, farci una strada, parcheggi... non ci voglio neanche pensare. E poi, cosa? Chi ci verrebbe a passare le ferie, qui?"
"Be', una volta che l'avessero attrezzato, la gente ci verrebbe... alla gente piace credere di andare in vacanza in mezzo alla natura, e nello stesso tempo non farsi mancare nulla."
"Sarebbe la fine per la comunit degli Elfi."
"C' chi dice che i fratelli Santi siano stati fatti fuori per questo. Perch i vecchi tentennavano, alla fine, solo Ermanno era abbastanza deciso, gli altri no, sai come sono i vecchi, conservatori... non ci credevano mica tanto, all'idea del villaggio vacanze. Ma le eredi... le eredi,  un altro paio di maniche."
"In questo caso, che c'entriamo noi? Noi avevamo tutto l'interesse a tenere in vita i vecchi barbogi."
"Te l'ho detto, il maresciallo non capisce nulla. Per lui  come un'equazione: gente stramba come noi, con qualche guaio con la giustizia, rappresenta il colpevole ideale.
Cos si lascia in pace la brava gente e si tolgono di mezzo i rompipalle. Credi che a qualcuno non farebbe comodo?"
Era passata una settimana dall'ultima volta che Martina aveva visto Saverio. Lui le aveva chiesto tempo per riflettere, lei gliel'aveva accordato malvolentieri, lui non s'era fatto pi vivo neanche con un SMS. Era l, a Case Bartoli, con l'altra sua famiglia: lei lo sapeva. Le pareva di vederlo, tutto affettuoso con la moglie e i bambini, e le montava addosso una rabbia che non avrebbe mai creduto di poter provare. Era arrabbiata con se stessa, soprattutto, perch si era messa in trappola da sola, confinata in quel buco, senza sapere nemmeno lei cosa voleva fare, perch non lo sapeva mica, se le bastava il coraggio di fare una piazzata, e comunque, chi glielo garantiva che in quel caso Saverio avrebbe scelto lei e non sarebbe rimasto, invece, con la moglie? La moglie non glielo perdoner, vedrai, pensava, ma non ne era mica sicura, perch le mogli hanno il pelo alto sullo stomaco, e passano sopra un mucchio di cose pur di salvare la famiglia, anche ora, che siamo quasi nel Duemila. La moglie di Saverio si sarebbe incazzata, ma avrebbe patteggiato col marito, il perdono in cambio della sottomissione perpetua, e per lei sarebbe stato peggio di prima, perch lo avrebbe tenuto sotto controllo. E lui... Saverio non aveva abbastanza palle per rompere con Valentina, questo era chiaro. Quindi la scena madre alla quale pensava da mesi forse sarebbe stata inutile, e lei si sarebbe sputtanata senza ottenere nulla. A meno che... a meno che Saverio l'amasse, e fosse stufo di quella vita, di quel tran tran senza scosse, e volesse una buona volta rovesciare il tavolo. A meno che Valentina avesse un soprassalto di dignit e dicesse, ma sai una cosa, io un uomo che sta con me per forza non lo voglio, e lo buttasse fuori di casa. Intanto che vagliava tutte le possibilit, i giorni passavano, e lei era sempre relegata in quella
Casina degli gnomi, con quelle tre vicine che la tenevano sotto sorveglianza e le facevano domande su domande con quell'aria da ingenue tipica delle comari di paese.
"Venga, venga, signora, si metta un minuto a sedere. Sar stanca, avr il suo daffare con quel bambino!"
"Grazie, ma non vi preoccupate, mi sto riposando, in realt. Cosimo  un bravo bambino, non mi d molto da fare."
"Bravo, bravo, davvero! Non si sente mai fare un capriccio. Proprio un bimbo educato! Ma solo accudirlo, e preparargli da mangiare, e lavargli i vestitini, e stirare...
Tener pulito in casa... anche a 'un far nulla, il suo daffare l'avr!"
"S, certo, un po' di lavoro c', ma avete visto, Cosimo  giudizioso, si guarda da s, si tiene abbastanza pulito, per cui il bucato non  tanto, da mangiare faccio cose semplici e la casa  talmente piccina che a dare una spazzata e una pulita al bagno ci vuole un minuto!"
" giudiziosa anche lei... cos giovane e gi cos saggia! O com' che nessuno viene mai a trovarla? I suoi genitori, e i genitori del suo povero marito, non ci vengono mai quass a vedere il bambino?"
"La mi'mamma  morta, purtroppo... e il babbo vive a Pescara, con mia sorella. E i miei suoceri... hanno reagito male, poveretti! Sa che non hanno pi voluto vedere il bambino? Dicono che gli ricorda troppo il loro figliolo..."
"E quel giovanotto tanto a modo che veniva a trovarla i primi giorni? O com' che non si  pi visto?"
Martina dava sfogo a tutta la sua fantasia per rispondere alle domande delle vicine, e quando proprio non ne poteva pi chiamava Cosimo e se ne andava a fare una passeggiata nel bosco, una puntata a Badi o a Porretta, fino a spingersi in zona minata su per la strada del cimitero, oltrepassando Le Susina e arrivando fino a Tetti. Le ferie particolarmente
lunghe che era riuscita a ottenere, insieme a un periodo di astensione facoltativa senza assegni per motivi di famiglia, e che le erano state concesse solo perch in quel periodo la ditta aveva poco lavoro, erano agli sgoccioli: dopo Ferragosto sarebbe dovuta rientrare, dunque questa era la settimana decisiva, entro la domenica successiva, che a Tetti si celebrava con grande sfarzo sotto il nome di Festa dell'Assunta, con relativa messa grande e processione e finestre pavesate di stendardi azzurri e oro, doveva prendere una decisione, qualunque fosse, doveva dar fuoco alle polveri e fare il gran botto, ignorando se dietro al fumo dell'esplosione si sarebbe intravisto un futuro familiare per lei, Cosimo e Saverio o la solitudine dell'abbandono; oppure doveva darci un taglio netto e trasferirsi in Spagna, come da mesi la supplicavano i suoi genitori.
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Domenica 8 agosto, pomeriggio.
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A Case Bartoli, nel primo pomeriggio di domenica 8 agosto, si commentavano gli episodi pi rimarchevoli, le svolte pi clamorose nelle indagini e ciascuno offriva al pubblico la sua personale interpretazione. Saverio, seduto al tavolino sotto il gazebo, chino sul suo portatile, scriveva l'ennesimo articolo fingendosi completamente concentrato: in realt ascoltava i pettegolezzi, sia perch sperava di aggiungere tasselli alla sua ricostruzione dei fatti, alla quale, gli pareva, mancava veramente tanto cos per diventare perfettamente convincente e inoppugnabile, sia perch era terrorizzato dal fatto che qualcuno alludesse alla graziosa vedovella la cui figura alta e slanciata gli pareva di distinguere, stringendo gli occhi in direzione del Poggetto, che era l, proprio di fronte a lui, ma talmente rimpicciolito dalla distanza che, lo sapeva benissimo, le figure umane erano impossibili da distinguere, era gi tanto se si vedevano i tetti delle case.
"E cos la forestiera  tornata" disse Leonora.
"La cittadina..." fece eco Lina.
"Figurati che la su' figliola, manca poco le veniva un colpo, vedendo la madre per la prima volta, si pu dire, visto che quella sciagurata l'ha abbandonata due mesi dopo il parto!"
"Che se non era per la povera Isola, buonanima, che l'ha cresciuta come se fosse sua, anche il latte le ha dato, che stava appunto svezzando Bice, e ce n'ha avuto anche per Doriana..."
"E ora, a distanza di pi di quarantanni, eccotela spuntare come se niente fosse, quella spudorata."
"A quel che so, veramente, non  venuta di sua volont,  stata convocata dai carabinieri!"
"Ho sentito dire che suo marito era un uomo violento, un vero tiranno" azzard Valentina.
"Violento, violento" fece Lina. "Magari un po' autoritario, questo s. Tutti i mariti sono a quel modo, o in ogni caso lo erano a quei tempi, cara la mia ragazza. Ci vuol pazienza, noi donne, ci vuole buon senso. Perch poi ci sono i figlioli, e davanti ai figlioli..."
"Davanti ai figlioli si fa qualsiasi sacrificio", aggiunse Leonora. "Voi giovani siete abituate diversamente, ma noialtre nate nell'anteguerra ne abbiamo dovuto ingoiare di rospi, ma non ci siamo mai sognate, mai, di abbandonare la famiglia e i figlioli solo per qualche urlaccio o qualche ceffone!"
E cos in casa Santi volavano i ceffoni, pens Saverio. E la violenza sessuale, sicuro. Ma figuriamoci se a quei tempi, e con quella mentalit, le spose di Tetti erano disposte a riconoscere che i loro mariti non solo le menavano, ma le costringevano ad avere rapporti sessuali contro voglia! Solo una come la forestiera, la cittadina, poteva riconoscere certi abusi, ma che possibilit aveva di opporvisi, se non, come aveva fatto, andandosene via? Sul destkop del suo portatile, oltre a un articolo intitolato Il ritorno, nel quale descriveva con toni lacrimevoli l'apparizione di Regina Traversari sulla piazza di Tetti, il breve attraversamento del paese, scortata dal maresciallo Borghi e dall'appuntato Corrieri, fino alla sede del circolo, l'accorrere della folla di curiosi, le esclamazioni, i commenti, fino all'arrivo affannato della figlia Doriana e di tutti i suoi familiari, stazionavano in attesa di approfondimento le bozze di alcuni testi relativi alla violenza familiare nelle microsociet contadine di cinquant'anni fa, alla speculazione edilizia nelle aree montane che avrebbero invece dovuto essere salvaguardate (con riferimento alla ventilata realizzazione di un villaggio vacanze nelle localit di Casaccia e Bicocche), alla presenza inquietante delle sette integraliste nella nostra societ apparentemente laica.
"Non ci venite a Tetti a vedere la sfilata storica?" chiese Loriano, che era uno degli organizzatori.
"Sicuro, ci veniamo" rispose Saverio, e un'ora pi tardi eccoli tutti l, nella piazza affollatissima, alla cui estremit nord era stato allestito un palco, sul quale il Podest, vestito con una calzamaglia bicolore, un mantello di velluto rosso che doveva pesare almeno tre chili e un cappello simile a quello che Dante Alighieri indossa in tutti i ritratti, le illustrazioni scolastiche della Divina Commedia e le pubblicit televisive nonch negli sketch in cui il suo personaggio viene interpretato da Roberto Benigni, leggeva con voce altisonante un proclama redatto in quell'italiano medievale fortemente maccheronico che imperversa in quasi tutte le piazze italiane in occasioni simili.
"Lo nostro borgo, lo quale fue fin dalli antiqui tempi vocato Tetti per motivo dell'amena visione che lo viaggiatore, che disceso fosse dall'alto passo montano che lo sovrasta, potea godere dei suoi tetti di ardesia lucenti allo sole..." stava appunto declamando, quando Valentina tir per la manica Saverio e gli disse:
"Mi sono bell'e rotta, vado con la mamma a trovare la Nora di Gere."
Saverio rimase in piedi nella calca: presto sarebbe cominciato lo spettacolo degli sbandieratori, cui sarebbero seguite le danze popolari, e Giada voleva vedere, mentre
Tommi, per fortuna, se l'era portato dietro Valentina. E fu un bene, perch non passarono pochi minuti che si vide spuntare in mezzo alla folla una coda di cavallo bionda e Giada cominci a gridare:
"Cosimo! Babbo, babbo, c' Cosimo, il mio amico!"
"Ciao Saverio" disse Martina.
"Cosa sei venuta a fare, qui? Sei impazzita?"
"Credevo che la libert di circolazione non fosse ancora stata abolita!"
"Ma c'era Vale, fino a un minuto fa! E se ti vedeva?"
"Male non le avrebbe fatto, almeno avrebbe aperto gli occhi una buona volta."
"Martina, che intenzioni hai, ti avevo chiesto un po' di tempo per pensare.
"E hai pensato? Mi pare che il tempo l'hai avuto, e abbondante!"
"Ci ho pensato in continuazione, ma non  facile decidere, sono confuso, poi ora, con questo caso..."
"Quale caso?"
"S, gli omicidi, non ne sai nulla? Son morti degli anziani, in circostanze a dir poco sospette. Sto seguendo le indagini per conto della Nazione, capisci."
"Non vedo cosa ci possa entrare questo con la decisione che devi prendere sul nostro futuro. O hai deciso di giocare al piccolo investigatore per sfuggire alla realt?"
I due continuarono a lungo a bisbigliare, arretrando pian piano al bordo esterno del cerchio che si era formato intorno al centro della piazza, dove gli sbandieratori avevano cominciato a far volteggiare i loro vessilli, e intanto sorvegliavano i due bambini, che invece si erano posizionati in prima fila per godersi lo spettacolo; Saverio inoltre sbirciava in continuazione dietro di s, col terrore di veder spuntare la moglie o la suocera o entrambe dalla stradina dove si trovava la casa di Nora. Alla fine della conversazione
Saverio era riuscito a strappare un'ulteriore dilazione, ma bada, gli aveva detto Martina, il 16 rientro a lavorare, e prima di quella data devo avere una risposta da te.
"Tu lo conoscevi, Cosimo, babbo?" gli chiese Giada quando il bimbo e sua madre si furono allontanati.
"Cosimo? Me ne avevi parlato tu, non te ne ricordi?"
"Lui sa come ti chiami, ha detto che sei amico della sua mamma. Babbo, lo sai? Il babbo di Cosimo  morto! Proprio come nonno Terenzio, e quei signori l, i Santi... perch i Santi sono morti, no? Sono persone brave che sono morte e ora sono in Paradiso, l'ha detto la maestra all'ora di religione."
Saverio si sent in colpa. Povera Giada, quattro anni e gi costretta a riflettere sulla morte, e soprattutto, quattro anni e gi sommersa da un cumulo di menzogne.
A furia di scavare, il maresciallo Borghi aveva scoperto che in effetti certi affari loschi, certi accordi sottobanco correvano eccome tra il Comune di Porretta, la Provincia di Pistoia, l'immobiliare La Radiosa e il geometra Mario Mattei. Le solite cose, qualche permesso rilasciato in assenza dei requisiti, qualche mazzetta versata, qualche bando o qualche asta aggiudicati in contesti non del tutto chiari. Era intenzionato a scavare, e proprio quel pomeriggio di domenica si era deciso a telefonare al questore.
"Mi scusi se mi permetto di disturbarla a casa, signor questore..."
"Dica, dica, Borghi. Come vanno le sue indagini su quelle morti sospette? Ha qualche indizio, qualche pista da seguire?"
"In effetti, signor questore, un'idea me la sarei fatta, mi pare che tutto giri intorno al patrimonio dei tre fratelli Santi... un patrimonio considerevole, in termini di propriet e immobili, che potrebbe aver suscitato certi interessi..."
"Patrimonio considerevole? Ovvia, maresciallo, quanto vuole che valgano un paio di castagneti e due casolari in quella zona, che non  nemmeno tra le pi turistiche dell'Appennino!"
"Si tratta proprio di questo, signore, perch pare che ci siano in ballo certi soggetti... una societ immobiliare... sembra che rilevando l'eredit dei Santi si potrebbe attuare un progetto per lo sfruttamento turistico della zona. E cos, visto che i Santi non erano tanto anziani e non si decidevano a morire n a vendere... qualcuno avrebbe pensato di dare una piccola accelerata agli eventi..."
"Via, via! Codesta ipotesi mi pare del tutto fantascientifica. E poi, non sono quattro le morti sospette?"
"Quattro, s, signor questore."
"E mi pare che il quarto non c'entri nulla con la propriet."
"In effetti, non mi pare che c'entri."
"E allora lasci perdere, si concentri sul caso e lasci la speculazione edilizia a chi di dovere!"
Finito lo spettacolo degli sbandieratori, finite le danze popolari, la piazza cominci a svuotarsi e Saverio con Giada per mano si incammin verso il circolino: voleva dare un'altra occhiata alle foto della meglio giovent tettaiola, era certo che in quelle foto si nascondesse la chiave del mistero. Compr un gelato alla bambina e si piazz davanti al pannello degli anni '50: eccoli l, tutti, i protagonisti dell'intrigo, la cosa importante era confrontare le istantanee tra di loro, osservando gli abbinamenti tra i soggetti inquadrati, le posizioni, le espressioni di quei visi, sorridenti o accigliati. Ecco, per esempio, un'inquadratura dei tre fratelli, con un atteggiamento da bulli di paese; eccone una con le due coppie, Romolo e Isola, Alvaro e la bella Regina, la forestiera: i due giovani abbracciavano le rispettive mogli, o fidanzate, con aria protettiva. Le ragazze sorridevano. Poi c'era Gere con Nora, Nora con Alvaro, Ermanno con Svaldo e Angela, Svaldo e Angela da soli, lui che le teneva il braccio sulle spalle, lei che si appoggiava al fratello, e porca miseria, l'aria da ritardata ce l'aveva eccome, chi  che aveva detto all'inizio sembrava normale? Guardando quel balletto di coppie Saverio arriv ad alcune conclusioni: uno, quelle che sembravano ingenue immagini di innamorati felici si rivelavano, a uno sguardo pi approfondito, testimonianze di rapporti basati sulla tracotanza maschile, sulla sottomissione femminile, su ricatti e ipocrisie. Due, che le relazioni tra quei giovani erano sicuramente pi complicate e intrecciate di quanto non sembrasse a prima vista. Tre, in tutte le fotografie in cui c'era Svaldo era presente anche Angela, almeno fino a un certo momento, perch poi, a un tratto, Angela spariva: di lei, era possibile vedere un'altra immagine nel pannello degli anni '80: coi capelli bianchi e spettinati, l'espressione pi inebetita che mai, magrissima, raggomitolata su una sedia in mezzo a un gruppo di donne tra le quali era possibile riconoscere Nora, Teresa e Cesarina. Tutti l'avevano detto, che Svaldo era attaccatissimo alla sorella, tutti l'avevano detto che la sorella - normale o no, ritardata o meno - a un tratto era cambiata, si era chiusa in se stessa, aveva smesso di frequentare il gruppo, e infatti era sparita anche dalle foto. Quindi, qualcosa era successo, secondo alcuni un amore non ricambiato, secondo altri, invece, molestie subite: e a quanto pare i fratelli Santi erano famosi in tutta Tetti per i loro appetiti sessuali e per l'aggressivit che mostravano nei confronti delle donne. Che cos'aveva detto la Cesarina? Farabutti! E la Nora? E, secondo quanto riferito confidenzialmente dall'appuntato Corrieri, che cos'aveva detto Regina Traversari al maresciallo Borghi? Che erano arrivati a prendersela con una minorata...
La sera, a cena, Giada, come se le tornasse in mente all'improvviso qualcosa d'importante che aveva dimenticato, disse:
"Nonna! Ma lo sai chi abbiamo incontrato in paese? Cosimo!"
"Ah, bene, era venuto a vedere gli sbandieratori?"
"E la sai una cosa, il babbo lo conosceva! Gli ha detto ciao, Cosimo. Conosceva anche la sua mamma, hanno parlato un sacco mentre noi guardavamo lo spettacolo."
"Cos' questa storia?" disse Valentina.
"Niente, figurati, una ragazza che giocava nel Pontelungo Basket, una tragedia, poveretta, ha perso il marito... Mi son fermato un attimo a salutarla, era il minimo."
"E perch non l'avevi mai detto, finora, che la conoscevi? Con tutte le volte che s' parlato di lei..."
"Ah, ma non l'avevo mica capito, io, che questa ragazza di cui parlavate, questa che era rimasta vedova, fosse Martina del Pontelungo Basket! Non mi ricordavo nemmeno il nome del bambino, figurati. Mi  venuto in mente solo quando l'ho visto, succede, no?"
Mentre snocciolava queste balle colossali Saverio si sentiva abietto: stava ingannando sua moglie, stava mentendo ai suoi figli, e intanto continuava a blaterare con una disinvoltura che alla moglie e alla suocera apparve subito sospetta. Non mi ricordavo neanche il nome del bambino, aveva detto, e Ornella vide davanti a s la scena di qualche notte prima, quando Saverio era sceso in cucina con Tommaso in braccio, lei era l che beveva un bicchier di latte per cercare di farsi passare i bruciori di stomaco, e gli aveva chiesto cosa era successo e lui le aveva risposto, "niente, Cosimo vuole l'acqua", Cosimo, aveva pensato lei, che strano.
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Venerd 13 agosto.
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Fino a venerd 13 tutto sembr galleggiare in una melassa tranquillizzante. Valentina non aveva detto nulla, pareva che avesse accettato i suoi sproloqui senza batter ciglio. Ornella, naturalmente, si guard bene dal dire qualcosa, ma cominci a osservare il genero con una certa insistenza, soprattutto quando le pareva che lui non la vedesse. Lui pass molto tempo coi bambini, gonfi una piscina portatile che aveva comprato a Porretta, la mise nel prato dietro la casa di Loriano e la riemp d'acqua. I bambini sguazzarono felici, Valentina prese il sole in bikini, Ornella fin un maglioncino per Giada a motivi jacquard, col carr lavorato in tondo con cinque ferri, un vero capolavoro di bravura.
Una volta al giorno Saverio andava a Tetti per aggiornarsi sulle ultime novit e spedire i suoi articoli alla Nazione dal fax di Mario: aveva buttato gi anche un'inchiesta sul mondo degli Elfi, per realizzarla era andato con Mario a visitare le famiglie di Casaccia, Bicocche e Strapiombo, aveva ispezionato gli orti, l'apiario di Leo, la casa delle libere galline di Gelsomina, una cinquantenne grassa e gioviale, che aveva lasciato il marito e un lavoro in banca per venire in mezzo ai boschi ad allevare galline in libert, limitandosi a prendere le loro uova e lasciandole razzolare tranquille fino al momento della loro morte naturale.
"Ma di che campa?" aveva chiesto Saverio. "Non mi dirai che le basta vendere un po' di uova per tirare avanti!"
"Oh, quanto a questo, Gelsomina non ha problemi" gli aveva detto Mario, " ricca di famiglia". Aveva visitato la coltivazione di marijuana di Renato e un laboratorio artigianale in cui si producevano lampade col paralume di corteccia, sgabelli e tavolini ricavati da ceppi di castagno, orologi da cucina fatti con vecchi trentatr giri dipinti con la vernice a spruzzo.
"Chi la compra, questa roba?" aveva chiesto Saverio a Mario.
"Non ci crederai, ma ai mercatini fanno furore, ci sono un sacco di amatori per oggetti di questo tipo, sai."
E ovunque erano andati, boschi, aie e case brulicavano di bambini e cani, cani di razza indecifrabile, arruffati e sporchi, bambini che Saverio avrebbe definito con le stesse parole, se non fosse stato che le stesse parole, usate per i bambini, sarebbero risultate estremamente scorrette. Aveva messo il cellulare in modalit silenziosa, dopo che, marted mattina, un allegro trillo aveva avvertito il mondo intero che era arrivato un sms: Pontelungo Basket club, aveva letto sul display, "chi ti ha scritto?", gli aveva urlato Vale dal bagno, "nulla, messaggio promozionale della Tim", aveva risposto lui. Pi tardi si era allontanato di qualche passo, aveva letto il messaggio (rikordati quello ke mi hai promesso), aveva risposto con un anonimo "Ti penso, ci sentiamo prestissimo" e aveva disattivato la suoneria. Da allora gli erano arrivati almeno dieci messaggini in tre giorni, ma lui aveva fatto finta di nulla, quando era lontano da casa gli dava una lettura veloce (qndo ti fai vivo? Ti stiamo aspettando... sei uno stronzo!!) e li cancellava dalla memoria, stai mettendo la testa sotto la sabbia, diceva a se stesso, sei un inetto, cosa credi di risolvere con questo atteggiamento, intanto per al Poggetto non aveva
pi messo piede, che pensi, che se non ci vai lei sparisce come per magia?
Alla fine, le misero alle strette, quelle donne. Le costrinsero a sputare il rospo. Fu Matteo il primo a incalzare sua nonna: se sai qualcosa lo devi dire, basta con questi segreti, lo vedi che ti stai logorando inutilmente. Ormai, chi  morto  morto, ma la verit si deve sapere. Certo! Sacrosanto! incalzarono Mario e Saverio.
"O non ve l'abbiamo detto? Che eran dei farabutti?"
" vero allora che Angela Puccioni  stata molestata?"
"Violentata?"
"Chi  stato, Ermanno o Alvaro? Romolo?"
"Tutti e tre?"
"E Gere che ruolo ha avuto in questa storia?"
"Tu sai chi l'ha ucciso, non  vero?"
"Cosa volete che ne sappiamo, siamo delle povere vecchie..." ci prov la Cesarina, ma a quel punto Nora aveva rotto gli argini. Erano sempre stati insieme, disse, fin da bambini, eran tutti tacca tacca, insieme a scuola, anche se in classi diverse, insieme alla messa la domenica, insieme a giocare in piazza, d'estate, e insieme davanti al camino, d'inverno, a casa dell'uno o dell'altro. Come fratelli, come un branco di lupacchiotti. Erano tempi duri, oh, e anche i ragazzi dovevano stare al gioco: sacrifici, privazioni, tanto lavoro.
"Si diventava aspri per forza, mica come questi figliolini che si vedono in giro al giorno d'oggi! E quei ragazzi,  vero, erano dei tipi un po' fatti a modo loro... e le ragazze, si sa, a quei tempi le ragazze dovevano saper stare al loro posto. Quando si erano fatti un po' grandini, si capisce, avevano avviato a fare i galletti... Ma noi, che eravamo delle brave figliole con la testa a posto, non gliela davamo mica vinta! S'aveva i nostri ideali, mica come queste ragazzine d'oggi, che la danno via... oh, non mi fate parlare: avete visto che hanno combinato i nipoti di Baldino? Eh? L'avreste detto, una famiglia cos religiosa? Insomma, noi s'era d'un'altra pasta, e poi c'era il priore, sapete, il priore ci faceva una testa cos tutte le volte che ci s'andava a confessare. E quegli uomini, perch ormai eran diventati degli uomini, eh! Si dovevano pur sfogare in qualche modo! L'Angelina era sempre nel mezzo, veniva con suo fratello Svaldo, la portava con s da tutte le parti dove s'andava. E non guardate, perch era un pochino ritardata, ma era una bella figliola, sapete, e poi non l'aveva, lei, il senso del pudore, era innocente, capite... Una volta, s'eramo andati gi al fiume, a fare il bagno tutti assieme. Era luglio, ma l'acqua era gelata! Non importa, noi s'era abituati. Era una situazione, capite, un pochino al limite. Perch noi ragazze ci eravamo messe in costume... un costume intero, s'intende, ma per quei tempi... e i ragazzi s'eran tutti ringalluzziti. E una spintarella di qua, una toccatina di l... and a finire che portarono l'Angelina in una specie di grotta naturale che c'era, di l e l... Prima uno poi l'altro, si servirono tutti.  brutto dirlo... Svaldo non s'accorse di nulla, che s'era messo a baccagliare una di Porretta che era l a fare il pic nic coi suoi genitori. Gere faceva la guardia, ma quelli che le fecero la festa, all'Angela, furono i fratelli Santi. Lei, sembrava che fosse d'accordo: non capiva, poverina! Ma dopo un po' che durava quella rumba cominci a strepitare... niente, quelli erano infoiati, non la lasciarono andare finch non si furono soddisfatti ben bene."
"E dopo? E come l'avete saputo, voi? E Svaldo?"
"Svaldo,  arrivato troppo tardi, ha visto la sorella che piangeva, tutta piena di lividi, col costume strappato, gli hanno detto che era scivolata su un sasso, l per l ci ha creduto, poi aveva la coscienza sporca, perch l'aveva persa di vista. L'ha riportata a casa, niente, la su'mamma l'ha
medicata, aveva qualche graffio,  guarita alla svelta, ma da quel giorno non  pi stata la stessa. Non ha pi parlato, non  pi voluta uscire, ha smesso di mangiare. Se ne stava l, in camerina, seduta sul letto... o in cucina, su una sedia vicino al fuoco... pare che avesse sempre freddo."
"E sua madre non ha sospettato nulla?"
"Ma che vuole, la su'mamma... era una povera donna, semplice, ignorante... che poteva sapere... la bambina era sempre stata un po' strana, e lei avr pensato... chiss... La bambina era ritardata, e questo spiegava tutto. E poi, quand'anche avesse sospettato qualche cosa, c'era il buon nome da salvaguardare. Quello dell'Angela, e quello della famiglia Santi, che era la pi potente famiglia di Tetti."
"E Svaldo che ha fatto?"
"Svaldo che ha fatto, niente, avr avuto dei sospetti, s'intende, ma non ha mai lasciato trapelar nulla. Poi, gli anni son passati, con gli anni, si sa, le cose s'appianano, ma Svaldo, si vede, ci aveva il chiodo fisso della su'sorella, e quando  morta la su'mamma, e quando poi  morta anche l'Angela, allora, gli ha dato di volta il cervello, a Svaldo!"
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Domenica 15 agosto.
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La bomba esplose domenica 15 agosto, festa dell'Assunta. A Tetti fervevano i preparativi per la processione, che sarebbe partita dall'edicola della Madonna posta in localit le Susina, avrebbe fatto il giro dal Poggetto a Case Mattei a Case Bartoli a Tetti Bassi per arrivare poi in piazza e infine alla chiesa parrocchiale, dove don Tadeusz e don Carlo avrebbero celebrato la Messa grande. Le donne esponevano alle finestre tappeti e stendardi ricamati, sistemavano al meglio possibile i vasi dei gerani e delle ortensie, i vecchi sistemavano le sedie lungo il percorso della processione, il coro provava per l'ultima volta Mira il tuo popolo, una canzone antica ma ancora tanto bella, nessuno rimpiangeva le schitarrate di Pellegrinando nel deserto. Saverio e Valentina, lui in jeans e maglietta Lacoste celeste, lei elegante in un completo gonna-camicetta a fiorellini, i bambini ben pettinati, si preparavano ad andare in paese. Ornella era su gi dalla mattina, aveva promesso di dare una mano alla preparazione dell'impasto dei bomboloni, che sarebbero stati venduti in appositi banchetti all'uscita della Messa. Martina e Cosimo aspettarono il passaggio della processione al Poggetto e si accodarono. Il maresciallo Borghi, preso da una premura inspiegabile, decise di fare irruzione in paese proprio nel bel mezzo della festa e sguinzagli i suoi carabinieri nei punti strategici, per impedire eventuali fughe. Anche Leo, Elisa,
Siddharta e Renato erano venuti per la festa e avevano allestito punti vendita per i loro prodotti. Solo Maicol, Johnny, Sandra e Neri mancavano all'appello: erano completamente strafatti dopo i bagordi notturni e dormivano nella mansarda, in casa dei nonni di Maicol. Quando la processione fu in piazza, mentre si avviava verso la chiesa, e la piazza era piena di gente all'inverosimile, Giada, che seguiva il passaggio dei fedeli da una posizione laterale, circondata da tutti i membri della sua famiglia, vide Cosimo passare e lanci un grido: il bimbo sent chiamare il suo nome, si volt, la vide e usc dalla processione, avvicinandosi. Inizi subito un balletto festoso di riconoscimento tra i due amichetti mentre Saverio, Martina, Valentina e Ornella si guardavano l'un l'altro, con diverse espressioni in volto, sgomenta quella del Save, determinata quella di Martina, preoccupata quella di Vale, sorridente quella di Ornella che salut la giovane amica e fece per presentarla a figlia e genero.
"Questa  Martina, di cui vi ho parlato, l'ho incontrata nelle mie passeggiate nei boschi con Giada, e questo  Cosimo, un bambino davvero delizioso, oh, ma voi vi conoscete gi?"
"Ehm", fece Saverio, cui la gola improvvisamente secca rendeva difficile pronunciare parole comprensibili, "ehm. Io e Martina ci siamo conosciuti qualche anno fa, quando lei giocava a basket nel Pontelungo, una squadra che ho seguito per la cronaca sportiva...".
"Pontelungo Basket Club?" chiese Vale.
"S, esattamente. Una promessa, Martina, che tuttavia ha dovuto lasciare per ragioni familiari: la gravidanza, la nascita del bambino, e soprattutto l'incidente in cui ha perso la vita suo marito..."
"Tutte balle", fece Martina sorridendo. "Non sono mai stata sposata e il padre di Cosimo non  morto, anzi,  vivo e vegeto, proprio qui davanti a me. Diglielo, Saverio!"
"Ma che dici, Martina?" fece Saverio, sentendo che un attacco di cuore stava per stroncarlo.
"Come sarebbe a dire?" disse Vale con voce soffocata, come se stesse cercando di inghiottire un grosso boccone.
"Hai sentito, nonna?" esult Giada tirando Ornella per il bordo della gonna. "Il babbo di Cosimo non  morto!"
"E allora chi  il mio babbo", chiese Cosimo, incredulo.
"Ma  Saverio, no?" gli disse sua madre.
A quel punto successe il finimondo, ognuno parlava, le voci si sovrapponevano, il volume si alzava, tracce isteriche punteggiavano gli interventi, Tommaso si mise a piangere, Giada e Cosimo improvvisarono un girotondo cantando siamo fratelli, il pubblico intorno, ora che la processione aveva oltrepassato la piazza e si stava avviando lentamente, con la Madonna pericolosamente in bilico sul suo piedestallo, verso la salita della chiesa, ascoltava pieno d'interesse le straordinarie rivelazioni e commentava. Tutti conoscevano, ormai, Saverio e Valentina, una coppia che era parsa fino a quel giorno tanto unita, tanto esemplare, qualcuno aveva visto Martina passeggiare nel bosco con il piccolo Cosimo o affacciarsi qualche volta sulla piazza di Tetti, quella sposina che gli  morto il marito, l'avevano battezzata in paese, ma c'era anche chi l'aveva vista in compagnia di un giovanotto che si era spacciato per amico ma che agli occhi esperti delle vicine era sembrato fin dal primo momento qualcosa pi che un semplice amico, per la frequenza delle sue visite, per la circospezione con cui arrivava e ripartiva, per le mezzore che trascorreva chiuso in casa con la bella vedovella...
"O non te l'avevo detto", stava dicendo Franca Turco a Leonora, "quel giovanotto che la veniva a trovare m'era sempre parso sospetto, ma che fosse il marito della tua vicina a Case Bartoli, la nipote di Terenzio, non me l'ero immaginato, questo no."
Nel frattempo, gli uomini del maresciallo Borghi (oltre all'appuntato Corrieri i brigadieri Del Bino e Fantacci) si erano discretamente avvicinati ad alcuni dei presenti e li avevano invitati a seguirli, informandoli che erano in stato di arresto. Mario si avvicin al gruppo vociante di Saverio e delle sue due famiglie:
"Vi state facendo sentire da tutto il paese" sussurr a Saverio, "Vieni con me, allontaniamoci da questo casino", e se lo port a casa, mentre Martina prendeva Cosimo per mano e si allontanava a testa alta e Valentina, visibilmente sotto shock, si lasciava riaccompagnare a Case Bartoli da sua madre.
"Inaudito, inaudito", le diceva Ornella, spingendo il passeggino di Tommi al quale Giada s'era attaccata, "andiamo a casa, devi calmarti, riflettere su tutto questo, dovremo trovare una soluzione, la troveremo, vedrai".
Intanto Tommi aveva cominciato a piangere e Giada lo aveva subito imitato.
"Misericordia", aveva mormorato Saverio mentre Mario chiudeva la porta di casa sul muso dei curiosi, "sono rovinato".
"Coraggio, una soluzione si trover", gli disse Mario, che peraltro ne dubitava fortemente, "ma come diavolo hai fatto...".
"Non dirmi nulla, sono stato un pazzo, un imbecille, ho perso completamente la testa, madonna, e ora che si fa?" ed era andato avanti per ore con quella solfa. Pi tardi, dopo che Mario l'ebbe convinto a mangiare qualcosa, buss alla porta Matteo, il nipote di Gere:
"Mario, Mario", url, "hanno arrestato Svaldo, Maicol e due Elfi, Leo e Renato! Il maresciallo ha portato tutti a Porretta!"
A questo annuncio i due rimasero sbalorditi e smisero per un momento di pensare ai casi privati di Saverio e
del suo complicato mnage. Svaldo, va bene, se l'aspettavano: era chiaro, ormai, che l'assassino era lui, c'era solo da precisare alcuni dettagli. Ma cosa c'entravano gli Elfi? E Maicol? Decisero su due piedi di andare a Porretta, dove, nella sede dei carabinieri, erano in corso gli interrogatori. Pi tardi, da casa di Mario, dove aveva deciso di passare la notte, Saverio fax un breve comunicato alla Nazione. Blitz in processione, titol provvisoriamente. "Arrestati dai carabinieri di Porretta, nel corso della processione per la festa dell'Assunta, Puccioni Osvaldo, con l'accusa di omicidio plurimo; Maccioni Leonardo e Vaccaro Renato, per produzione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, e Barbarani Maicol, per stupro di minore. I particolari saranno chiariti in un successivo articolo."
Per tutta la notte Saverio non fece che parlare a ruota libera, alternando confessioni privatissime e sfoghi sulla propria situazione familiare e sul modo in cui venirne fuori con analisi accurate degli eventi verificatisi a Tetti negli ultimi mesi. Per quanto riguardava Osvaldo Puccioni, la cosa era semplice, ed evidentemente anche il maresciallo, dopo aver parlato con Regina Traversari, dopo aver nuovamente sentito le cugine Bice e Doriana Santi, dopo aver raccolto le riluttanti confidenze di Nora Mattei e delle sue amiche, era giunto alla conclusione che il Puccioni aveva concepito un piano dettagliato per eliminare coloro che avevano fatto del male a sua sorella Angela e l'aveva realizzato negli ultimi mesi, dopo la morte della sorella, che evidentemente lo aveva sconvolto e aveva riportato a galla rancori che per anni Svaldo aveva creduto di tenere sotto controllo, facendo in modo che sembrassero incidenti. I particolari ancora non collimavano del tutto, le prove, Saverio temeva fossero inconsistenti, l'unica soluzione sarebbe stata una bella confessione da parte del vecchio,
e non gli avrebbe fatto male, visto l'immenso peso che doveva portarsi sulle spalle. Riguardo alle accuse rivolte ai due rappresentanti della comunit degli Elfi, pareva plausibile che, essendo saltati fuori, a margine delle indagini per omicidio, alcuni dettagli relativi alla coltivazione della marijuana e al commercio che i due ne facevano, il maresciallo ne avesse approfittato per dare una ripulita a quell'ambiente verso il quale non aveva mai nascosto la sua antipatia; quella che sorprendeva, e che aveva lasciato tutti di stucco, era l'accusa di stupro rivolta al giovane Maicol, ma anche su questa Mario aveva un'idea, e cio che Baldino il giovane, una volta tratta in salvo la famiglia da quel luogo di perdizione, avesse attivato i controlli necessari per stabilire le condizioni della figlia, e che, una volta accertata la perdita della verginit, avesse deciso di procedere nei confronti del giovane responsabile dell'affronto. La mattina alle otto Saverio pretese di correre a Porretta, in modo da avere informazioni pi precise, conferme alle loro supposizioni, e poter quindi scrivere l'articolo: inutilmente Mario gli fece presente che avrebbe fatto meglio a tornare a casa e chiarire una volta per tutte con Valentina, "certo, certo", gli rispondeva il Save, "ma prima devo scrivere l'articolo, il tempismo  fondamentale", il tempismo era fondamentale anche per le questioni gravissime che Saverio aveva in sospeso, pens Mario, ma non ci fu nulla da fare, a casa ci sarebbe andato, sicuro, c'era da dubitarne? Ma pi tardi, adesso aveva da fare.
Cos scesero a Porretta, Saverio era frenetico, doveva comporre il puzzle, mancavano solo gli ultimi tasselli. Alla sede dei carabinieri, il maresciallo era barricato nel suo ufficio e non intendeva riceverli, ma l'appuntato Corrieri si rivel loquace: il Puccioni, messo alle strette, aveva confessato. I fratelli Santi, suoi amici carissimi, inseparabili, di cui si fidava come di se stesso, s'erano approfittati di sua sorella, una povera ragazza molto giovane e molto semplice, e le avevano provocato un trauma che aveva aggravato le sue condizioni gi precarie; Geremia Mattei li aveva coperti; lui, Svaldo, non era meno colpevole, perch, in quel terribile giorno, aveva trascurato per qualche tempo la bambina mettendosi a fare il galletto con alcune ragazze incontrate al fiume. Del fatto Angela non aveva mai parlato, ma pian piano, a pezzi e bocconi, qualcosa era venuto fuori; la famiglia, per non svergognarla inutilmente, aveva messo in giro la voce di un suo innamoramento non corrisposto per un amico di Svaldo che in quel periodo veniva spesso a Tetti, Flavio Gargini, e che in seguito s'era trasferito a Milano e non s'era mai pi fatto vedere. Svaldo aveva taciuto, aveva evitato di far domande, aveva chiuso occhi e orecchie, sempre con l'idea di non creare scandalo. I Santi erano i suoi pi cari amici, inoltre erano ricchi, la famiglia pi potente di Tetti, all'epoca. Anche sua madre gliel'aveva ripetuto continuamente:
"Lascia stare, Svaldo, la bambina  sempre stata particolare, lo sai, quel giorno al fiume  scivolata, magari ha battuto la testa, s' spaventata, basta poco, a certe persone, non c' bisogno d'immaginare chiss che, l'importante  prendersi cura di lei, e tu mi devi promettere che te ne prenderai cura, quando io non ci sar pi."
Questo aveva confessato il Puccioni tra le lacrime, aggiungendo che per anni aveva scacciato ogni dubbio o sospetto, aveva continuato la sua vita, aveva lavorato per mantenere la sorella, e quando l'aveva dovuta ricoverare, dopo la morte della mamma, aveva continuato a lavorare, sebbene fosse gi in et di pensione, per pagare la retta dalle suore... Quella era stata la sua vita, e piano piano di ci che era successo quel giorno al fiume se n'era dimenticato. I Santi, Gere, Loriano, Terenzio erano stati i suoi amici da ragazzo e lo erano rimasti via via che era diventato adulto e
poi vecchio, senza mai avere una famiglia sua, sempre con quel fardello sulle spalle.
"Ma poi l'Angela  morta, e io stavo tornando da lavoro, una sera, che ci avevo un peso cos sul cuore, e ti vedo nella piazza del parcheggio, vicino ai bidoni della nettezza, Romolo Santi, 'O che sei tornato?', gli chiesi, visto che mancava da Tetti da almeno due settimane.
"La mi' figliola m'ha convinto a passare qualche giorno da lei, visto il freddo che  venuto quest'inverno, ma sono dovuto rientrare a corsa, avevo paura che l'acqua mi ghiacciasse nelle condutture."
"O che non l'hai saputo dell'Angela", gli chiesi allora io.
"Ah s", mi disse lui, 'scusami se non mi sono fatto vivo, ho avuto un po' da fare.
Non so che m' preso, non ci ho visto pi:
"Hai avuto da fare? Non ti sei potuto fare vivo?"
E ogni frase che gli dicevo lo spintonavo, non gli volevo far del male, l per l, non  che lo volevo ammazzare, sentivo solo una gran rabbia che mi veniva su dalle viscere, maresciallo, l'ultima spinta  stata un po' pi forte,  caduto, c'era ghiaccio per terra,  scivolato, ha battuto la testa sullo spigolo del bidone di ferro.  stato un incidente."
Aveva aspettato che albeggiasse e aveva dato la notizia in paese, come se l'avesse trovato in quel momento, nessuno aveva sospettato di nulla, un banale incidente, la Bice aveva sospirato:
"Glielo dicevo sempre io, una volta o l'altra scivolerai sul ghiaccio e ti romperai la testa, quella testaccia dura."
Solo col tempo si era affacciata nella testa di Osvaldo l'idea di far fuori gli altri due fratelli: per Alvaro era stato facile, l'aveva spinto dal tetto, dove era salito insieme a lui, solo che la Nora doveva averlo visto, e aver capito tutto, per questo aveva tanta paura. A Ermanno aveva sabotato i freni, era stato facile come bere un bicchier d'acqua, e
infine aveva deciso di eliminare anche Gere, complice dei tre anche se non artefice dello stupro in prima persona: gli aveva tirato quel vaso sulla zucca mentre tornava a casa ubriaco, e questo  tutto. Lo sapeva che Nora prima o poi avrebbe cantato, e aveva anche pensato di far fuori anche lei, ma poi ci aveva rinunciato, la rabbia si era esaurita, ed era subentrato un certo disgusto, insomma, non  che fosse fiero di ci che aveva fatto.
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Luned i 6 agosto.
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Dopo aver parlato con l'appuntato Corrieri, dopo aver bussato senza ottenere risposta alla porta del maresciallo Borghi, dopo essere tornato a Tetti, a casa di Mario, aver scritto l'articolo sul caso Santi usando il computer di Mario e averlo spedito alla Nazione tramite il fax di Mario, e dopo aver mangiato un piatto di spaghetti cucinati da Mario, finalmente Saverio cap che era il momento di andare a casa. Arriv a Case Bartoli che erano le due e mezzo, l'aia davanti alle case era deserta, panche e sedie erano vuote, solo gli parve di intravedere qualche viso alla finestra, qualche tendina scostata, nel momento in cui parcheggi la macchina e si avvi verso la porta accostata di casa. Dovevano essere tutti a letto, Saverio entr in cucina, non os salire in camera, ma Valentina doveva averlo sentito perch scese immediatamente. Sembrava tranquilla, parl a voce bassa: "Non posso accettare di vivere in una menzogna come quella che mi hai rifilato per tutti questi anni, per il bene di tutti  meglio chiuderla qui, ti ho preparato un po' di cose", ed indic la valigia, in piedi vicino al muro, che Saverio non aveva notato.
"Posso provare a spiegarti", disse. "Non ora", rispose lei, "non sono in grado di sentire nulla da te."
"Posso almeno salutare i bambini?"
"Stanno dormendo, non li disturbare. Tanto, non parti mica per la guerra, sono i tuoi figli e potrai rivederli quando vuoi."
Con queste parole lo conged, Saverio prese la valigia, mont in macchina e torn da Mario.
"Gi qui?", gli fece l'amico.
"Mi ha buttato fuori", rispose.
"Maresciallo, ma come violentata, io non l'ho violentata di sicuro!" proclam per l'ennesima volta Barbarani Maicol, ormai sull'orlo delle lacrime. L'interrogatorio durava da ore, il maresciallo gli aveva rivolto diecimila volte le stesse domande e diecimila volte lui aveva negato tutto. Negato, no, non aveva negato il fatto, il fatto era successo; quello che negava con forza era che il fatto si potesse configurare come stupro di minore.
"Ma stiamo scherzando, maresciallo, quella ragazza, Sara, ne aveva pi voglia di me. Erano vari giorni che mi stava addosso, veniva la sera al bivacco che noi ragazzi facevamo l nel prato dietro il cimitero, e per venire scappava di casa, scappava, dico, mentre i suoi genitori dormivano come tordi, e si portava dietro quel rincoglionito del fratello, se lo portava per scorta, ma poi lo mollava da una parte e si metteva a far casino con noi, beveva, fumava, si metteva a cantare, a ridere, era una forza! Il fratello, invece, un vero mentecatto, si capiva che quella che decideva, tra loro due, era lei. E le piacevo! Le piacevo eccome, e me lo faceva capire pi che chiaramente, mi si strofinava addosso... l'ho portata nella tendina,  vero. Una canadese che tenevamo l, qualche volta ci si dormiva, ma pi che altro era per chi si voleva appartare. Oh, ma lei era pi che consenziente, me lo lasci dire!"
"Barbarani, quante volte te lo devo ripetere. Quanti anni hai, tu?"
"Diciannove."
"E quanti anni ha lei?"
"Giuro maresciallo che credevo che ne avesse almeno diciotto!"
"Ma quanti ne ha?"
"Quindici..."
"E allora, Barbarani, a quindici anni una ragazza che cos'?"
"Maresciallo, le assicuro..."
"A quindici anni una ragazza  minorenne. E a diciannove un giovanotto come te  maggiorenne. E per la legge questo  stupro, caro mio, stupro di minore, per l'appunto. Non m'importa se la ragazza moriva dalla voglia di dartela,  una minore, tu sei l'adulto, tu dovevi essere responsabile per te e per lei."
"Ma che dice, maresciallo, ma lo sa quanti ragazzi della mia et se la son fatta con quindicenni o sedicenni? Sono tutti stupratori, allora?"
"I genitori delle ragazze con cui sono andati i tuoi amici li hanno forse denunciati? Perch vedi, Barbarani, la differenza  tutta l. Io posso anche immaginare che una quindicenne d'oggi, precoce, spregiudicata, sacrifichi la sua verginit a un bel giovanottino come te, ma per l'appunto, qui sta il fatto, che i genitori della maggior parte delle quindicenni non denunciano l'uomo per stupro, invece i genitori della tua t'hanno denunciato, la differenza  tutta qui."
Il pomeriggio del 16 agosto Saverio and al Poggetto a parlare con Martina ma si accorse subito che la minuscola casa era sprangata, le finestre erano chiuse, non c'era il trattore di plastica di Cosimo n l'auto di sua madre. Le vicine sedevano sullo spiazzo davanti alle case, la vecchia Fosca, sdentata e quasi cieca, la figlia Leda, che le asciugava un
filo di bava da un angolo della bocca, e Franca Turco, che sgranava i fagioli.
"La signorina Martina  partita stamani" gli comunicarono esibendo un tono di voce assolutamente neutro.
"Tornava al lavoro, sa."
"Una brava ragazza davvero! Allevare quel bambino tutta da sola!"
"E che bambino, poi! Pulito, educato, tanto perbenino!"
"Ora Giacomo  rimasto solo, qui al Poggetto! Non ha pi l'amico, vero Giacomo?"
"Eh s, siamo rimasti proprio in pochini, qui! E dire che una volta ce n'era di bimbi anche quass, non  vero, Leda?"
A Saverio tutte quelle chiacchiere gli avevano gi fatto montare il malumore. Salut le donne con un cenno e se ne and sgassando. Tornato a casa di Mario, prov a chiamare Martina sul cellulare, ma niente: "Il cliente da lei desiderato non  al momento raggiungibile", bella roba, pens Saverio, scateni un casino d'inferno e poi te ne vai per i cazzi tuoi, comodo, no. Non sapeva che fare. Tentare di riconciliarsi con Vale, era impossibile a quel punto. Gliel'aveva fatta troppo grossa. Sfogarsi con Martina, impossibile, a meno che non andasse a cercarla a casa sua, a Montemurlo, ma sai che, disse Saverio, andasse pure a fanculo.
Regina rest a Tetti per una settimana.
"Vieni a stare da me, mamma" le disse Doriana, e non le fu facile usare quella parola, non le voleva uscire
dalla
bocca, non le scivolava sulla lingua, mamma.
"Che ci posso fare", confid alla cugina, "lo so che quella donna  la mi'mamma, ma non lo sento, non lo sento proprio."
"Vi somigliate come due gocce d'acqua", le disse Bice.
"Sar" rispose Doriana.
"Dunque, raccontaci della tua famiglia... l'altra..." disse, sforzandosi di usare un tono conciliante.
"Be'", farfugli la madre presa in contropiede, "non c' molto da dire. Giorgio, mio marito... insomma, il mio compagno... non ci siamo potuti sposare, perch io non ho mai fatto i passi necessari per il divorzio."
"E perch?"
"Dopo che me ne sono andata, non ho mai pi preso contatto con tuo padre. Solo l'idea... solo l'idea mi metteva i brividi. Avevo paura di quell'uomo."
"Quell'uomo! Era mio padre, quell'uomo! E che paura ti avr fatto mai?"
"Dovevi vederlo, quando ti guardava con quegli occhi, quando ti parlava con quel tono, e alzava pure le mani, se tanto tanto gli saltavano i nervi..."
"Dovevo vederlo? Dimentichi che l'ho visto tutti i giorni, fino a un mese fa, che m' morto! E io, tutto questo terrore non l'ho mai provato." disse Doriana, ma proprio mentre pronunciava quelle parole le tornarono in mente alcune scene, quella volta che s'era attardata all'uscita di scuola, quell'altra volta che aveva rotto, che cosa, una zuppiera, piatti, niente d'importante, e altri episodi che credeva di aver dimenticato, le occhiatacce di suo padre, le parole dure, uno schiaffo tra capo e collo, e si ricord della paura, la percep, proprio, sotto pelle, strano, l'aveva dimenticata, l'aveva proprio cancellata...
"Forse con te  stato pi mite", disse la madre, "forse con gli anni s' ammansito, non so che dirti, io per, una volta fatto quel passo d'andar via, non mi sono voluta pi voltare indietro."
"E s'era capito!"
"Lo so quello che pensi. Ti ho abbandonata... ed eri appena nata, un fagottino cos... non ce l'ho proprio fatta,
Doriana. Non mi voglio giustificare, so che non esiste giustificazione. Non ce la potevo fare, ecco tutto."
"Insomma, ci stavi raccontando del tuo compagno, Giorgio,  cos che si chiama, no?" intervenne Bice, nella speranza di alleggerire la tensione.
" un brav'uomo. Proprio una pasta d'uomo, la persona che ci voleva per me, dopo quello che avevo passato. Un buon compagno, un buon padre, un gran lavoratore..."
"E come vi siete conosciuti?"
"Niente, io avevo trovato lavoro in fabbrica, alla Rex, a Pordenone. Ho lavorato l, come operaia, fino a quando sono andata in pensione. Lui era all'ufficio tecnico... ci siamo conosciuti..."
"E come ci sei arrivata, a Pordenone?"
" stato per via della mia biscugina, la Lisetta di Fossalto. Voi non l'avete conosciuta, mi sa. S'era trasferita lass subito dopo la guerra... non sapevo che fare, sono andata da lei."
"Raccontaci dei vostri figli!"
"Niente, Laura ha trentott'anni,  sposata, con due bambini... Luca trentasei, laureato in ingegneria,  entrato alla Rex anche lui. E Lorenzo, che  arrivato quando non ce l'aspettavamo pi... ha ventisette anni, l'ho avuto a quarantadue."
"Mio figlio Dario ha ventiquattro anni!"
"L'hai avuto presto, allora!"
"Avevo diciott'anni! Mi son dovuta sposare in tutta fretta" disse Doriana, e le torn in mente un altro frammento del passato, lei che dava la notizia al padre, con un fil di voce, seduta tra Bice e Isola che si erano proposte come intermediarie, per attutire il corpo, e la bocca serrata del padre, lo sguardo corrucciato, la parola tagliente, puttana come sua madre, anche questo ricordo aveva rimosso. In effetti, s, poteva immedesimarsi in Regina, provare lo stesso
terrore, la sensazione d'essere in gabbia, e in fondo, se s'era sposata cos presto, non era forse stato anche per sfuggire dalle grinfie di suo padre? Basta, la vita era complicata, solo l'idea di avere tre fratelli sconosciuti, uno dei quali poco pi grande di suo figlio, le faceva venire i sudori freddi.
"Poi  venuto Stefano, che ha ventun anni", si sforz di portare avanti la conversazione, ma la voce le si strozzava in gola. "Questa  la mia vita. Una vita normale. Il marito, il lavoro, i figli. Ma se non avessi avuto la zia Isola, a farmi da mamma, e Bice, che  come una sorella, per me, non so come avrei fatto."
La cosa strana, la cosa strana era proprio questa, che n lei n Bice si erano rese conto fino in fondo di che persone fossero i fratelli Santi. Suo padre, il padre di Bice, lo zio Ermanno! Persone che avevano sempre conosciuto, che avevano sempre accettato per quello che erano, senza porsi troppi problemi. Magari, a quei tempi, gli uomini erano un po' tutti cos, duri, di poche parole, e a loro erano parsi uguali a tutti gli altri babbi o zii che conoscevano. Magari li vedevano poco, c'era anche questo, dato che, sempre a quei tempi, gli uomini, tra il lavoro e la compagnia degli amici, in casa ci stavano poco, e la cura dei ragazzi era tutta in mano alle donne. Magari con gli anni s'erano un po' ammorbiditi e loro si erano dimenticate... o si erano volute dimenticare... ma diciamolo: quand'erano ragazze Bice e Doriana, non era forse normale che si avesse soggezione del proprio padre, che se ne parlasse con timore, che se ne temesse l'autorit? E poi, mica si usava, allora, raccontare in giro quel che succedeva dentro casa. Cos, se in famiglia volavano parole grosse, o qualche schiaffo, o peggio ancora, c'era uno di quei silenzi che ti fanno accapponare la pelle... o non era cos per tutte? Bice e Doriana, poi, facevano banda per conto loro, erano loro due contro il mondo, si erano
create un nido, ci si rifugiavano dentro, al calduccio. Ora, dopo che tutte quelle storie erano venute a galla, dopo che il sacco era stato svuotato, dopo quella serie di morti che all'inizio erano sembrate casuali, erano confuse, frastornate, non sapevano pi che pensare. E Regina, che era saltata fuori come un coniglio dal cilindro, e Svaldo Puccioni, che era stato una specie di vecchio zio brontolone, che aveva fatto quella strage, lui, tutto da solo! Come avevano fatto a non vedere, a non capire niente? E tutte quelle donne, Nora, Teresa e Cesarina, e i vecchi del paese, possibile che nessuno... Le cugine non facevano altro che logorarsi su questa storia, sul mondo in cui erano vissute fino a quel momento, un mondo che sapevano chiuso, impervio, ma che non immaginavano opaco e omertoso fino a quel punto.
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Marted 17 agosto.
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Ora che Vaccaro Renato e Maccioni Leonardo erano in carcere, accusati di una serie impressionante di reati e in attesa di processo, Costanza Ramalli, la madre di Elisa, era venuta a riprendersi la figlia. Non la vedeva da due anni, da quando Elisa era scappata con quel balordo di Leo, e a malapena sapeva qualche cosa di lei: che stava bene, che viveva in una comune, con brava gente, che aveva un bambino, notizie telegrafiche che sua figlia le mandava di tanto in tanto sotto forma di cartoline spedite da localit diverse del centro-nord, senza un indirizzo al quale lei potesse scriverle, senza un minimo riferimento per rintracciarla. Costanza aveva l'impressione che Elisa le scrivesse quei laconici messaggi, ma che poi a spedirli ci pensasse Leo, o quell'altro sciagurato di Renato, o qualche nuovo amico che lei non conosceva, nelle occasioni in cui quei vagabondi si trovavano a passare da un paese o da un altro, nel corso di chiss quale girovagare senza costrutto, in modo tale che lei non fosse in grado di localizzare la figlia. Il motivo per cui quella stupida se n'era andata, Costanza non l'aveva ancora capito, ma immaginava che si dovesse attribuire all'influenza negativa che Leo esercitava su Elisa, una ragazza dalla personalit non certo spiccata, almeno a giudizio di sua madre. Non c' dubbio che sua figlia le stesse a cuore, cavolo, per quanti scontri avessero avuto, lei ed Elisa, e nonostante che suo
marito Piero avesse sempre preso le difese della figliola, con quell'atteggiamento accomodante che le aveva sempre dato sui nervi, visto che Piero aveva sottovalutato i rischi che la ragazza correva a bazzicare quella compagnia di spostati; lei ci aveva sempre visto giusto, invece, e aveva fatto il possibile per allontanarla da quel tipo e dai suoi compari, ma non c'era stato niente da fare, la fragilit di Elisa, la sua insensata devozione a quello sbandato di Leo, il guazzabuglio di idee storte che si era ficcata in testa, un po' a causa di quell'ambiente che frequentava, un po' per via di letture raffazzonate, e per via della sua estrema credulit, chiaro, e infine la colpevole indulgenza di Piero... che cosa avrebbe potuto fare, lei, davanti a questo micidiale combinato? Aveva tentato tutto, dalla persuasione alle minacce, si era proposta come confidente, aveva mostrato un volto comprensivo, "s, s, capisco", aveva detto, anche quando in realt non capiva nel modo pi assoluto, "pensa al tuo avvenire", aveva blaterato, parole vane come "stai buttando via la tua vita, pi avanti te ne renderai conto, ti pentirai di certe scelte", fino a farla incazzare di brutto, a farla urlare e piangere e sbattere la porta, fino a che, un bel giorno, aveva ficcato tutta la sua roba in un borsone e se n'era andata senza neanche dirle bai.
Poi, quelle cartoline, tre o quattro in tutto, niente cellulare, nessun recapito, nulla. Finch l'avevano convocata i carabinieri di Porretta Terme, era lei la madre di Elisa Ramalli? Sua figlia si trovava un po' nei guai, aveva delle questioni con la giustizia, niente di particolarmente serio, per, dato che pi che altro era apparsa succube del suo compagno, il pregiudicato Maccioni Leonardo; ora che il Maccioni e il suo compare Vaccaro Renato erano agli arresti e in attesa di processo, Elisa s'era ritrovata sola, senza abitazione, dato che il casolare di Casaccia, dove lei viveva col Maccioni e col figlio Siddharta, di mesi sei, e col Vaccaro, la cui compagna, Licia, aveva gi levato le tende, era stato sgombrato e dichiarato privo dei requisiti di abitabilit, e col piccolo Siddharta sulle spalle, cos aveva acconsentito a contattare la madre: "Cio lei, signora Ramalli, che fa, viene a prendersi la figliola?"
"E dove sarebbe questo casolare di Casaccia?" domand Costanza.
"Ha presente Tetti? Da l, proprio dalla piazza del paese, che poi sfocia in una stradina e in un'altra piazzetta, parte il sentiero che si inoltra nel bosco per due chilometri..."
"Abbia pazienza, brigadiere", disse Costanza nel corso di un'allucinante conversazione telefonica, "che io proprio non son delle vostre parti, siamo di Perugia, noi,  gi tanto che so dov' Porretta Terme, se poi lei mi viene a parlare di paesini di montagna, frazioni e casolari, due chilometri dentro il bosco, lei capisce...".
"Facciamo cos, signora Ramalli, lei venga qui a Porretta, che noi convochiamo sua figlia, gliela facciamo trovare qui, in sede dell'Arma, venga domani verso mezzogiorno, ce la fa?"
"E certo che ce la debbo fare" disse Costanza e la mattina dopo part da Perugia con suo marito Piero, presero la statale fino a Bettolle, presero l'autostrada fino a Pistoia, presero ancora la statale da Pistoia a Porretta, e dopo tre ore e mezzo di viaggio avventuroso, indicazioni stradali fraintese, giri a vuoto che Costanza attribu all'inettitudine di Piero e Piero al fatto che Costanza lo frastornava, finalmente giunsero a destinazione. Elisa era seduta nella sala d'attesa della caserma dei carabinieri, magra, spettinata e malvestita, con in collo un bimbetto pi magro e malvestito di lei, che doveva essere il piccolo Siddharta, un nome che Costanza aveva voglia a rigirarsi in bocca, a tentare di pronunciarlo con ogni pi tenera sfumatura della voce, a immaginarne forme vezzeggiative che l'addolcissero un po':
niente da fare, quel nome non le voleva andar gi. Ma pazienza, fosse stato quello il problema pi grosso. "Elisa", la chiam: sua figlia alz gli occhi e le rivolse uno sguardo inespressivo, poi faticosamente si alz, sollev il bambino appoggiandoselo sulla spalla e and incontro ai genitori, "Ciao mamma, ciao babbo", i genitori si avvicinarono, Piero, timido com'era, si limit a darle un buffetto sulla guancia e a fare una carezzina sulla testa pelata del bambino, Costanza tent di abbracciare la figlia, che non nascose una certa ritrosia, volle prendere in braccio il piccolo, santo dio quanto puzzano pens, ma riusc a non dirlo.
"Non devi saltarle addosso con critiche e parole sgradevoli", le aveva raccomandato Piero durante il viaggio.
"Figurati", aveva detto lei, "non potr dire chiaro a mia figlia quello che penso!"
"Dalle un momento per respirare, non attaccarla, si trova in un momento difficile."
"Si  sempre trovata in un momento difficile, che mi ricordi", aveva risposto lei, ben decisa a non farsi zittire per nessuna ragione, ma quando vide la figlia ridotta in quel modo le si strinse il cuore e le parole aspre le si fermarono in gola.
"Sbrighiamo le formalit" disse Piero, "e poi andiamo a mangiare qualcosa."
"Sei ancora vegetariana?" chiese Costanza alla figlia.
"Sono vegana."
"Ah. Be', qualcosa troveremo. E lui?"
"Ha un nome, mamma. Si chiama Siddharta. E prende ancora il mio latte."
"Ah, bene, bene", fece la madre, "certo."
Per il momento avrebbe glissato, ma qui bisognava rivoluzionare tutto. Cosa voleva dire, sono vegana, cosa prevedeva la dieta di Elisa, per averla ridotta pelle e ossa com'era, e come pensava di farcela ad allattare il bambino se non si nutriva, non se n'era accorta che il piccolo era magrolino, pallido, con le occhiaie, e righe di sporcizia nel collo e dietro il ginocchio, per non parlare dell'odore di pip che spandeva, doveva essere dal giorno prima con lo stesso pannolino, zitta, zitta, raccomand Costanza a se stessa, una cosa per volta, l'importante  che torni a casa, per il resto sistemeremo tutto. Sorrise alla figlia.
"Dopo pranzo ti accompagniamo a prendere le tue cose a, come si chiama, la Cascina?"
"La Casaccia. Ma non c' bisogno, mamma, ho tutto con me" rispose Elisa e indic un borsone da palestra poggiato per terra, al quale Costanza non aveva fatto caso.
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Sabato 30 ottobre.
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Sabato 30 ottobre Saverio e Valentina andarono su a Case Bartoli per finire di sistemare la casa e chiuderla per l'inverno, e forse per sempre. Saverio aveva gi portato via da mesi le sue poche cose, qualche cambio di biancheria, qualche maglia, jeans, scarpe da ginnastica; due o tre libri, una risma di carta, il portatile. Altra cosa era stata sgombrare la casa di Pistoia, dove lui e Valentina avevano vissuto insieme per cinque anni, avevano condiviso lenzuola e asciugamani, piatti, bicchieri, tazzine da caff. Quello sgombero, trascinato per tutto il mese di settembre e per met ottobre, era stato veramente doloroso, ogni camicia staccata dalla gruccia, ogni cassetto svuotato, ogni libro tolto dallo scaffale e messo in una scatola, ogni minimo gesto parte di un percorso minato in cui era indispensabile andare avanti, non fermarsi, non pensare, agire macchinalmente, pena una crisi di pianto dirotto che sarebbe stata assolutamente disdicevole. Il tutto con la presenza dei bambini che saltellavano intorno, curiosavano tra gli oggetti e rovistavano nelle scatole.
"Babbo,  vero che vai via?"
"Perch vai via, babbo?"
" vero che vai a stare con Cosimo e la sua mamma?"
"Per cinque anni il babbo  stato con noi", diceva Valentina in tono acido finto allegro, "per i prossimi cinque
star con Cosimo e la sua mamma, poi, chi lo sa? Ma non vi preoccupate, bambini, perch il babbo verr a trovarvi spesso, e vi porter in pizzeria, al parco giochi e in tanti altri bei posti!"
"S, babbo, io voglio andare al Mac Donald's, tutte le mie amiche ci vanno!" disse Giada.
"Anch'io Donass" fece eco Tommaso.
In effetti, Saverio aveva pensato di trasferirsi da Martina, che tanto aveva fatto per accaparrarselo, ma la ragazza l'aveva spiazzato dicendogli chiaro e tondo che non lo voleva.
"Ti ho dato tutte le occasioni possibili per dimostrarmi che ci tenevi a me, e tu non hai mosso un dito fino a che non ho fatto saltare il banco io. Ma sai cosa, Save, ora non m'interessa pi averti. Mi sembrava chiss cosa, mi sembrava che saremmo stati felici, ma ho capito che era solo una mia fantasia."
Cos si era ritrovato scaricato da tutt'e due le sue donne in un colpo solo, improvvisamente indesiderato e senza casa, costretto a prendersi una stanza in albergo e a improvvisarsi economo per far fronte ai suoi doveri di genitore di tre bambini che necessitavano di tutto. Ma se l'era voluta, era stato un coglione, aveva sperato di tenere il piede in due staffe, per quanto tempo? Ora il castello era crollato e le macerie lo stavano schiacciando, e ben mi sta, si diceva in momenti di nero pessimismo e di bieca autocommiserazione. Vedeva i figli quando poteva e tenendoli sempre rigorosamente separati, che le due madri non apprezzavano l'idea di farli familiarizzare, e gliel'avevano fatto capire chiaramente. Per il resto, lavorava: aveva chiuso con onore la sua inchiesta sui delitti dell'estate e stava lavorando a un libro in cui la storia dei fratelli Santi sarebbe stata raccontata con dovizia di particolari. Era appena stato promosso caporedattore della sede di Livorno e l'avevano chiamato
giornali pi prestigiosi per proporgli incarichi allettanti, l'unico problema, per lui, era rappresentato dalla necessit di non allontanarsi troppo dalle due famigliole, ma stava valutando tutte le possibilit, presto avrebbe deciso, al giorno d'oggi, poi, cos' la distanza, quando da Milano, da Roma, in poche ore puoi arrivare, con un treno superveloce o un volo low cost.
Quel sabato di fine ottobre il cielo era limpido e l'aria non ancora fredda. La casa del nonno Terenzio si mostrava enigmatica, indecifrabile. Aveva accolto una famiglia apparentemente spensierata, due genitori giovani e affiatati, due bambini belli e simpatici, una nonna dinamica e in meno di due mesi l'aveva vista distruggersi. Alcuni giocattoli erano rimasti sul pavimento della camera dei bambini dopo la partenza frettolosa il 20 di agosto, alcuni numeri della Settimana Enigmistica coi cruciverba risolti per met erano posati sulla madia e nel bagno, sul retro della porta, erano appesi un accappatoio rosa e una vestaglia da donna. Il pavimento della cucina era sporco e appiccicoso e in tutte le stanze la polvere aveva formato batuffoli che fluttuavano in giro a ogni tentativo di rimuoverli con la scopa. Valentina pul i fornelli e l'acquaio, mise le stoviglie rimaste in una scatola, and su, nelle camere, a raccattare gli ultimi oggetti sparsi mentre Saverio puliva il bagno col disinfettante e passava lo straccio al piano terra. Dopo tre ore di lavoro svolto in silenzio, scambiandosi solo comunicazioni di servizio tipo, "passami quello strofinaccio", "non andare nel bagno che ho appena dato lo straccio ", si sedettero fuori, sulle poltroncine di vimini, che sarebbero state ospitate da Lina nel suo ripostiglio, in attesa che Valentina decidesse che farne. L'odore della varechina aleggiava tutto intorno e faceva pizzicare il naso.
"Mi dispiace che sia andata cos" prov a dire Saverio.
Valentina non rispose, frug nella borsa alla ricerca delle sigarette, ne prese una, tir fuori un accendino e l'accese. Gli porse il pacchetto e per un po' fumarono in silenzio.
"Io credevo... ti ho fatto un grosso torto, lo so, ma credevo che tra noi due... che fossimo una squadra forte, capace di assorbire anche i colpi pi duri. Credevo che tra noi ci fosse uno zoccolo duro, che non si potesse demolire troppo facilmente."
"Tutta la nostra vita  stata basata sulla menzogna, te ne rendi conto? A me sembra che tu ancora non ti renda conto dell'enormit... Avrei potuto perdonarti un'avventura, una storia con un'altra donna. Ma tu mi hai sposato senza dirmi che stavi avendo un figlio con un'altra! Hai avuto un bambino da lei proprio negli stessi giorni in cui stavi avendo un bambino da me! E io non ne ho mai saputo nulla! Ti rendi conto dell'enormit di questo?"
"All'inizio non mi sembrava tanto un'enormit... voglio dire, stavo con te, era chiaro. Un momento di stanchezza, ho conosciuto questa ragazza, ho fatto un po' il cazzone... Sembrava nulla, la mia donna eri tu, anche se a volte rompevi i coglioni, ma insomma, eri tu, non avevo dubbi. Quando ho detto a Martina che mi sposavo ha fatto una tragedia... credeva che ti avrei lasciato e mi sarei messo con lei... colpa mia, colpa mia che gliel'ho lasciato credere. E alla fine mi fa, be', sai, se lei  incinta, hai un bel problema, perch sono incinta anch'io! Che dovevo fare?"
"Qualsiasi cosa, fuorch quello che hai fatto."
"Lo so, lo so, ho toppato in tutto. Mi sentivo all'angolo, senza alternative... avevo due donne, avevo due figli, poi tre, ero in trappola, sempre a turare falle, sanare situazioni da una parte e dall'altra. E il bello  che tutt'e due eravate scontente di me."
"Dovevamo anche essere contente?"
"Non dico questo, no. E poi, quest'estate, mi son trovato in una situazione veramente insostenibile, con voi qui, e Martina a due chilometri in linea d'aria, non ho ancora capito che cosa le sia saltato in mente, di venire quass anche lei."
"Ma  chiaro, no? Voleva metterti alle strette. Farti percepire il suo potere. Ha giocato al gatto col topo, tenendoti sulla corda per pi di un mese, per poi farsi avanti come se nulla fosse, nel momento della massima visibilit... molto abile, direi."
"Ma alla fine, a cosa le  servito, visto che poi anche lei mi ha scaricato?"
"Ha voluto metterti alla prova, costringerti a scegliere, e tu hai fallito, obbligandola a venire allo scoperto. A quel punto,  chiaro che l'avevi delusa, e quindi ti ha punito."
"Sono stato una vera testa di cazzo."
"Eh gi" disse Valentina. Spense la sigaretta su una pietra del selciato, la schiacci sotto la scarpa e si alz.
"Aiutami a portare queste poltroncine nel ripostiglio, Lina mi ha dato la chiave."
Sulla piazza di Tetti c'era il deserto pi assoluto. Saverio buss alla porta di Mario: l'amico era l, come sempre nel week end. Era un solitario e amava starsene lass, a tagliare e sistemare la legna per l'inverno o a fare qualche lavoro di manutenzione come sostituire una lampadina, tingere le persiane, oliare una serratura. Gli piaceva anche portare avanti i suoi progetti stando nello studio che si era sistemato al pianterreno, con un grande tavolo da disegno e il suo computer Apple su cui aveva installato il programma CAD.
"Vieni, vieni", disse all'amico, che aveva invitato a fermarsi a pranzo. Aveva invitato anche Valentina, ma lei non
ne aveva voluto sapere ed era gi ripartita, con la scusa che i bambini l'aspettavano.
"In quanti resteranno quass per l'inverno?" gli chiese Saverio.
"Ah, non lo so proprio. Quelli che ci stavano gli anni passati, ora son tutti morti, o troppo vecchi per resistere al disagio. Mia zia Nora si trasferisce a casa di mia cugina Luisa, la mamma di Matteo, sai. Svaldo  in prigione, la Cesarina  troppo vecchia... Ci son quelle due al Poggetto, madre e figlia, che non si schiodano, e forse Valeriano... ma non ne son sicuro. Anche gli Elfi, dopo quello che  successo... Leo e Renato sono in galera, Elisa  tornata a casa dei genitori, e anche gli altri se ne sono andati, tutti quelli che stavano a Casaccia e a Bicocche. Resisteranno forse quelli di Strapiombo, che son varie famiglie con bambini, speriamo, almeno, perch qui, la montagna si va spopolando sempre di pi, e chi si prender cura dei sentieri, dei corsi d'acqua, dei castagneti? Senza manutenzione la montagna va a morire, tienilo a mente! Gli Elfi erano l'unica speranza..."
"Dimmi un po', Mario,  vero che gli eredi dei Santi hanno approfittato del fatto che la piantagione abusiva di marijuana  stata distrutta e i ragazzi sono stati arrestati per realizzare il loro vecchio progetto di spianare tutto e costruire un villaggio vacanze?"
"Purtroppo s, nell'ultimo mese ho visto venire avanti e indietro i figli di Doriana con uno stuolo di geometri e architetti, questa settimana hanno cominciato con le ruspe, stanno facendo una bella spianata, si parla anche di asfaltare il tratto di strada che fino a ora si addentrava nel bosco ed era percorribile solo con la jeep. A me non hanno chiesto nulla, lo sanno che sono contrario a questo scempio..."
Come, contrario, pens Saverio, se l'inverno scorso eri stato proprio tu a fare il sopralluogo con l'immobiliare La Radiosa...
Non era quello il momento di mettersi a discutere con Mario, ma Saverio prese nota mentalmente: c'era qualcosa che non quadrava nella posizione del suo amico.
"Ma se il progetto va avanti", si accontent di dire, "un bel pezzo di bosco dovr essere abbattuto, e tutte le nuove costruzioni chi le autorizzer?"
"Eh, per l'autorizzazione, lo sai, basta ungere le ruote giuste... Del resto, anche se mi dispiace ammetterlo, anche loro hanno ragione!"
"Be', sperano di fare dei bei quattrini vendendo gli appartamenti.. . anche se non so chi possa pensare di comprar casa proprio qui."
"Voglio dire che possono aver ragione loro, a voler trasformare tutto. Tetti come l'abbiamo conosciuta noi  destinata a morire, lo vedi, chi vuoi che possa pensare di vivere qui, quando saranno morti anche questi ultimi vecchietti, il paese chiuder i battenti. La sua unica possibilit  nel diventare una localit turistica, ma cos com', chi vuoi che ci venga? Troppo scomoda, troppo fuori mano, senza un minimo di servizi... Invece, se va in porto il loro progetto, le case del villaggio vacanze saranno moderne e confortevoli, sar pi agevole raggiungerle, ci saranno la bottega, il giornalaio e la parrucchiera per signore..."
"Ma i danni all'ambiente?"
"I danni all'ambiente, mi fai ridere! A chi vuoi che importi dei danni all'ambiente?"
...
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...
FINE.